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Roberto Serra: «Così sono riuscito a coniugare la rete con il recupero della tradizione»

Sorpresa, nel sito si riscopre il dialetto


 

(M. C.) Riscoprire il dialetto per recuperare una lingua carica della tradizione bolognese, e così anche la coscienza di essere inseriti in una lunga storia, sociale, civile ed ecclesiale: è l'invito di Roberto Serra, autore di una recente traduzione in dialetto bolognese cittadino di alcune delle principali preghiere della Chiesa, come il Padre nostro, l'Ave Maria e il Gloria. Esse sono disponibili sul sito Internet www.beam.to/bulgnais, curato dallo stesso Serra e da Daniele Vitali, uno degli autori del dizionario di Bolognese Vallardi, uscito lo scorso anno.

«Tutto è nato dalla volontà di salvaguardare un patrimonio prezioso per Bologna quale è il suo dialetto, oggi purtroppo avviato alla dimenticanza - spiega Serra -. Si tratta di un desiderio che ha trovato una forma di espressione dopo l'incontro con uno studioso come Daniele Vitali, autore di un sito in Bolognese. Abbiamo iniziato a collaborare e in un anno abbiamo avuto un riscontro che non immaginavamo: più di 9000 accessi al nostro sito. L'impressione è di avere colto un desiderio diffuso tra i bolognesi, e, cosa sorprendente, in particolare tra i giovani». A giudizio di Serra la scomparsa del dialetto sarebbe una grave perdita culturale e sociale: «In tempi recenti il Bolognese è stato trattato come una lingua rozza e inferiore rispetto all'italiano, quando invece, come affermano i linguisti, esso ha pari dignità rispetto agli altri idiomi locali, anche quello toscano, esteso poi a livello nazionale per ragioni politico-sociali».

Serra, nel suo lavoro di traduzione, partendo dal testo latino si è premurato di evitare «italianizzazioni», conservando tutte le espressioni idiomatiche bolognesi. è anche grazie a queste ultime, frutto del nostro contesto storico-tradizionale, che a parere di Serra è possibile assaporare il gusto delle nostre radici, sposando in un qualche modo anche l'invito del Cardinale a Bologna di riscoprire la sua «petronianità». «Nessuno di noi pensa, proponendo le preghiere in dialetto, che esse possano essere usate correntemente: è giusto che ciascuno preghi nella lingua che gli è più naturale. Ciò non toglie che esse, oltre ad essere un tassello in più per la salvaguardia del Bolognese, possano rappresentare per qualcuno un'espressione familiare; penso ai meno giovani e a chi abita in campagna. E poi non si può escludere che in futuro si riscopra una nuova attenzione alla tradizione, e che il dialetto riacquisti forza».

Le preghiere in bolognese
Pèder nòster
Pèder nòster,
ch't i int al zil,
ch'al séppa santifichè al to nómm,
ch'al véggna al to raggn,
ch'la séppa fata la to volontè,
cómm in zil, acsé anc in tèra.
Das incu al nòster pan d ogni dé,
e dscanzèla i nuster dèbit,
cme nueter a i dscanzlan ai nuster debitur,
e brisa lasèr ch'a cascaggna in tentazian,
mo lebbres dal mel.
Amen.
Evmari
èv Mari,
pénna ed grazia,
al Sgnaur é tig.
Té ti bandatta stra tótti al dòn,
e bandàtt l é al to frut, Gesó.
Santa Mari, mèdr ed Dío,
prega par nuèter pcadur,
adèsa e int l'aura dla nòstra mort.
Amen.
Glòria
Glòria al Peder, al Fiol e al Spirit Sant,
cum l era in prinzéppi,
adès e sanper,
e int i secol di secol.
Amen.
Urazian a Gesó
int al bimilenèri dla so nasita
Geso, fiol ed Dío,
Sgnaur di viv e di murt,
salvataur dal mannd:
èvet pietè ed nueter!
Par la to craus e la to risurezian,
màndes al Spirit ed veritè,
fas cgnósser al Pèder,
tén so la to Cisa,
portes int al raggn eteren.
Amen.


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