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Parla Gulisano, tra i massimi studiosi di Tolkien

«Signore degli Anelli», eroi e «senso religioso»


 

Michela Conficconi

La narrativa come strumento significativo nella formazione della persona. Si è occupata di questo tema la conferenza organizzata la scorsa settimana dall'associazione studentesca «Il folle volo», che ha invitato, nei locali della facoltà di Lettere e Filosofia di via Zamboni, alcuni esperti per parlare sul tema «L'avventura è nel cuore dell'uomo». Tra essi era Paolo Gulisano, massimo studioso italiano dell'opera di J.R.R. Tolkien (nella foto). Gli abbiamo rivolto alcune domande.

La letteratura di Tolkien è formativa?

«Il Signore degli anelli» non è solo romanzo di evasione o nicchia, ma il ritorno del genere epico, importantissimo nella storia della letteratura. Tolkien può essere definito a ragione l'Omero del XX secolo. Egli ripropone l'epica e il mito, in un'epoca che sembrava non avere più spazio per questo. E in tale contesto parla di grandi valori. Non si tratta solo di un banale scontro tra bene e male, che sembra il dato più appariscente della storia: vi sono l'amicizia, la fedeltà, e soprattutto la cerca. Quest'ultimo è un tema antichissimo, presente nella letteratura da sempre. Tolkien lo rivisita, formulando non solo e non tanto un'impresa da compiere, ma qualcosa di molto più personale, una sorta di sfida personale che coinvolge ogni eroe. Il tutto avviene all'interno di un viaggio, nel corso del quale il lettore è chiamato a cambiare e migliorare, insieme ai personaggi. Ecco perché si tratta di un romanzo che aiuta a crescere, ed è adatto a tutti, giovani e adulti.

Come cambiano gli eroi nella storia?

Quello di Tolkien è un eroe moderno, che tiene conto delle esigenze contemporanee. È pertanto molto diverso dai miti delle saghe antiche. L'eroe è in realtà, originariamente, un «non-eroe». La statura di eroe viene assunta nel corso del viaggio, a seguito di un progressivo percorso di crescita e maturazione personale, umanissimo, disseminato di grandi fatiche e soprattutto di sacrifici e atti di amore. È il caso del piccolo Frodo e dell'umile Sam. Ma, in generale, tutti gli eroi del romanzo sono eroi del sacrificio: basti pensare alle figure di Gandalf, o della dama Galadriel.

Si può parlare di «romanzo religioso»?

Pur non riferendosi al Dio cristiano «Il Signore degli anelli» tratta delle verità profonde dell'uomo presentandole in chiave moderna. Ecco perché è un libro che non invecchia. La trilogia di Tolkien ha in sé un fortissimo senso religioso: l'amore per la verità, il sacrificio, la lotta contro il male. Molto articolata è la stessa idea di male: lontano dal manicheismo, lo scontro non è tra buoni e cattivi, ma tra coloro che scelgono il bene e coloro che scelgono il male.

 


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