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Un originale romanzo di Marco Mendogni ci porta nella Modena del XII secolo, nel cantiere del grande Duomo

Arduino e Costanza alle radici d'Europa

Al centro della narrazione il rifiorire del mondo occidentale grazie alla fede vissuta


 

Luca Tentori

La storia inizia nell'ottobre del 1106, la sera precedente la rivelazione delle reliquie di San Geminiano nel Duomo di Modena: il giovane straccione Lucio chiede la carità all'anziano cavaliere Arduino. A partire da quell'incontro, e per ordine della contessa Matilde di Canossa, inizia per il cavaliere una sorta di «viaggio di conoscenza» alla scoperta della città emiliana; gli fanno da «guida» il magistrato Aimone e il servo Bellocchio, gli sono di sostegno la sposa Costanza e lo scultore Wiligelmo.

Questa, in sostanza, la trama della prima parte del romanzo di Marco Mendogni «L'allegoria del terzo braccio. Le vicende di Arduino e Costanza nell'Emilia del XII secolo» (Edizioni «Il Fiorino», pp. 422, euro 18) (nella foto a sinistra, la copertina). L'autore è uno studioso di storia e di arte dell'Emilia medievale e il romanzo, attraverso le vicende di Arduino rievoca, con l'efficacia di un saggio, la vita, la cultura e il sentire della società emiliana agli albori del XII secolo. Gli anni del romanzo, spiega Mendogni nella Prefazione, sono quelli in cui «nell'arte e nella società, nella politica e nella filosofia, si gettano le fondamenta di quella che sarebbe divenuta la nostra Europa. Il mondo occidentale, sino ad allora negletto e periferico, povero e barbaro, rifiorì meravigliosamente grazie alla forza interiore data da una fede in Cristo diffusa, profonda e sinceramente vissuta».

Al centro della narrazione c'è la fede, e la riscoperta delle nostre autentiche (e dimenticate) radici nel cristianesimo vissuto da un popolo a torto considerato pagano. Il «viaggio» dei protagonisti verso la conoscenza della fede del popolo modenese si svolge proprio in quel tempo, in cui il mondo sembra voler «spogliarsi della sua vecchiezza per rivestirsi di un bianco manto di chiese». Questa fede si manifesta nei simboli dell'arte popolare e si riflette nella forza simbolica dei bassorilievi che andranno ad ornare la cattedrale della città. Significativo, a questo proposito, è l'«approccio» del giovane «pagano» Lucio al «grande cantiere» del Duomo di Modena (nella foto a destra, la facciata), «attratto dalla magica arte di alcuni lapicidi che, ricoperti di polvere bianca, sprigionavano dall'informe materia figure che gli sembrava vi fossero celate dall'inizio dei tempi». Quelle figure che «emergevano dalla pietra sotto i colpi precisi degli scalpellini non potevano che essere», secondo Lucio, «la manifestazione di un dio benefico che, guidando la mano degli uomini, li rendeva partecipi strumenti della propria sapienza». Il giovane entra nel Duomo e si stupisce «alla vista delle eleganti trifore, ormai libere da legni e da uomini», rabbrividisce «osservando gli imponenti pilastri e le solide colonne che sorreggevano, gagliarde, marmoree fronde che si schiudevano, esultando, nei solenni archi a tutto sesto». Gli sembra «di essere nel grembo stesso del Dio sconosciuto intravisto nell'opera dei mirabili artefici, là fuori».

Il Duomo diventa testimonianza viva di fede. Più avanti, il dotto Aimone spiega il significato delle immagini scolpite nelle «metope», i bassorilievi che lo scultore Wiligelmo vorrebbe porre sui salienti del Duomo: tra di esse la scultura dell'«Adolescente dalla posizione assorta e con un terzo abnorme e nudo braccio che sembra spuntarle dalla schiena». «Il bassorilievo che ne riprodurrà le fattezze», sottolinea Aimone, «dovrà essere collocato sopra la porta dei cittadini, a significare la stolta superbia della mente umana allorché pretende di voltare le spalle alla possente mano di Dio che amorevole e misericordiosa le porge il cartiglio della vera conoscenza».

Costanza esprime un dubbio: «Mi è tutto chiaro ma non si corre il rischio che non lo sia per i più? Quali ravviseranno in simili forme solo mostri, giocolieri e depravati portenti?». «Molti non vi leggeranno altro - risponde il dotto - e si stupiranno o addirittura si scandalizzeranno che tali figure abbiano dimora nella casa di Cristo. Guai a loro se non saranno capaci di recepirne il sempre sincero anelito verso il Bene!».

Un romanzo, quello di Mendogni, ricco di misteri svelati pagina dopo pagina attraverso l'analisi delle tracce lasciate nella Storia dai protagonisti del tempo passato. Un libro da studiare, soprattutto da chi sembra preferire i mostri agli angeli, ancorando alla terra ciò che invece vuole andare ben oltre.

 


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