I cinque capisaldi della nostra Città

«Questa è una città che - a saperla leggere - da ogni suo angolo rimanda alla verità e al primato del mondo invisibile. Tutto ciò si fa ancora più evidente in alcune sedi imponenti e mirabili di preghiera e di vita liturgica, che sono anche più ricercate dai forestieri, i quali intuiscono che proprio da questi monumenti, più che da altri, traluce la bellezza e la grandezza propria di questa città». (G.Biffi, La città di San Petronio nel terzo millenio, - Nota pastorale, Bologna, 12 settembre 2000 - EDB, Bologna 2000, p.8).

«La nostra città presenta un suo tipico "policentrismo religioso", che non va disatteso. Sono diversi i luoghi "forti" della fede, dove i credenti possono attingere quei "supplementi" di energia soprannaturale di cui ritengono di avere bisogno. Mi sembrerebbe utile - pur rendendomi conto di una certa opinabilità di questa scelta - indicare e proporre ai pastori d’anime e ai fedeli cinque capisaldi spirituali (per così dire): la cattedrale, la basilica di San Petronio, il santuario della Madonna di San Luca, il complesso di Santo Stefano, il seminario di Villa Revedin". (Ibidem, p. 28).

 

Metropolitana di San Pietro

È la cattedrale della città, elevata al titolo di 'Metropolitana' nel 1582 da Papa Gregorio XIII che conferì alla diocesi di Bologna la dignità arcivescovile. Le origini dell'edificio, in antico dotato di un battistero davanti alla facciata, affondano negli albori dell'era cristiana anche se le prime testimonianze risalgono al secolo X.

Fiancheggiata da un campanile cilindrico di tipo ravennate, oggi racchiuso dalla possente torre campanaria romanica innalzata nei secoli XII - XIII, la cattedrale venne ricostruita dopo un furioso incendio scoppiato nel 1141 e consacrata nel 1184 da papa Lucio III. Abbellita nel sec. XIII con un ricco protiro marmoreo laterale (la porta dei leoni) e con un rosone sul frontale, nel 1396 fu munita di un portico, ricostruito nella seconda metà del '400.
Tra la fine del secolo XVI e gli inizi del XVII la chiesa subì una radicale ristrutturazione affidata a vari architetti, che causò la perdita di ogni traccia del primitivo impianto romano-gotico.

La posa della prima pietra avvenne il 26 marzo 1605.
Per iniziativa del papa bolognese Benedetto XIV, tra il 1743 e il 1754 la cattedrale venne impreziosita con una nuova facciata su disegno di Alfonso Torreggiani.
All'interno sono degni di nota: l'Annunciazione di Lodovico Carracci nel lunettone dell'altare maggiore (1619), gli affreschi della volta del presbiterio e del catino absidale (1579), una Crocifissione in legno di cedro policromato del sec. XII, già nella cattedrale romanica,
e il gruppo scultoreo in terracotta col Compianto sul Cristo morto di Alfonso Lombardi (1522-26).

Scrive il Card. Giacomo Biffi nella Nota pastorale La città di San Petronio nel terzo millennio (EDB, Bologna 2000, p. 28) che questa «è la chiesa del vescovo, dove egli celebra solennemente i divini misteri, esercita il suo magistero autentico, guida sulle vie del Regno l'intera famiglia diocesana. Essa è un appello concreto e visibile alla successione apostolica per mezzo della quale ci connettiamo storicamente e ontologicamente al Signore Gesù, siamo raggiunti dalla missione salvifica avviata dal Risorto (cf. Mt 28, 16-20), veniamo compaginati in un'unica Chiesa. Nella cattedrale - dove al servizio della vita sacramentale diocesana vengono benedetti gli oli e dove avvengono le ordinazioni diaconali, presbiteriali ed episcopali - ravvisiamo la fonte della vita ecclesiale e percepiamo l'invito a non consentire che s'illanguidisca l'atteggiamento di sincera comunione e di amore verso la nostra Chiesa. La presenza nel presbiterio del corpo di san Zama, nostro primo vescovo, e delle reliquie dei nostri protomartiri Vitale e Agricola nella cripta ci aiuta a capire la primaria rilevanza teologica di questo tempio, che oggi abbiamo la gioia di contemplare totalmente rinnovato. Nell'itinerario dell'iniziazione cristiana e della professione di fede non manchi mai il pellegrinaggio a questa autorevole "scuola di ecclesialità"».