Dialogo con i giovanissimi che partecipano alla loro Festa diocesana

Dialogo con i giovanissimi che partecipano alla loro Festa diocesana

Sabato nella parrocchia di San Giovanni Bosco al via i laboratori verso il Sinodo
Quante volte, come educatori e genitori, ci lamentiamo della mancanza di ascolto delle giovani generazioni! Giudichiamo il tempo che passano con le cuffie alle orecchie, assorti in altro, mal sopportiamo il loro essere sconnessi perchè iperconnessi, condanniamo il loro linguaggio, nelle volte in cui diamo loro la parola. Ci potremmo però anche chiedere se in fin dei conti ci piaccia davvero ascoltare ciò che hanno da dire, se investiamo del tempo nell’ascolto delle loro parole o dei loro gesti o se, in effetti, l’abitudine a non ascoltare l’hanno presa da noi adulti. Con presunzione
sappiamo già infatti quello che hanno da dire, abbiamo letto qualche ricerca di sociologia, di psicologia o qualche sul loro mondo. Forse abbiamo paura di quello che dicono perchè ci mettono in crisi, ed è più facile rifugiarsi nel fatto che già sappiamo cos’hanno da dirci. Il tempo del Sinodo è un tempo di allenamento all’ascolto, un tempo in cui imparare a fermarsi creando tempi e spazi di ascolto, in cui dare diritto di ascolto alle tante parole dei nostri ragazzi, a sentirle come un dono, anche quando son storte o pungenti. Con questo spirito nasce la Festa dei Giovanissimi, che si terrà nella parrocchia di San Giovanni Bosco sabato 17 dalle 15.30. Sarà un momento di ascolto dei ragazzi a partire da quattro tematiche fondamentali: chi sono, dove vado, con chi cammino, c’è qualcuno lassù. Il desiderio è che chi parteciperà possa sentire che a questa carovana in
cammino che noi formiamo come chiesa, interessa ciò che ogni ragazzo sente e ha da comunicare, interessa il passo dei tanti ragazzi che la incrociano. Il frutto dei laboratori sulle quattro domande verrà presentato e ascoltato, alle 18.30, dall’arcivescovo Matteo Zuppi, che avrà così un’occasione di dialogo con i ragazzi a partire proprio da ciò che emergerà. Sarà anche un’occasione di incontro e di festa, un piccolo segno di una comunione che supera i singoli gruppi e appartenenze ecclesiali. E’ certo che un pomeriggio non risolve il nostro vuoto di dialogo con le nuove generazioni, ma ci dona di sentire che è possibile e che ne vale la pena, donando ai nostri ragazzi la coscienza che ciò che pensano e sentono è significativo e nasconde un senso, una promessa di futuro.