Bibliografia

La bibliografia di monsignor Zuppi comprende due libri dedicati al Sacramento della Riconciliazione e alla Quaresima.

«Gesù chiede a tutti di non minimizzare il male. Lo chiede soprattutto a quanti pensano di non dovere cambiare, di potere con ipocrisia convivere con il peccato tanto da non saperlo più nemmeno riconoscere o che pensano «che capita agli altri». Gesù invita ad una scelta per salvare la vita.
Non si tratta di maquillage spirituale, di estetismo esteriore, ma di rottura che dobbiamo compiere per evitare di perdere. «Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna» (Mt 5,29). Taglialo! Solo con la chiarezza e la radicalità si può cambiare, altrimenti non cambia niente e ci troviamo a servire mammona, il denaro! Questo linguaggio, duro, provocatorio, infastidisce uomini amanti di sé, pigramente conservatori, e così poco abituati a perdere qualcosa di sé. È quel linguaggio duro che tante volte sorprende anche i discepoli, irrita i farisei, gli scribi, e li determinerà emotivamente alla sua condanna a morte. In realtà Gesù mostra una tenerezza, una misericordia imbarazzante, ingiusta, verso i peccatori.
Ma non c'è cambiamento senza conversione, e non si trova amore vero senza togliersi la trave. Questa è la proposta della riconciliazione: perdono per cambiare il cuore. È evidente nella parabola del fico sterile (Lc 13,7). Il padrone ha ragione. Noi lo pensiamo spesso degli altri, raramente di noi stessi: "Perché deve sfruttare il terreno?". Queste parole ci aiutano a chiarire l'uso sconsiderato di quello che ci è affidato ed a porci la domanda dei frutti. "Perché deve sfruttare il terreno? Perché non lasciarlo ad altri che danno frutti?".
Quell'uomo che insiste, che spera più dell'evidenza, che non lascia 1'albero da solo, ma si impegna a zappargli intorno ed a mettergli il concime, è lo stesso Signore Gesù, che con pazienza, in tanti modi, cerca di farci dare frutti. Ha fiducia in noi. Non può e non vuole accettare la sterilità. Ed il peccato vuole rendere la vita senza frutto, fine a se stessa e quindi inutile. Sfruttare il terreno, vivere per se stessi, significa condannarsi. A volte crediamo così poco all'amore che preferiamo difendere il nostro orgoglio fino alla fine, come Pietro, che non ignora certo la sua debolezza ed i suoi dubbi, che professa enfaticamente la convinzione in se stesso, nei suoi sentimenti e capacità, ed in maniera in fondo patetica e disperata afferma di essere più forte del male e capace di contrastarlo. Forse Pietro non crede che Gesù possa amarlo, peccatore, contraddittorio e debole com'è, perché lui stesso ha tante difficoltà a perdonare. Fugge dalla debolezza sua e di Gesù; cerca una forza che risolva tutto, e non può accettare la sofferenza del maestro. Inizia così a scappare da se stesso e quindi da quelle donne che inconsapevolmente gli ricordano chi era (cfr. Lc 22,54–62). Gesù non condanna nessuno. Gli uomini sì.
Gli uomini mettono a morte. Dio no. Gli stessi discepoli del maestro chiedono un fuoco dal cielo che consumi subito chi non ha accolto il maestro! (cfr. Lc 9,54). Loro si sentono onnipotenti! Sono impazienti, come i contadini che si sorprendono della zizzania che appare nel campo di grano e vorrebbero risolvere subito la contraddizione! Gesù no. Il suo Vangelo è una bella notizia per chi è disperato, rovinato».
(Zuppi M., La confessione. Il perdono per cambiare, San Paolo 2010, pp. 53– 55)

«È difficile riconoscere le malattie che s'impadroniscono, non desiderate e spesso non scelte, del nostro cuore. Si rendono evidenti in alcuni episodi, nei quali possiamo misurare quanto condizionano le nostre scelte.
Difficilmente riusciamo ad accorgercene da soli e a prevenirle. Abbiamo bisogno della Parola del Signore, luce che rivela chi siamo, sorgente inesauribile di sentimenti che ci aiutano a comprendere i nostri. Gesù è il medico buono che libera dagli spiriti impuri. Egli «parla con autorità», quella dell'amore, più forte del male. Parla perché vive in prima persona quello che annuncia agli altri. Gesù non insegna per compiacersi, per occupare uno spazio, per difendere un ruolo. La sua parola è tutto se stesso, il Verbo, ed è tutta per noi, solo per me, per aprirmi gli occhi e trasmettermi la sua forza che cambia il cuore. La sua Parola realizza la volontà del Padre, che niente della nostra vita vada perduto. Vuole che ogni uomo rientri in sé».
(Zuppi M., Guarire le malattie del cuore. Itinerario Quaresimale, San Paolo 2013, p. 26)