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Mercoledì alle 18 alla libreria Feltrinelli verrà presentato il volume, pubblicato dall'editore Wesak

«Al Pränzip fangén» in bolognese

Roberto Serra ha tradotto in dialetto l'opera di Saint Exupéry


 

Chiara Sirk

Si scrive «Al Pränzip fangén», e, per quanti non sono petroniani doc, si traduce «Il Piccolo Principe». Sì, il celebre romanzo di Antoine de Saint-Exupéry è stato, per la prima volta, tradotto in bolognese da Roberto Serra e pubblicato dall'editore Wesak. La presentazione di questa curiosa novità avrà luogo mercoledì alle 18, nella libreria Feltrinelli di Piazza Ravegnana. Luigi Lepri, con Giorgio Giusti, presente l'autore, leggerà brani del libro. Abbiamo raggiunto Roberto Serra, per chiedergli com'è nata l'idea di tradurre un grande classico in dialetto. «Wesak è una piccola casa editrice valdostana, che ha deciso di pubblicare la traduzione del libro di Saint-Exupéry in alcune lingue e dialetti. Esisteva la versione in piemontese, occitano, valdostano, milanese, mancava il bolognese. Ho scritto segnalando il mio interesse per questo lavoro e hanno subito accettato».

Su che testo ha lavorato per tradurre?

Direttamente su quello francese, cercando di mantenere il più possibile lo spirito dell'opera, che è molto poetica. Avevo una preoccupazione di fondo: il bolognese è spesso usato per battute, per un umorismo un po' goliardico. Io invece volevo mantenere un tono lirico, scegliendo termini giusti e autentici, cercando parole arcaiche, che a Bologna non si sentono e che ormai più nessuno ricorda.

È riuscito in questo intento?

Mi pare di sì. Ho limitato il più possibile l'uso di metafore e similitudini, che invece il bolognese usa molto. Certe coloriture non le troviamo nello stile dell'autore francese. Ho fatto le prime stesure, poi ho dato la bozza a Luigi Lepri che mi ha suggerito alcuni cambiamenti. Ho quindi messo a punto la stesura definitiva, e l'abbiamo data alle stampe. L'esito è stato buono: il libro ha suscitato tantissimo interesse non solo a Bologna, ma anche nel mondo, tanto che stiamo aspettando la ristampa. Questo libro infatti è oggetto di «venerazione» da parte di alcuni collezionisti, che acquistano ogni sua traduzione. «Il Piccolo Principe» in bolognese è stato comprato in Giappone, in America e in tanti altri paesi. Tanto più che il volume rispetta graficamente la veste originale, con gli acquerelli di Saint-Exupéry.

L'operazione ha un aspetto particolare: «Il Piccolo Principe» è tradizionalmente considerato un libro per bambini e viene tradotto in un dialetto, il bolognese, che i bambini oggi non capiscono e non parlano più. È così?

Potrebbe essere l'occasione per raccontare ai più piccoli una bella favola della buonanotte, ma in dialetto. Qualche genitore che conosco già lo fa. Resta che il libro ha l'apparenza di una favola per bambini, ma in realtà si rivolge a tutti quegli adulti che sono rimasti o che vorrebbero tornare bambini.

Quanto tempo ha richiesto la traduzione?

Vari mesi, lavorando la domenica pomeriggio, con tanti dubbi e ripensamenti. È stato un lavoro molto divertente, un modo per mettersi alla prova. Alcuni termini non sapevo proprio come renderli, soprattutto quelli astratti che riguardano la sfera emotiva. Mi sono fatto aiutare da persone anziane, i miei nonni, le signore del mio paese e da Luigi Lepri, grande esperto. Qualche volta ci vogliono complessi giri di parole: ma non ho inventato nulla e la musicalità della traduzione, il suo stile asciutto credo lo dimostrino.

 


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