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Al Teatro Rossini il 6, 8 e 10 aprile un'opera di grande valore, ritrovata all'inizio del secolo e trascritta da Giampiero Tintori

«Il trionfo di Clelia» in scena a Lugo

Il dramma di Gluck era stato rappresentato solo nel 1763 al Comunale di Bologna


Chiara Sirk

Venerdì 6 aprile alle 20,30, al Teatro Rossini di Lugo (nella foto) sarà rappresentato «Il trionfo di Clelia», dramma in musica in tre atti di Christoph Willibald Gluck. L'opera, che andò in scena il 14 maggio 1763 a Bologna per l'inaugurazione del Teatro Comunale, da allora non è mai più stata ripresa.

Ce ne racconta la travagliata storia e la misteriosa sparizione il musicologo Raffaele Mellace, consulente di questa edizione. «Nel 1904 una copia manoscritta de "Il trionfo di Clelia" fu trovata in un monastero austriaco. La cosa passò quasi inosservata, poi, per il bicentenario del Comunale, nel 1963, Giampiero Tintori affrontò la trascrizione del manoscritto, adesso al Conservatorio di Bruxelles. è una trascrizione molto fedele ed è su questa base che l'opera viene messa in scena adesso».

L'opera fu commissionata a Gluck?
Sì, da un comitato d'impresari che gestivano il Teatro Comunale. C'era voluto un decennio a costruirlo, l'architetto era Antonio Galli Bibiena, e l'opera fu commissionata nell'estate del 1762. Gluck avrebbe preferito comporre sul testo di un'«Olimpiade» di Metastasio, ma i bolognesi scelsero «Il Trionfo di Clelia» sia perché il testo era una novità, sia perché presentava occasioni spettacolari molto interessanti: nella seconda parte del secondo atto Orazio combatte su un ponte e poi si butta nel fiume, nel terzo atto la protagonista attraversa a cavallo il Tevere. Sono scene di grande effetto e i bolognesi lo sapevano. L'impresario che contattava Gluck gli scrisse a un certo punto per costringerlo ad accettare il dramma dicendogli molto onestamente che poca gente capiva la musica, ancora meno capiva il testo, quello che poteva suscitare l'interesse del pubblico era l'aspetto visivo. Le scene tra l'altro erano sempre del Galli Bibiena ed erano già state realizzate.

Perché la scelta cadde su Gluck?
Gluck fu una scelta di prestigio. Non aveva particolari rapporti con Bologna, erano più di vent'anni che non ci andava. Fu senz'altro una scelta onerosa. Sappiamo che il comitato aveva due contratti da proporgli: gli offrì subito quello più economico, nascondendogli il secondo più oneroso. In realtà Gluck riuscì ad ottenere non solo quello che gli conveniva di più, ma anche qualcosa in aggiunta. è noto che ci sapeva fare nel gestire i suoi affari.

Quale fu l'esito della prima rappresentazione?
Non fu proprio trionfale. L'opera piacque in modo antologico, piacquero alcuni brani, ma non convinse globalmente. Il problema è che non ci fu la possibilità di riascoltarla. Era nata come opera inaugurale, rappresentazione per un'occasione eccezionale, ci furono alcune repliche, ma poi non circolò. Quindi, di fatto, l'unico parere è di quelli che l'hanno sentita a Bologna nel 1763!. In realtà è di grande valore. La qualità melodica è all'incirca quella dell'«Orfeo». Si tratta soprattutto di una scrittura per la voce solista, bisogna dimenticarsi il Gluck autore di cori, di musica strumentale all'interno delle opere, di balletti. Gluck scrive un dramma metastasiano, un'opera in cui al centro è la voce, una voce virtuosistica, che nell'«aria» esprime la varietà degli affetti.

Gluck come disegna il personaggio centrale?
Il personaggio di Clelia è molto sofisticato. Ha varie sfumature: da un lato è eroico, dall'altro ha paura, cambia, muta, ha un'evoluzione nel contesto della vicenda. Non presenta un eroismo falso di tipo oratorio. Tutto questo tipo dà a Gluck la possibilità di articolare un discorso musicale pieno di «nuances».

Clelia sarà Stefania Donzelli, affiancata da Davide Cicchetti, Gian Luca Terranova, Patrizia Bicciré, Carlo Guilherme Rebelo Nunes, Roberto Accurso. La direzione è affidata a David Agler che conduce l'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Regia, scene e costumi sono di Massimo Gasparon. Replica domenica 8 aprile, ore 16, e martedì 10, ore 20,30.


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