Centro Missionario Diocesano

Il Centro Missionario Diocesano è lo strumento principale di cui il Vescovo, primo responsabile della vita missionaria della Chiesa particolare, si serve per promuovere, dirigere e coordinare l’attività missionaria (Cf. Regolamento-tipo n. 1).

L’attività missionaria del CMD si svolge in tre campi distinti, anche se fra loro connessi:
a) L’animazione missionaria di tutto il popolo di Dio, che consiste nel coltivare in ogni comunità cristiana la vocazione alla testimonianza e all’annuncio del Vangelo fino ai confini della terra, “dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri” (Decreto conciliare Ad gentes n. 37).
b) La cooperazione missionaria tra Chiese sorelle: fortemente sollecitata dal Concilio Vaticano II, avviene sul piano spirituale della preghiera, su quello pastorale dello scambio di persone e di vita ecclesiale, infine su quello della solidarietà economica con l’aiuto a chi si trova più in difficoltà.
c) la formazione missionaria, necessaria a chi è chiamato a partire, ma anche agli animatori missionari che restano sul territorio e in primo luogo ai presbiteri e a tutti coloro che hanno responsabilità nella formazione del popolo cristiano.

Identità e vocazione del CMD
Il Vademecum dei Centri missionari in Italia definisce il CMD come “anzitutto un luogo di spiritualità missionaria” e poi “un tavolo di comunione di tutte le forze missionarie del territorio” (nn. 46-52).
È luogo di spiritualità missionaria perché a monte di ogni sua attività c’è lo studio, la meditazione e la preghiera per la missione ricevuta dal Signore nel Battesimo e nelle successive chiamate; e perché studio, meditazione e preghiera devono accompagnare ogni suo momento ed evento. La spiritualità missionaria è una dimensione essenziale della vita cristiana, in quanto è la consapevole assunzione dell’amore di Dio per il mondo. Bisogna amare il mondo – l’umanità, la storia, la natura, il cosmo – come Dio lo ama e farsi testimoni di quel Regno che è venuto sulla terra nella persona di Gesù e che ha posto i suoi germi in ogni creatura.
È tavolo di comunione, perché tutti i “soggetti missionari” presenti nel territorio, pur con statuti diversi, fanno parte della Chiesa locale e hanno nel Vescovo il loro punto di riferimento. Il CMD, in nome del Vescovo, deve aiutarli a vivere la comunione e la corresponsabilità in ordine a un compito così vasto, pur lasciando a ciascuno la specificità del suo carisma e la relativa autonomia nel proprio campo di lavoro.

Gli organi del CMD
a) Il direttore, scelto e nominato dal Vescovo “tra persone dotate della necessaria sensibilità e competenza”.
Il direttore attuale è don Francesco Ondedei.
Questo è collegato al Vescovo tramite il Vicario episcopale per la Carità e la Missione, mons. Antonio Allori.
b) l’équipe “fraterna e itinerante”, a sua volta scelta dal direttore e da lui nominata d’accordo con il Vescovo; è l’organo operativo del CMD e affianca il Direttore anche nei compiti di segreteria.
L’attuale équipe è composta da: Guerrino Bortolotti, Romina Cavari, Francesca Curzi, Giuliano Digiacomo, Cesare Fabbris, Beatrice Franzoni, Silvia Franzoni, Paola Ghini, Francesco Grasselli, Graziana Milani, Marcella Poli, Silvia Tabaroni.
c) La Commissione o Consulta missionaria diocesana è luogo di comunione, di studio, di consultazione e di elaborazione di proposte missionarie. Esiste a Bologna dal 2010. Ne fanno parte i rappresentanti di tutte le “realtà missionarie” presenti a Bologna e i fidei donum – presbiteri e laici – rientrati in Italia, nonché i membri dell’équipe del CMD e i rappresentanti dei Vicariati della Diocesi, per un totale, attualmente, di circa 60 persone. È convocata – in genere due volte l’anno – dal direttore del Centro missionario e presieduta dal Vicario episcopale per la Carità e la Missione o da un suo delegato.

Collegamenti
Nella Chiesa locale, il CMD “agisce in stretta collaborazione con gli altri settori pastorali nell’elaborazione del piano pastorale della Diocesi” (Regolamento-tipo 2/b). “La stretta sinergia fra tutti gli Uffici pastorali favorirà il sorgere di una pastorale unitaria capace di esprimersi come ‘pastorale missionaria’, evitando che il CMD agisca in modo isolato o venga emarginato nei suoi impegni di animazione, cooperazione e formazione missionaria” (Vademecum n. 83). Una più intensa collaborazione deve esistere con l’Ufficio Caritas e con quello per gli immigrati.
A livello regionale, esiste la Commissione Missionaria Regionale, chiamata a coordinare concretamente gli stessi CMD e altri soggetti missionari esistenti in Regione. Fra i suoi compiti principali si segnalano la formazione “unitaria” dei membri delle équipe dei CMD e la collaborazione con i Vescovi per l’accoglienza degli operatori pastorali non italiani nelle Diocesi, “seguendo i percorsi suggeriti dalla CEI e promossi da Missio” (Vademecum n. 144/c).
A livello nazionale, il CMD risponde all’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese e alla direzione italiana delle Pontificie Opere Missionarie, le quali a livello di Chiesa particolare (Diocesi) sono integrate nel Centro missionario diocesano, “all’interno del quale si fanno interpreti delle esigenze della comunione ecclesiale universale” (Vademecum, scheda 2, pag. 131).  A Bologna l’integrazione fra CMD e Pontificie Opere Missionarie è avvenuta nel 2012. Ora il direttore del Centro missionario è anche direttore delle Pontificie Opere Missionarie (Cf. Regolamento-tipo 4/b).

Alcune note storiche
I Centri missionari diocesani nacquero, negli anni ’60 del secolo scorso, da un duplice impulso del Concilio Vaticano II (1962-1965): l’affermazione della natura missionaria di tutta la Chiesa, per cui ogni Chiesa locale era sollecitata ad assumere i propri impegni per “l’annuncio del Vangelo alle genti”; e il riconoscimento della corresponsabilità dei laici nella vita e nella missione della Chiesa.
Il 1° Statuto dei Centri missionari diocesani fu emanato dalla CEI nel dicembre del 1969.
A Bologna il CMD nacque nel dicembre 1981 con decreto arcivescovile del cardinale Antonio Poma, confermato con decreto di ristrutturazione dal cardinale Giacomo Biffi nell’ottobre  1988.

Il primo direttore fu mons. Aldo Rosati, nominato dall’allora arcivescovo di Bologna card. Antonio Poma. A lui successe don Ferdinando Gallerani, nominato dal card. Giacomo Biffi nell’ottobre 1988. Lo stesso cardinale nominò poi, nel 1992, don Tarcisio Nardelli, che era tornato qualche anno prima dalla missione di Usokami, in Tanzania, e che guidò il Centro missionario fino alla fine del 2014.
Durante questo periodo al Centro rimase affiancata la storica presenza delle Pontificie Opere Missionarie, il cui direttore diocesano restò sempre mons. Rosati, fino alla sua morte nel 2012. Anche esse, successivamente, furono incluse nel Centro missionario ed ebbero lo stesso direttore.
Alla fine del 2014, avendo Don Tarcisio rassegnato le sue dimissioni per i raggiunti limiti di età, il card. Carlo Caffarra nominò nuovo direttore del CMD, Don Francesco Ondedei, parroco di San Viatle di Reno.

Il Centro missionario diocesano affiancava la storica presenza delle Pontificie Opere Missionarie in Diocesi, il cui direttore restò mons. Aldo Rosati, fino alla sua morte nel 2012.      
Intanto nel 1974 la Diocesi di Bologna decise una sua “missione diocesana” in Africa e creò una stabile cooperazione con la Diocesi di Iringa in Tanzania, assumendo la parrocchia di Usokami, dove inviò i primi due preti fidei donum. All’inizio del 2012 questa parrocchia fu consegnata al clero locale, mentre i “nostri” fidei donum assunsero la nuova parrocchia di Mapanda, nello stesso territorio.
Altre “presenze missionarie” della Diocesi si realizzarono anche in America Latina, dove andarono con vocazione personale, convalidata dal Vescovo, don Alberto Gritti, don Giulio Matteuzzi e don Giuseppe Benfenati; più tardi, negli anni ’90 una presenza più strutturata si realizzò a Salvador de Bahia (Brasile), dove si susseguì la presenza di tre preti fidei donum da Bologna – don Sandro Laloli, don Alberto Mazzanti e don Claudio Casiello – nella nuova parrocchia di S. Maria da Paz, Bairro da Paz.
 Attualmente la parrocchia è affidata a un parroco locale e la presenza “bolognese” resta rappresentata da una comunità delle Minime di Santa Clelia.    
Il Centro missionario diocesano ha seguito e continua a seguire la presenza di tanti altri missionari e missionarie – religiosi e religiose, laici, singoli o famiglie – in tante altre parti del mondo.


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