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Martedì scorso l'Arcivescovo ha celebrato la Messa funebre per il prete ingegnere, scomparso sabato 20 aprile

Monsignor Cevenini, una preziosa vita sacerdotale


 

Si sono svolte martedì scorso nella chiesa di S. Severino, presiedute dal cardinale Giacomo Biffi, le esequie di monsignor Giancarlo Cevenini, deceduto lo scorso 20 aprile nella Casa di riposo della stessa parrocchia di S. Severino.

Monsignor Cevenini era nato a Bologna il 2 giugno 1925, e aveva concluso la sua formazione scolastica laureandosi in Ingegneria. La scelta di entrare in Seminario l'aveva compiuta in età adulta, dopo un breve periodo di lavoro nell'Ente per il Delta Padano, che lo aveva portato a progettare alcune chiese nella zona del Polesine. Sempre nello stesso periodo aveva anche realizzato il progetto e vinto il concorso pubblico per la realizzazione della chiesa dell'Aeroporto di Fiumicino. Venne ordinato sacerdote il 14 ottobre 1956 dal cardinale Lercaro, del quale sarà segretario particolare da quel momento fino al '61. In questa data venne destinato alla parrocchia di nuova costituzione dedicata a S. Severino. Era stato membro del Consiglio diocesano Nuove chiese, vice presidente della Commissione diocesana di Arte sacra, vicario pastorale della zona Bologna sud-est. Aveva progettato le chiese e le opere parrocchiali di S. Anna, S. Severino, S. Domenico Savio; aveva insegnato religione alla scuola media «Carlo Pepoli» dal '62 all''82. Dall'82 era canonico onorario della Metropolitana. Nel '97 aveva dovuto rinunciare alla parrocchia per l'aggravarsi della malattia, e ritirarsi nella Casa di riposo della comunità.

«Sono sicura - ha detto la sorella Stellina Cevenini al termine delle esequie - che don GianCarlo è qui con noi e se potesse farlo tangibilmente vi ringrazierebbe tutti con il suo solito affetto e sorriso. Lo faccio io per lui, associando al suo il mio ringraziamento. Non nomino nessuno perché siete tanti e certamente ne dimenticherei alcuni ai quali non voglio fare torto. Grazie di cuore, solo il Signore vi può ricompensare per ciò che siete stati e avete fatto per don GianCarlo. Ancora una preghiera perché possa continuare l'impegno generoso che ha sostenuto l'attività della casa di accoglienza Beata Vergine delle Grazie da lui voluta e tanto amata».

Giacomo Biffi

Una preziosa esistenza sacerdotale è giunta al suo compimento. Dopo una giornata laboriosa e ammirevolmente feconda, il Padrone della vigna ha chiamato alla ricompensa il suo servo. Egli desidera aver vicino a sé nella gioia senza fine coloro che più gli sono stati vicini nella fatica terrena: «Voglio, o Padre, che quelli che mi hai dato siano con me dove sono io» (cfr. Gv 17,24).

Certo la Chiesa di Bologna oggi è nella pena e nel rimpianto per un suo figlio che tanto e tanto fattivamente l'ha amata. Ma soprattutto si sente colma di riconoscenza verso il Signore per il dono di un presbitero come Monsignor Giancarlo Cevenini, e per il suo lungo e fedele ministero. È dunque con tristezza, ma più ancora con animo grato, che noi siamo qui a dargli l'ultimo saluto.

Quanti l'hanno conosciuto, anche negli anni della sua adolescenza e della sua giovinezza, hanno sempre ammirato la sua straordinaria umanità, che aveva il dono di irradiare attorno a sé una serenità e una bontà, che senza dubbio fiorivano da una fede limpida e forte.

I suoi studi e la sua professione di ingegnere non l'hanno mai distolto dal suo fondamentale orientamento religioso. Sicché la sua decisione di entrare poi in seminario e farsi prete non ha stupito nessuno, perché appariva il logico coronamento delle sue inclinazioni più profonde e più vere.

Ordinato sacerdote dal cardinal Lercaro il 14 ottobre 1956, gli è stato accanto come segretario particolare per cinque anni. E in quel tempo privilegiato, in cui quel geniale arcivescovo si faceva l'ispiratore e il promotore di un sostanziale rinnovamento dell'architettura sacra, don Giancarlo fu un collaboratore intelligente e davvero provvidenziale.

Delle sue capacità in questo campo restano numerose testimonianze, e particolarmente le chiese parrocchiali, da lui progettate ed edificate, di S.Anna, di S.Domenico Savio, e questa a lui carissima di S.Severino.

Egli aveva un'anima d'artista e un cuore di pastore. Proprio per obbedire al suo cuore scelse ben presto la cura d'anime a tempo pieno; e, a partire dal 1961, ha dedicato tutti gli anni operosi che il Signore gli ha dato a infondere lo spirito del Vangelo e a organizzare l'esperienza ecclesiale in questo nuovo quartiere.

La comunità di S.Severino riconosce perciò in lui il suo fondatore, il suo primo parroco, il suo maestro di fede e di vita cristiana. Essa certo non lo dimenticherà: terrà sempre viva la sua memoria, arricchendola di affetto filiale, di gratitudine, di preghiera. E si proporrà di custodire attivamente e sapientemente la sua straordinaria eredità.

Ora noi, di fronte alle membra inerti di questo grande amico di Dio e amico nostro, siamo posti davanti al mistero della morte; e avvertiamo tutti il bisogno di essere consolati.

Gesù risorto, noi lo sappiamo, si fa presente in mezzo a noi con questo rito. E riserva anche alla sorella in lacrime - e a tutti noi che gli abbiamo voluto bene - la parola dolce e persuasiva che ha rivolto a Marta: «Tuo fratello risusciterà» (cfr. Gv 11,23).

Con questa certezza, che ci viene dal Salvatore del mondo e Maestro incontrovertibile di verità, noi possiamo riprendere il cammino, sicuri che il distacco che ora ci affligge non è per sempre.

Ci ritroveremo con quelli che abbiamo amato e che ci hanno amato, quando il Signore Gesù «trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3,21), perché - come ci ha detto l'Apostolo - «la nostra patria è nei cieli» (cfr. Fil 3,20), dove le ferite interiori saranno rimarginate, saranno ricomposte tutte le separazioni che adesso ci fanno soffrire, e tutte le lacrime saranno asciugate.

* Arcivescovo di Bologna

 


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