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Il prossimo 7 ottobre ospiterà i fedeli del vicariato per la convocazione diocesana in occasione dell'Anno del Rosario

S. Maria di Galliera, una chiesa ricca di simboli


 

(F.A.) La chiesa parrocchiale di S. Maria del Carmine a Galliera (nella foto), il prossimo 7 ottobre ospiterà i fedeli del vicariato di Galliera che vi si recheranno per partecipare alla convocazione diocesana con recita del Rosario in occasione dell'anno ad esso dedicato

La chiesa di Galliera ha origini molto antiche. Nel XIII secolo risulta avere un rettore, ma la data esatta della sua erezione non si conosce. In un elenco diocesano del 1300, redatto da Pietro Sella, S. Maria di Galliera è indicata fra le venti chiese comprese nella giurisdizione della pieve di San Vincenzo di Galliera. Nel corso del XVII secolo vi fu eretta la Compagnia del Carmine, per iniziativa di don Antonio Orsatti, che resse la parrocchia dal 1666 al 1674. In seguito la chiesa venne intitolata a S. Maria del Carmine, la cui festa viene celebrata il 16 luglio.

L'attuale tempio è stato costruito dal 1885 al 1896 dall'allora parroco don Raffaele Cardinali, che con grande impegno e costanza bussò a tutte le porte per ottenere i finanziamenti necessari alla costruzione: si era infatti dovuta abbattere la vecchia chiesa, posta circa 300 metri più a sud in posizione bassa e malsana, soggetta a frequenti inondazioni delle acque del Reno e dello scolo Riolo. Il 9 settembre 1896 la nuova chiesa venne consacrata dal cardinale arcivescovo Domenico Svampa; lo stesso cardinale Svampa pose la prima pietra del campanile, completato nel 1901. Su di esso vennero installate quattro campane costruite da Giuseppe Brighenti: erano state presentate dall'esposizione mondiale di Parigi del 1900, e vi avevano ottenuto la medaglia d'argento. La chiesa, assoggettata alla Mensa arcivescovile, nel 1930 fu insignita del titolo di arcipretale dal cardinale Nasalli Rocca.

La facciata dell'edificio si presenta sull'ampio piazzale scandita dal succedersi ritmato di lesene e di specchiature rettangolari che conferiscono slancio alla costruzione, proiettandola verso l'alto. L'interno, a una sola navata secondo il modello controriformistico, è arricchita di eleganti decorazioni di mano del pittore Mauro Cesare Trebbi e dell'ornatista Pompeo Fortini. Don Cardinali, sfruttando la sua esperienza di insegnante nell'Istituto Gualandi per sordomuti, volle adottare per la chiesa il simbolismo molto utilizzato dai non udenti per esprimere con figure ciò che non possono dire a parole. Fece perciò decorare le strutture con immagini, scritte latine e simboli, pensati come un modo efficace per comunicare la fede. L'opera di abbellimento è stata poi completata dal suo successore, don Gaetano Mastellari.

Nella chiesa si possono pure ammirare alcuni pregevoli dipinti provenienti dalla vecchia chiesa, di epoca dal XVI al XVIII secolo, perfettamente conservati, ed opera di valenti artisti quali Vincenzo Spisanelli, Ercole Procaccini, Bartolomeo Cesi ed altri. Su tutti spicca la grande pala posta sopra l'altar maggiore, dipinta da Giuseppe Carlo Pedretti nel 1772.

 


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