Inaugurazione dell’Anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico

Inaugurazione dell’Anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico

Al Tribunale ecclesiastico spetta stabilire l’eventuale nullità delle nozze.
La ricorrenza dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico, che si terrà giovedì alle 11.30 nell’Aula «Santa Clelia» della curia alla presenza dell’arcivescovo Matteo Zuppi, e che è momento riservato agli «addetti ai lavori», può essere occasione per offrire qualche informazione circa questa procedura. Anzitutto deve essere chiaro che non c’è nessun annullamento, anche se spesso si usa questo termine, perché il giudizio non produce nulla di nuovo (non c’è un matrimonio valido che viene annullato) ma intende solo verificare se c’erano, al momento delle nozze, delle motivazioni che hanno reso nullo fin dall’origine quel matrimonio. Le motivazioni sono molteplici, e quindi è legittimo che chi ha sperimentato la fine della propria unione si interroghi sulla sua validità, anche se è esagerato affermare, come alcuni fanno, che quasi tutti o comunque la maggior parte dei matrimoni che si celebrano sono nulli. Per questo il primo passo è una valutazione preliminare della possibile nullità da parte di un esperto. Presso il tribunale è disponibile un servizio di consulenza gratuito, per il quale ci si può prenotare telefonicamente, ma la persona può anche rivolgersi a uno degli avvocati abilitati (a seguito di studi specifici) a seguire queste cause.
Spesso circolano informazioni errate sui costi connessi a queste cause. In realtà al tribunale è dovuto solo un contributo (attualmente 525 euro) assai inferiore ai costi effettivi della causa, che per il resto vengono coperti grazie ai fondi dell’8 per mille; inoltre gli onorari degli avvocati devono rimanere entro limiti fissati dalla Conferenza episcopale italiana. Per le persone con situazione economica non agiata c’è la possibilità di assistenza legale gratuita: mediamente un quarto delle cause usufruiscono di questa opportunità. Circa lo svolgimento del processo, non dobbiamo pensare alle affollate aule di tribunale che vediamo ai telegiornali; agli interrogatori, ampi e articolati (non si tratta di rispondere sì ono a 3 o 4 domande),sono presenti solo chi viene interrogato, il giudice, un addetto che verbalizza e talvolta l’avvocato che segue la causa. Vengono interrogati la persona che ha promosso il processo e alcuni testimoni dalla stessa indicati; la disponibilità dell’altro coniuge a farsi interrogare è auspicabile ma non strettamente necessaria. Se però tra i due coniugi c’è un rapporto conflittuale conviene valutare se non sia il caso di attendere a introdurre la causa, per non alimentare tale conflittualità o addirittura generare un atteggiamento oppositivo al processo per la nullità. Nei casi, sempre più frequenti, in cui l’ipotesi di nullità è una grave fragilità psichica di uno dei due o di entrambi, si chiede l’effettuazione di una perizia. La causa di nullità matrimoniale è un percorso umanamente impegnativo, perché chiede di ripercorrere a fondo una vicenda di fallimento personale e che è stata fonte, in misura maggiore o minore, di sofferenza per le persone. Ma se viene affrontata con lo spirito giusto, e al di là dell’esito finale favorevole o no alla nullità, può avere un valore «terapeutico» perché aiuta le persone a guardare alla vicenda con un occhio diverso, più obiettivo, e riconciliarsi almeno in parte con una fase non priva di ombre del proprio percorso di vita.