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Intervista a tutto campo a padre Tommaso Toschi, che ieri ha compiuto ottant'anni

Un francescano «volante»

«La mia più grande gioia è fare incontrare Gesù Cristo»


 

Stefano Andrini

«La vocazione francescana è affascinante: se tornassi indietro, farei la stessa scelta. Mi dà fastidio il Francesco edulcorato, come lo hanno divulgato studiosi protestanti dell'Ottocento. Il Santo più vero è l'innamorato di Cristo, che per annunziare Gesù come unico Salvatore sognava il martirio. Le fonti più antiche che tramandano l'incontro con il sultano Melek el Kamel, infatti, assicurano che gli disse una cosa sola: "Convertiti a Cristo, perché in lui è la salvezza"». Inizia così la nostra intervista a padre Tommaso Toschi, delegato diocesano per i rapporti con le Chiese dell'Est, che ieri ha compiuto 80 anni. È nato infatti a Montaletto di Cervia (Ravenna) il 23 febbraio 1922. Francescano a 21 anni, a 23 è stato ordinato sacerdote a Piacenza. «Arrivai a Bologna fresco di laurea in teologia nel settembre 1948» ricorda padre Toschi. «Il cardinale Nasalli Rocca mi disse: "Non accontentarti di fare soltanto scuola. Pensa ai giovani lavoratori della Ducati, ai ragazzi contadini della Bassa e alle ragazze mondariso". Mi buttai con entusiasmo in quella direzione, e il primo giovane col quale iniziai l'apostolato tra i lavoratori cristiani fu Giuseppe Fanin. Il 4 novembre egli veniva barbaramente assassinato dai comunisti. Di lì il mio amore per la Chiesa, in particolare per la Chiesa di Bologna che per me è la «patria del cuore».

Lei ha una grande attenzione per i giovani. Come sono cambiati?
I giovani d'oggi non sono né peggio né meglio di quelli di ieri; sono semplicemente diversi. In una società in cui il denaro, il successo, il sesso sono imperanti, i ragazzi sono allettati dal permissivismo senza freni. A guardarli da lontano, sembrano senza speranza: i loro maestri più acclamati sono profeti del nulla. Ma nonostante tutto sta crescendo una fascia di giovani meravigliosi: riscoprono Dio, sono sensibili alle necessità dei poveri, s'impegnano nel volontariato. Ho fiducia nei giovani: loro mi hanno impedito di invecchiare.

Padre Toschi sui giornali, alla radio, in televisione. Ha copiato da san Paolo?
Il sacerdote è per sua natura «uomo di Dio», e suo impegno totalizzante è annunciare Cristo e predicare il Vangelo. I mass media sono oggi il banco di prova per i cattolici: per ora siamo poco presenti e, a parlarci chiaro, ininfluenti. San Paolo, apostolo delle genti, ci stimola.

Come è stato il suo rapporto con la politica?
Nel marzo 1948 il Papa Pio XII inviò noi giovani sacerdoti italiani, studenti a Roma, ad essere attivisti del Comitato civico nelle nostre regioni, in vista delle elezioni del 18 aprile. Quell'esperienza si incise nel mio animo. Nel 1952 il cardinale Lercaro mi incaricò di costituire un gruppo di sacerdoti di vari ordini e congregazioni che fossero a sua disposizione. Ci lanciò ad un'azione aperta e capillare in difesa della fede e della libertà che, particolarmente a Bologna e in Emilia Romagna, erano insidiate dal comunismo ateo staliniano. Fummo denominati «La squadra dei frati volanti del cardinal Lercaro». La politica toccava l'altare: per questo ci impegnammo. Ora la situazione è cambiata. Della politica mi interessano i punti che toccano gli aspetti morali e religiosi della convivenza. Il mio punto di riferimento è stato e sarà sempre De Gasperi.

Ci racconta della sua passione per l'Europa orientale?
Nel 1990, caduto il comunismo, il cardinale Biffi mi disse: «Lei ha combattuto per 45 anni il comunismo, adesso lavori per i cristiani che sono stati perseguitati per oltre 70 anni». Le prime tappe furono Albania, Polonia, Bosnia: cercammo di dare aiuti, soprattutto con le «adozioni a distanza» di bambini abbandonati. Poi, con l'aiuto determinante di Dante Stefani, già presidente della Fiera di Bologna, iniziammo l'impegno per la Russia. Due le direzioni. Chiesa cattolica: contributi per la prima sede dell'arcivescovo cattolico a Mosca e per aiutare il primo Seminario. Chiesa ortodossa: contatti con rappresentanti del patriarca Alessio II, poi con lui personalmente. Un valido aiuto è stato dato per la ricostruzione della Cattedrale ortodossa di Mosca.

Soddisfazioni e rimpianti...
Le più grandi gioie della mia vita le ho provate quando qualcuno che non conosceva Gesù Cristo lo ha incontrato, o qualcuno che se ne era allontanato l'ha ritrovato. Rimpianti? Non essere riuscito a trasmettere il fascino di Cristo ad alcuni giovani particolarmente dotati.

Progetti per il futuro?
Sono in partenza per Kabul ed altri centri dell'Afghanistan, per aiutare i bambini che, per colpa delle mine antiuomo, hanno perso una mano o un piede.

 


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