L'Arcidiocesi di Bologna (Bononien)

Già agli inizi del IV secolo esisteva a Bologna una prima comunità di cristiani: di questa facevano parte Vitale e Agricola, che morirono martiri nel corso delle persecuzioni di Diocleziano (303-305).

Dopo l'Editto di Costantino del 313 la città ebbe il vescovo Zama: la diocesi era allora sottomessa alla sede metropolitica di Milano, retta da S. Ambrogio. Fu proprio il grande santo milanese che contribuì a dare un vigoroso impulso alla giovane Chiesa bolognese. Egli, infatti, volle recarsi a Bologna per assistere alla riesumazione dei resti di Vitale e Agricola: tale gesto fu vissuto con grande partecipazione da tutta la città, che individuò nei suoi martiri il simbolo di un nuovo spirito civico.

Verso la metà del V secolo, Bologna ebbe come vescovo San Petronio, destinato a divenire il patrono della città: a lui si deve probabilmente la fondazione delle chiese del Monte Oliveto (oggi San Giovanni in Monte) e di Santo Stefano, dove il santo fu sepolto e dove fino a poco tempo fa riposava il suo corpo, ad eccezione del capo conservato dal 1743 nella grande basilica a lui dedicata in Piazza Maggiore. In questa chiesa il 3 ottobre 2000 le spoglie mortali del santo sono state ricomposte con una suggestiva cerimonia.

Con ogni probabilità, già dal V secolo, il vescovo ebbe una sua residenza nel cuore della città e più precisamente dove ora esiste la Cattedrale dedicata a San Pietro: qui, infatti, sorse il battistero, qui era l'ospizio dei poveri e il primo collegio di sacerdoti e diaconi. Man mano che la fede cristiana si diffondeva soppiantando i culti pagani, vennero create nelle campagne chiese fornite di fonte battesimale e rette da un arciprete per l'assistenza religiosa alle nuove comunità di credenti. Tra le più antiche figurano le pievi di San Giovanni in Persiceto, di Monteveglio e di Budrio. Solo nel XII e nel XIII secolo si cominciarono ad edificare chiese sottoposte alle pievi: le parrocchie.

Durante la dominazione bizantina (535-727) la Chiesa bolognese passò dall'influenza di Milano a quella di Ravenna. A quest'epoca risale il culto a Bologna per Sant'Apollinare, vescovo di Ravenna. Anche la dominazione longobarda del 727 lasciò il segno nella città: il complesso di Santo Stefano divenne il quartier generale dei conquistatori; qui è ancora conservato il cosiddetto 'catino di Pilato', un vaso marmoreo recante un'iscrizione che ricorda i privilegi concessi dai re longobardi alla chiesa di Santo Stefano.

Nelle lotte fra Impero e Papato che segnarono i secoli XI e XII e negli anni del dominio di Federico Barbarossa la Chiesa bolognese fu fedele al Pontefice, anche se risentì profondamente della pesante ingerenza imperiale, che spesso oppose vescovi scismatici a vescovi legittimi. Nonostante le difficoltà e gli ostacoli che la città dovette affrontare in pieno periodo medievale, fu proprio in quegli anni che sorse - prima in Italia - l'Università bolognese. Non si sa con certezza quali rapporti possano essere intercorsi tra i primi maestri dello studio e le scuole vescovili e capitolari, ma è provato che l'esame finale e il conferimento della laurea si svolgevano nella Cattedrale sin dai primi del Duecento e, da quella data fino a tutto il XVIII secolo, numerosi furono i membri del clero diocesano che ricoprirono cattedre nell'Università.

Nel corso del medioevo l'importanza dei vescovi nella città di Bologna si andò consolidando. Dopo aver giocato un ruolo significativo nell'ambito politico e culturale, essi acquistarono potere anche in campo economico e sociale: concessero, infatti, ampie estensioni di terre vescovili agli abitanti dei luoghi affinché le mettessero a coltura. Contribuirono così sia alla valorizzazione di terreni che altrimenti sarebbero rimasti incolti, sia al sostentamento della popolazione, sia al sorgere di forme di associazionismo ("Partecipanze") che cementarono la solidarietà e la comunione dei cittadini.

Particolarmente significativa per la storia della Chiesa bolognese dal X al XII secolo è la presenza nella città del monachesimo benedettino e di altre forme di vita consacrata. A partire dal Duecento erano sorti, infatti, nuovi ordini religiosi, gli ordini mendicanti, nati con l'intento di testimoniare più vigorosamente l'ideale evangelico mediante una vita comunitaria povera e fervorosa: i Domenicani, i Francescani, i Carmelitani, gli Eremitani e i Serviti. Anche a Bologna dai loro conventi questi monaci offrirono non solo una testimonianza di fede, ma anche un aiuto concreto ai poveri e ai malati. La loro opera, affiancata successivamente da quella di alcune confraternite laicali, come i Laudantes, e i Disciplinati o Battuti, contribuì al sorgere degli hospitali, luoghi attrezzati per ospitare pellegrini, viandanti e forestieri.

Mentre tutto il secolo XIV è contrassegnato, nella città di Bologna, da un vivo senso religioso, da una matura consapevolezza della carità e della preghiera - come dimostrano sia i diversi ordini religiosi che qui presero dimora, sia i numerosi cantieri aperti per la ricostruzione dei luoghi sacri -, una crisi ecclesiale si affacciò all'alba del Quattrocento, superata grazie all'opera del vescovo Niccolò Albergati e alla monaca francescana Caterina de' Vigri. Essi promossero fermenti di rinnovamento e di rinascita cristiana, che portarono a rinsaldare la disciplina del clero secolare e regolare, e a diffondere l'istruzione religiosa nel popolo e la preparazione del clero. Il Concilio di Trento, convocato da Papa Paolo III nel 1542 per ricomporre l'unità della Chiesa, lacerata dalla riforma protestante, tenne a Bologna alcune sessioni nel 1547, nella basilica di San Petronio e nel Palazzo Sanuti (oggi Bevilacqua).

La Chiesa bolognese si sollevò dalla grave crisi cominciata nel Quattrocento soprattutto ad opera del cardinale Gabriele Paleotti (1522-1597), suo primo Arcivescovo. Le visite pastorali, i sinodi, l'esempio di vita che egli diede, resero consapevole il clero e il popolo della necessità di adeguarsi alle direttive conciliari. Dal Seminario che il cardinale Paleotti istituì, uscirono sacerdoti formati ad un rinnovato spirito di fede e di pietà, che seppero dare nuovi impulsi e stimoli alle parrocchie chiamati a dirigere, cosicché la gente sentì nuovamente il desiderio di partecipare alla vita della Chiesa.

Numerose iniziative sorsero durante l'episcopato del Paleotti, tutte animate da un vivo impegno catechistico e caritativo: tra le più importanti ricordiamo la Congregazione della Dottrina Cristiana, creata per l'istruzione religiosa del popolo e dei ragazzi, il Magistrato della Concordia, un organo studiato per ricomporre le liti tra persone di modesta condizione sociale, e la Compagnia dei Poveri, una società di mutuo soccorso per l'assistenza dei poveri malati. Il cardinale promosse anche l'istituzione delle Compagnie del SS.mo Sacramento, che avevano lo scopo di onorare la presenza reale di Cristo nel sacramento dell'Eucaristia e di porgere aiuto concreto ai membri più bisognosi della comunità parrocchiale. Volle dare, inoltre, un ordine allo svolgimento delle processioni del Corpus Domini nelle singole parrocchie e da qui nacque la tradizione, viva ancora oggi nella città di Bologna, di celebrare nelle diverse chiese, a turno, la Decennale Eucaristica, popolarmente chiamata festa degli 'Addobbi' per la consuetudine di adornare le strade nelle quali la processione deve passare. Merito del cardinale fu anche la ricostruzione della cattedrale di San Pietro, in cui fece erigere una nuova sontuosa cappella maggiore e una cripta dove collocò alcune reliquie dei protomartiri Vitale e Agricola e dei protovescovi Zama e Faustiniano. Intendeva forse, con questo gesto, fare della basilica il simbolo dell'indirizzo preso dalla Chiesa bolognese, che si riallacciava alle origini per continuarne la tradizione.

La grande opera di rinnovamento spirituale che prese il via dal Concilio Tridentino proseguì senza sosta fino a tutto il XVI secolo. Particolarmente significativa in questo senso fu anche l'opera dei nuovi e ferventi ordini religiosi (Gesuiti, Cappuccini, Barnabiti, Oratoriani, Teatini) che con la loro azione rivolta ai vari strati sociali riscossero ampio seguito. Esistevano, peraltro, numerose difficoltà in seno ai conventi femminili, intorno ai quali si intrecciavano gli interessi delle classi più elevate, che trovavano conveniente indirizzare le figliole al chiostro anziché al matrimonio. Per dare soluzione al problema furono istituiti Il Monte del Matrimonio e altre fondazioni, che concedevano doti alle ragazze da marito che non erano votate per la vita di convento.

La Chiesa bolognese nel XVII secolo vide una crescita sempre più vigorosa di tutte le iniziative e le strutture per la catechesi e la carità. Ci furono maggiore intensità nelle pratiche religiose, tendenza ad esperienze mistiche in tutti gli strati sociali, e opera di ricostruzione delle chiese. La fervida vita religiosa di questi anni, tuttavia, lasciava insoluti alcuni problemi che divennero urgenti a causa di nuove correnti di pensiero che allora iniziavano a circolare e tendevano a contrapporre la ragione alla fede.

Il cardinale Prospero Lambertini (1675-1758), di famiglia bolognese, divenuto Papa con il nome di Benedetto XIV, seppe cogliere quei nuovi fermenti e fornire con le visite pastorali e le notificazioni, indirizzi ed esempi validi per il clero e per tutta la popolazione. Egli cercò di mantenere sempre vivo il dialogo delle classi sociali culturalmente più elevate, promuovendo, tra l'altro, una ripresa degli studi di storia ecclesiastica locale, con l'intento di rafforzare il legame della Chiesa bolognese del suo tempo con le proprie radici storiche. A lui va anche il merito di aver terminato la ricostruzione della Cattedrale e del nuovo santuario della Madonna di San Luca, iniziato nel 1723 e consacrato nel 1765 dal suo successore, il cardinale Vincenzo Malvezzi.

Nel clima libertino ed illuministico del Settecento particolarmente significativa fu l'attività di don Giulio Cesare Canali, parroco di S. Isaia, che avviò un'opera pastorale nella direzione di una spiritualità rigorosa, di una efficace catechesi e di una rinnovata sensibilità verso i poveri: istituì a questo scopo una Congregazione della Carità e un Ospedale degli Abbandonati.

Successivamente la Chiesa di Bologna risentì dei mutamenti politici di fine Settecento: il 19 giugno 1796 con l'ingresso delle truppe francesi la città entrava nel nuovo sistema politico repubblicano, ispirato all'ideologia rivoluzionaria d'Oltralpe, ostile alla religione. Di conseguenza furono soppressi gli ordini religiosi e le confraternite, furono laicizzate le opere caritative e assistenziali, fu limitata la libertà di culto; la sede episcopale, dopo la morte del cardinale Andrea Gioannetti (1722-1800), rimase vacante per oltre due anni.

La Chiesa bolognese poté riprendersi da tali sconvolgimenti solo dopo la caduta di Napoleone Bonaparte. Il cardinale Carlo Oppizzoni (1769-1855) riorganizzò la diocesi, restaurò la Cattedrale e l'arcivescovado, ripristinò la celebrazione delle Decennali Eucaristiche e favorì la rinascita delle comunità religiose e delle istituzioni di beneficenza.

Con la cessazione del governo pontificio, il 12 giugno 1859, la città entrò a far parte del Regno sabaudo. Iniziò allora un periodo lungo e difficile di rapporti con le autorità civili: tra l'altro la sede episcopale fu interdetta agli arcivescovi, che fino al 1882 dovettero risiedere in Seminario. Tuttavia, nonostante attraversasse un momento difficile, la Chiesa bolognese continuò a dare segni di grande vitalità: comparvero figure di sacerdoti, quali mons. Giuseppe Bedetti, don Giuseppe Gualandi e don Cesare Gualandi; rifiorirono opere di assistenza; nacquero nuove congregazioni, come 'Le Minime dell'Addolorata' fondata da Clelia Barbieri (1847-1870) . Per rispondere adeguatamente al preoccupante dilagare del laicismo e dell'anticlericalismo, nacque a Bologna, ad opera di Giovanni Acquaderni, La Società della Gioventù Cattolica Italiana, nucleo iniziale dell'Azione Cattolica Italiana.

Nel tentativo di trovare una giusta collocazione ai cattolici nel nuovo quadro politico italiano, si inserisce l'opera del cardinale Domenico Svampa (1851-1907) che, interpretando con saggezza e profondità lo spirito dei nuovi tempi, si recò personalmente a rendere omaggio al re Vittorio Emanuele III, presente in Bologna, e sostenne la fondazione di Casse Rurali e di Società di Mutuo Soccorso.

Nel corso della prima guerra mondiale e dell'immediato dopoguerra, la Chiesa bolognese fu particolarmente attiva. Il cardinale Giacomo della Chiesa (1854-1922), arcivescovo di Bologna, eletto Papa con il nome di Benedetto XV, fu instancabile apostolo di pace nelle vicende del primo conflitto mondiale. I suoi successori nella sede episcopale bolognese, il cardinale Giorgio Gusmini (1855-1921) e il cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca (1872-1952), svolsero un'intensa attività pastorale. Quest'ultimo, in particolare, promosse il Congresso Eucaristico Nazionale tenuto a Bologna nel 1927, contribuì alla costruzione di un nuovo Seminario e diede impulso alle più svariate iniziative cattoliche.

A Nasalli Rocca toccò, poi, di sostenere la Chiesa bolognese nel corso del secondo conflitto mondiale: aiutò i profughi, i senza casa, salvò persone condannate a morte, scongiurò la distruzione di numerosi luoghi di culto. Dopo la liberazione della città, le autorità civili e militari e l'opinione pubblica riconobbero nella sua opera uno dei maggiori fattori dell'incolumità di Bologna nel trapasso dall'occupazione tedesca al governo alleato.

Negli anni del dopoguerra il cardinale Nasalli Rocca avviò l'opera di ricostruzione delle chiese distrutte o danneggiate; celebrò nel 1947 il secondo Congresso Eucaristico Diocesano e nel 1950 l'Anno Santo. Alla sua morte, partecipata con grande cordoglio da tutta la diocesi, gli successe il cardinale Giacomo Lercaro (1891-1976), che caratterizzò il suo episcopato, sin dall'inizio, con un'attività intensa e multiforme: la grande missione della Pro Civitate Cristiana, la costruzione di nuove chiese, l'impulso al rinnovamento della liturgia, la celebrazione di cinque piccoli sinodi e di due Congressi Eucaristici Diocesani, e l'impegno profuso per rilanciare la presenza in politica dei cattolici in una città notoriamente orientata verso posizioni di estrema sinistra. La sua personalità e la sua dedizione lo spinsero a distinguersi nel corso del Concilio Vaticano II, e lo connotarono come figura di riferimento nei primi anni del postconcilio.

Gli successe nel 1968 il cardinale Antonio Poma (1910-1985), che svolse il ministero con instancabile perseveranza e fedeltà assoluta alla Chiesa, con saggezza e prudenza ma anche con la necessaria fermezza. Nel clima di contestazione e di violenza vissuto dalla società italiana negli anni '70, egli orientò la sua attività pastorale nella linea del Concilio e nella continua ricerca dell'unità. Istituì la seconda Casa della Carità, la Mensa della Fraternità, la Caritas Diocesana e la Missione della Chiesa Bolognese in Tanzania, che tuttora continua.

Nel 1983, ritiratosi il cardinale Poma per motivi di salute, fu incaricato di reggere la diocesi di Bologna mons. Enrico Manfredini (1922-1983), che morì dopo meno di 10 mesi. Allora Giovanni Paolo II elesse il cardinale Giacomo Biffi (1928-), già vescovo ausiliare a Milano, il cui ministero si è caratterizzato per una grande profondità dottrinale e una singolare percezione dei processi storici e culturali di lunga durata che ha saputo lucidamente antevedere. I suoi più significativi insegnamenti pastorali dalla cattedra di S. Petronio sono raccolti nel volume Liber pastoralis bononiensis (EDB 2002).

Nel 2004 il card. Biffi ha lasciato la guida della Chiesa bolognese per raggiunti limiti di età ed è stato sostituito nel prestigioso incarico dall’arcivescovo mons. Carlo Caffarra (1938-), già titolare della diocesi di Ferrara.