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Il prossimo 26 settembre la celebrazione diocesana con l'Eucaristia presieduta da monsignor Carlo Caffarra

Monte Sole, la memoria della Chiesa

Nel poema di monsignor Gherardi il ricordo dei defunti e la preghiera ai martiri


Domenica 26 settembre la Chiesa di Bologna celebrerà il sessantesimo anniversario degli eccidi di Monte Sole, avvenuti nell'autunno del 1944. In essi furono uccise dalle truppe naziste oltre 700 persone; fra esse cinque sacerdoti, per i quali è in corso la causa di canonizzazione. Si tratta di tre sacerdoti diocesani: don Ferdinando Casagrande, don Giovanni Fornasini e don Ubaldo Marchioni, e di due sacerdoti religiosi: padre Martino Capelli, dehoniano, e don Elia Comini, salesiano.

La ricorrenza verrà celebrata a Monte Sole, nel pomeriggio dello stesso 26 settembre, con una Messa presieduta dall'arcivescovo monsignor Carlo Caffarra.

In vista di tale evento iniziamo da questo numero la pubblicazione di una serie di articoli, attraverso i quali verranno illustrati gli aspetti più significativi della tragedia che colpì nel corso della Seconda Guerra Mondiale le zone tra Setta e Reno, e dell'attuale realtà di Monte Sole.

Le querce di Monte Sole

Si piegano le querce / come salici / sul cuore delle rocce / a Monte Sole.

Hanno memoria le querce, / hanno memoria!

Memoria di sanguigne uve / pigiate in torchi amari / memoria di stermini e di paure / memoria della scure / nelle ventre delle madri.

Hanno memoria le querce, hanno memoria!

Memoria di recinti profanati / memoria dell'agnello e del pastore / crocifissi / tra reliquie di santi / sull'altare. /

Hanno memoria le querce, hanno memoria!

Memoria dell'inverno desolato / memoria della bianca / ostia di neve / e del kyrie degli angeli / sul corpo del profeta / decollato.

Ardono le querce / come il cero / pasquale / sul candelabro della notte / a Monte Sole.

Cristo, Figlio del Dio, vivo pietà di noi. / Vergine del giglio e dell'ulivo, intercedi per noi. / Beati Martiri di Monte Sole, pregate per noi.

Chi sale oggi sulle colline di Monte Sole e si ferma sul prato antistante i resti della chiesa di San Martino di Caprara, trova una poesia incisa su dei lastroni posti sotto l'immagine di un Crocifisso (nella foto). Si tratta di un canto spirituale, composto da monsignor Luciano Gherardi nel 1978, quando ancora le rovine di San Martino di Caprara, di Santa Maria di Casaglia e di Cerpiano, erano sommerse da cumuli di terriccio e da grovigli di sterpi e ortiche: in esso emerge tutta la sofferenza di un sacerdote che ha perso due «compagni di Messa», don Ubaldo Marchioni e don Giovanni Fornasini. Il canto è intitolato «Le querce di Monte Sole», e sarà poi il titolo del volume scritto dal medesimo autore nel 1986, in ricordo della vita e della morte di quelle comunità tra Setta e Reno.

Così lo chiosava agli alunni dell'Istituto Aldini-Valeriani il 2 maggio 1985.

«"Si piegano le querce come salici sul cuore delle rocce a Monte Sole". In questa zona, solo gli alberi hanno memoria, perché non c'è più gente e le querce si piegano sulle rocce, come se invece di essere querce fossero i salici proprio per un canto elegiaco.

"Hanno memoria le querce, hanno memoria". È il ritornello, con dentro un senso plenico perché gli uomini non hanno memoria oppure hanno una memoria di tipo riduttivo.

"Memoria di sanguigne uve pigiate in torchi amari, memorie di stermini e di paure, memoria della scure nel ventre delle madri". È il tempo della vendemmia questo, e eccezionalmente quell'anno fu un anno d'uve molto abbondanti che rimasero attaccate alle viti: mentre il raccolto del grano era avvenuto, sia pur tardivamente, verso la fine dell'agosto, non poterono fare la vendemmia, ma fu una vendemmia umana, appunto di sanguigne uve pigiate in torchi amari e l'episodio limite di questi stermini e queste stragi è quello delle madri che furono uccise insieme ai bimbi che portavano nel grembo. Ci sono diversi casi di questo genere di mamme gestanti che muoiono e a volte, come nel caso della giovane Zebri, sono squarciate.

"Memorie di recinti profanati, memorie dell'agnello e del pastore crocifissi tra reliquie di santi sull'altare." E' la strage che avviene in chiesa, dove il pastore è sacerdote, l'agnello è un'handicappata che viene uccisa nella chiesa di Casaglia e i recinti sono le chiese.

"Memoria dell'inverno desolato, memoria della bianca ostia di neve e del kyrie degli angeli sul corpo del profeta decollato". Sono le salme insepolte, specialmente quella di don Fornasini, medaglia d'oro, che, ucciso il 13 di ottobre, viene ricuperato il 24 di aprile dell'anno dopo. Quindi tutto l'inverno questo cadavere rimane esposto alla neve: si immagina una specie di Messa della neve, e mentre inizialmente era un corpo intatto, lo ritroveranno senza testa, con la testa staccata dal busto.

"Ardono le querce come il cero pasquale sul candelabro della notte a Monte Sole". Cioè c'è una dissolvenza in cui dalla frase si passa al concetto del Santuario. Cioè questa gente, che occupa con il corpo straziato questa zona, fa una terra sacra, perciò noi non dobbiamo soltanto andare lassù come turisti, ma ci dobbiamo andare proprio come un percorso, un pellegrinaggio della memoria; perciò alla fine ci sono delle litanie che sono in parte riprese da Eliot in "Assassinio nella Cattedrale". "Cristo, figlio del Dio vivo pietà di noi, Vergine del giglio e dell'ulivo (l'innocenza e la pace) intercedi per noi, Beati Martiri di Monte Sole, pregate per noi"».

 


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