Indicazioni per la recezione del cap. VIII di "Amoris lætitia"
Accompagnare, discernere, integrare

 

1. Premessa

Desidero ripartire dalle Indicazioni per la recezione del cap. VIII di Amoris lætitia inviate dai Vescovi delle Chiese dell'Emilia Romagna il 15 gennaio 2018. Esse rappresentano la scelta di comunione delle varie Diocesi nell'affrontare il cammino richiesto dall'Amoris lætitia. Sono il riferimento principale per tutti noi, unitamente al testo stesso dell'Esortazione e a quanto risposto da Papa Francesco ai "Criteri fondamentali" dei Vescovi della Regione di Buenos Aires.
In realtà sono solo alcuni aspetti dell'applicazione ad essere affidati ai Vescovi e quindi ai presbiteri e agli operatori pastorali. Il magistero di riferimento è chiaro ed unico. Le situazioni particolari prevedono alcune specificità, ovviamente mai divergenti con quanto indicato. Non dobbiamo, quindi, vivere questa applicazione come fosse arbitraria o senza un chiaro e definito quadro di riferimento. Essa ci vincola ancora di più all'obbedienza a tutto l'impianto del documento, a non accettare improvvisazioni, sconti di misericordia scambiata come superficialità o condanne comminate senza coinvolgimento e un cammino personale serio.

2. Breve storia

L'Amoris lætitia è frutto di due Sinodi della Chiesa e di molte discussioni che hanno raccolto ed esaminato lungamente tutti i dubbi, le questioni aperte, le diverse sensibilità e preoccupazioni, in quel clima di franchezza e di confronto fraterno chiesto da Papa Francesco e così necessario proprio per non avere ombre ed arrivare ad una decisione matura e condivisa. Non dobbiamo neppure dimenticare la doppia consultazione delle Chiese locali, i cui risultati la Segreteria del Sinodo ha raccolto e vagliato.
Purtroppo l'attenzione si è concentrata quasi unicamente sul capitolo ottavo dell'Esortazione, anzi su una sola nota. La scelta della collocazione stessa dell'argomento in una nota spingerebbe piuttosto a concentrare l'attenzione su tutto il documento, sul metodo e sulla prospettiva tracciata, premessa indispensabile per comprendere le eventuali conseguenze pratiche nel discernimento.

3. La Familiaris consortio

Il problema non è certo recente. Il primo sostanziale cambiamento nella pastorale verso i divorziati-risposati lo indicò san Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio, al n. 84, quando scrisse: «Esorto caldamente i pastori e l'intera comunità dei fedeli affinché aiutino i divorziati procurando con sollecita carità che non si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita». Aggiunse che essi possono anche accedere alla comunione eucaristica se vivono come "fratello e sorella". Era un'affermazione lontanissima dalla definizione di "pubblici peccatori" come venivano definiti dal precedente Codice di Diritto Canonico. Non solo essi non vengono più considerati tali, ma viene richiesto di accompagnarli a vivere attivamente la loro esperienza ecclesiale, perché possano avere accesso alla grazia. Dobbiamo, però, riconoscere che la recezione di questo atteggiamento è stata parziale e troppo poco è diventata prassi pastorale ordinaria. Gli itinerari di accompagnamento per divorziati sono spazi importantissimi per questa accoglienza, ma la comunità ecclesiale ha generalmente poco "integrato", spesso rimuovendo il problema o rinviandolo a pastorali specifiche, come se non riguardasse tutte le comunità. Alcuni restano convinti che queste persone siano "fuori" della comunità, come del resto indicato ancora dalle proibizioni per i divorziati risposati a svolgere alcuni ruoli nella comunità cristiana.

4. Le esclusioni

Proprio per questo il Papa invita a «discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate» (299). Ci si riferisce all'incarico di padrino, lettore, ministro straordinario dell'Eucaristia, insegnante di religione, catechista, membro del consiglio pastorale diocesano e parrocchiale, testimone di nozze (sconsigliato, ma non impedito). L'intento è chiaro: «Essi (i divorziati risposati) non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo. Questa integrazione è necessaria pure per la cura e l'educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti» (299).
Su questi punti è necessario avviare nuove riflessioni che, in comunione con la Chiesa italiana e con la nostra Conferenza Episcopale Regionale, possano individuare soluzioni appropriate, condivise, per concrete indicazioni pastorali che coinvolgano tutti, evitando divergenze di prassi nel frattempo maturate proprio perché non affrontate insieme.

5. La prospettiva pastorale

L'applicazione dell'Amoris lætitia richiede una crescita pastorale per tutti gli operatori. La prospettiva è quella di una Chiesa che fa sue le «gioie e le fatiche, le tensioni e il riposo, le sofferenze e le liberazioni, le soddisfazioni e le ricerche, i fastidi e i piaceri» (cfr. 126) delle famiglie. In queste parole si sente l'eco dell'incipit della Gaudium et spes che potremmo tradurre così: le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce delle famiglie di oggi, delle famiglie ferite soprattutto e di quelle che comunque soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente familiare nel mondo che non trovi eco nei loro cuori.
In effetti, c'è un filo rosso che lega l'Esortazione Apostolica Amoris lætitia all'allocuzione iniziale del Concilio Vaticano II Gaudet Mater Ecclesia, alla Gaudium et spes, all'Evangelii gaudium, fino alla Gaudete et exultate. È il gaudium, la gioia, che unisce: non solo una parola ma l'esplicitazione pratica e personale di quella "simpatia immensa" che Paolo VI individuava come lo spirito che ha guidato i Padri nel Vaticano II a guardare il mondo e la società umana. Si tratta di realizzare una vera conversione pastorale e missionaria per accogliere tanti che si sono allontanati in questi ultimi anni e aiutare a scoprire o a riscoprire la gioia di seguire il Vangelo e di vivere secondo i suoi insegnamenti. Questo non significa affatto confondere o adattare la verità, quanto, piuttosto, non scinderla mai dall'amore. Affermare la verità senza amore ne snatura l'essenza stessa e ha contribuito ad allontanare tanti, credendo sufficiente una prassi di condanna e, all'opposto, specularmente un'accondiscendenza senza alcun itinerario e consapevolezza .

6. Guardare con simpatia e verità la famiglia

Proprio la simpatia per le famiglie e per la loro condizione porta a ribadire l'altezza della missione affidata dal Signore. «In nessun modo la Chiesa deve rinunciare a porre l'ideale pieno del matrimonio, il progetto di Dio in tutta la sua grandezza» (307). Esso viene descritto con queste parole: «Il matrimonio cristiano, riflesso dell'unione tra Cristo e la sua Chiesa, si realizza pienamente nell'unione tra un uomo e una donna, che si donano reciprocamente in un amore esclusivo e nella libera fedeltà, si appartengono fino alla morte e si aprono alla trasmissione della vita, consacrati dal sacramento che conferisce loro la grazia per costituirsi come Chiesa domestica e fermento di vita nuova per la società» (292). La simpatia non significa affatto essere reticenti nell'annunciare tale ideale, indicato dalla forte Parola del Signore riguardo alla bellezza e alla serietà del legame matrimoniale, come forma piena di attuazione della fede.

7. Un messaggio alto

Come suggerito dall'Evangelii gaudium, non possiamo accontentarci di quello che già facciamo, non perché non facciamo nulla, come qualcuno potrebbe pensare reagendo istintivamente per orgoglio e autodifesa. L'intento del Papa non è quello di misconoscere il tanto che viene portato avanti nella nostra pastorale, anzi, possiamo dire che con le sue indicazioni lo conferma, nel senso stretto del termine e quindi lo incoraggia. L'Amoris lætitia ci mostra come, di fronte ad una situazione "da campo", occorra partire dalle difficoltà reali ed evidenti, unitamente ad un'analisi dei diversi motivi che l'hanno causata e delle nostre incapacità a rispondere a domande di enorme sofferenza e così diffuse. Non basta quindi ripetere la dottrina sul matrimonio e sulla famiglia. È necessario guardare la condizione delle famiglie oggi ed a queste proporre un messaggio attrattivo, appassionante, alto, quello della verità di sempre che dobbiamo trasmettere. La pastorale cui è affidata questa traditio richiede di essere opportuna nel linguaggio e nelle categorie di oggi. Non dobbiamo di fronte alle difficoltà né rassegnarci, dispensando condanne, né affannarci assecondando al ribasso la mentalità comune. Le nostre comunità possono essere l'ospedale per curare tanta sofferenza e debbono aiutare a trovare risposte. Proprio per questo la Chiesa, che è da sempre ospedale, non vivrà mai di una logica interna di autosufficienza, ma adatterà sempre il suo agire al motivo per cui è stata creata: la salvezza delle persone.

8. Le domande contraddittorie

A volte proviamo irritazione di fronte a situazioni che appaiono incerte, diverse da quella che vorremmo, percorse da domande contraddittorie che ci vengono rivolte, spesso con pretese o convinzioni nutrite dalla mentalità corrente così pervasiva, per cui il diritto dell'individuo è la vera e unica regola accettata e ogni limitazione appare un'ingerenza ingiustificata, una prevaricazione, una evidente incomprensione. Questa, però, è proprio la sfida alla pastorale che ci chiede una paternità rinnovata. Fare emergere queste domande, intercettarle è opportunità per riprendere una relazione personale, liberando da tanti pregiudizi. Poterlo fare con chiunque, anche se all'inizio risulta faticoso perché segnato da possibili e prevedibili incomprensioni o aspettative sbagliate, ci permette di incontrare tanta sofferenza, premessa per un serio accompagnamento e una possibile integrazione. Altrimenti resterebbe solo l'ipocrisia "delle misure delle maniche", lunghe o corte, tutte e due lontane dalla verità e dalla persona, con cui rispondiamo alle richieste che ci arrivano! Iniziare di nuovo un dialogo è una grande opportunità per riannodare dei fili altrimenti spezzati e per capire in maniera più attenta, le diverse situazioni, tutte simili e tutte diverse.

9. Integrare tutti

L'Amoris lætitia suggerisce che anche la persona più lontana, quella che vorrebbe tutto e subito, non va pregiudizialmente mantenuta distante, ma aiutata a integrarsi. «Ovviamente, se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell'ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare, e in questo senso c'è qualcosa che lo separa dalla comunità (cfr. Mt 18,17). Ha bisogno di ascoltare nuovamente l'annuncio del Vangelo e l'invito alla conversione. Ma perfino per questa persona può esserci qualche maniera di partecipare alla vita della comunità: in impegni sociali, in riunioni di preghiera, o secondo quello che la sua personale iniziativa, insieme al discernimento del Pastore, può suggerire. Riguardo al modo di trattare le diverse situazioni dette "irregolari", i Padri sinodali hanno raggiunto un consenso generale, che sostengo: "In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nella loro vita e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro", sempre possibile con la forza dello Spirito Santo» (297). Insomma, tutti hanno bisogno di ascoltare di nuovo il Vangelo e l'invito alla conversione. Non a caso Papa Francesco ha voluto riportare letteralmente quanto venne definito dai Padri Sinodali circa l'impegno della Chiesa di rivelare la "divina pedagogia" e aiutare a raggiungere la pienezza del piano di Dio. Questo è il vero discernimento legato intimamente alla paternità e maternità della Chiesa e dei suoi pastori.

10. Accoglienza

Dobbiamo invitare con attenzione e intelligenza i fedeli che vivono situazioni difficili ad accostarsi con fiducia ad un colloquio con i loro pastori o con i laici che li aiutano in questo servizio. L'accoglienza è il primo modo per farlo. Questa è necessariamente personale e inizia dall'amabilità, così diversa dalla pigra accondiscendenza, perché significa ascolto attento e premuroso, permettere ad altri di avvicinarsi ed aprirsi. Per fare questo occorre tempo, proprio perché non è una pratica da sbrigare, ma un cammino da compiere. Certamente essi non sempre troveranno conferma alle proprie aspettative, ma si sentiranno capiti, vedranno un cammino possibile, forse esigente ma vero e consolante. L'ascolto affettuoso, la comprensione del loro punto di vista e della loro sofferenza, aiuteranno a non sentirsi solo giudicati, ma a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa. (cfr. 312). Sappiamo che molti avvertono un giudizio anche quando non c'è, ce lo attribuiscono comunque e per certi versi questo impedisce il discernimento. Circa la "logica della misericordia pastorale" Papa Francesco afferma: «A volte ci costa molto dare spazio nella pastorale all'amore incondizionato di Dio. Poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e questo è il modo peggiore di annacquare il Vangelo» (311).

11. I modi dell'accoglienza

Nell'accoglienza iniziale - che come avviene spesso ha modi imprevisti, non programmati e non programmabili, che non rispettano i nostri calendari, ma quelli a volte complicati delle persone - dobbiamo noi adeguarci e cercare in tutti i modi di non perdere il filo. A volte possono sembrare incontri occasionali (tutto resta occasionale se non lo sappiamo cogliere, se non diventa motivo di incontro, di un inizio). Non dobbiamo dire tutto in un'unica soluzione, ma creare un legame personale per avviare un percorso che è tale e che quindi deve avere gradualità. Questo lo dobbiamo credere sempre, anche quando ci appare inutile. Dobbiamo evitare che appaia un incontro tecnico, da laboratorio, un caso clinico da trattare, un problema in più.

12. Il soggetto dell'accoglienza

Il presbitero o l'operatore pastorale che viene raggiunto dalla richiesta o che la sollecita nei suoi incontri deve portarla avanti. Se, consapevoli dei propri limiti personali e della complessa necessità di coloro che si rivolgono a noi, il presbitero o l'operatore pastorale non ritengono possibile o opportuno per loro accompagnare la persona, devono affidarla a qualcuno che ritengono avere caratteristiche spirituali e umane adeguate. Occorre, però, farlo sempre con tanta affabilità e vicinanza, perché non sia interpretato come uno scaricabarile o peggio un problema da rimandare ad altri.

13. Accogliere nella vita ecclesiale

La "buona relazione pastorale" è la premessa per coinvolgere da subito nella vita ecclesiale. In particolare appare fondamentale che i gruppi della Parola, quelli legati alla carità o alla liturgia siano i luoghi dove tutte le persone trovino impegno, possibilità di aiutare e sentano la vicinanza e la fraternità della Chiesa ed anche la gioia di farne parte e di aiutare nel servizio al prossimo, specialmente quello più bisognoso.

14. L'Ufficio Diocesano per la pastorale della Famiglia

È necessario avere operatori pastorali che aiutino e siano preparati per questo servizio, in stretta collaborazione con l'Ufficio Diocesano per la pastorale della Famiglia. È un percorso, non un corso. L'Ufficio diocesano per la famiglia rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento, dubbio, soluzione sarà necessario.

15. Formazione dei preti e degli operatori pastorali

L'Ufficio Famiglia inizierà nel prossimo anno pastorale un corso di formazione per l'accompagnamento, il discernimento e l'integrazione al quale vorrei partecipassero i presbiteri e gli operatori pastorali che potranno, in seguito, formare opportune équipes. Tutto va sempre vissuto usando la medicina della misericordia e non quella del rigore, come si esprimeva San Giovanni XXIII.

16. Sofferenza per situazioni particolari

Il testo dell'Esortazione richiama la sofferenza dei figli nelle situazioni conflittuali e dice chiaramente: «Il divorzio è un male, ed è molto preoccupante la crescita del numero dei divorzi. Per questo, senza dubbio, il nostro compito pastorale più importante riguardo alle famiglie è rafforzare l'amore e aiutare a sanare le ferite, in modo che possiamo prevenire l'estendersi di questo dramma nella nostra epoca» (246). Si accenna ai matrimoni misti e a quelli con disparità di culto, e alla situazione delle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale, ribadendo il rispetto nei loro confronti e il rifiuto di ogni ingiusta discriminazione e di ogni forma di aggressione o violenza.

17. Maggiore informazione circa la nullità

Un aiuto importante da offrire è mettere a disposizione un servizio d'informazione e di consiglio in vista di una verifica della validità del matrimonio. Le norme che hanno parzialmente riformato la procedura delle cause di nullità matrimoniale, prevedendo in alcuni casi una via brevior (una procedura più rapida) sono ancora conosciute solo in parte e resistono pregiudizi (qualche volta purtroppo non chiariti) per cui "i tempi sono troppo lunghi", "i costi alti"; pesa inoltre l'incomprensione del significato di "nullità", come se si trattasse di "cancellare" la storia e non di verificare la validità del sacramento; vengono poi le difficoltà a riaprire ferite a volte lontane nel tempo o dolorose o la necessità di contattare persone non più frequentate. Quanto è importante rassicurare sulle procedure e sulla delicatezza con cui sono condotte! Gli addetti del Tribunale Ecclesiastico sono a disposizione. Il Vescovo stesso e i Vicari Generali potranno incontrare ancor prima dei Patroni Stabili quanti intendono iniziare il processo per la verifica della nullità, proprio per fare sentire loro la maternità della Chiesa nell'accertare l'esistenza o meno del fondamento per una causa di nullità.

18. Percorsi per separati

Le importanti e verificate esperienze acquisite negli ultimi decenni di pastorale dei separati suggeriscono una diffusione ulteriore dei percorsi e uno sforzo per l'inserimento delle persone coinvolte nella pastorale ordinaria. L'irrobustimento e la diffusione di questi itinerari, con una particolare attenzione anche ai figli dei separati, sono tra le priorità dell'Ufficio della Famiglia e della nostra pastorale.

19. Accompagnare, discernere, integrare

Tre verbi tra loro legati costituiscono un unico itinerario: accompagnare, discernere, integrare. È evidente che tale itinerario è possibile solo ad una condizione, ossia che sia chiara la presenza della comunità cristiana che vive questo processo. È la comunità – laici e pastori - che deve accompagnare, discernere e integrare chi si incammina verso la crescita nell'amore di Cristo. Di questo percorso ecclesiale di conversione e di integrazione il Vescovo è il primo responsabile. Non è un calcolo matematico da applicare, né un processo da decidere ad arbitrio; e neppure eccezioni da fare o di privilegi da concedere (cfr. 300). È un processo di discernimento che si iscrive in un cammino di coscienza, legato al "foro interno" (direzione spirituale e sacramento della Riconciliazione).

20. Accompagnare

Il Papa fa propri i sei criteri per il discernimento approvati dal Sinodo: 1) «fare un esame di coscienza, tramite momenti di riflessione e di pentimento»; 2) «chiedersi come si sono comportati verso i loro figli quando l'unione coniugale è entrata in crisi»; 3) chiedersi «se ci sono stati tentativi di riconciliazione»; 4) chiedersi «come è la situazione del partner abbandonato»; 5) chiedersi «quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli»; 6) chiedersi «quale esempio essa offre ai giovani che si devono preparare al matrimonio» (cfr. 300). Si tratta di un itinerario di accompagnamento e di discernimento che «orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio. Il colloquio col sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere. Dato che nella stessa legge non c'è gradualità» (cfr. Familiaris consortio, 34), questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa (cfr. 300). Pertanto, «quando si trova una persona responsabile e discreta, che non pretende di mettere i propri desideri al di sopra del bene comune della Chiesa, con un Pastore che sa riconoscere la serietà della questione che sta trattando, si evita il rischio che un determinato discernimento porti a pensare che la Chiesa sostenga una doppia morale» (300).

21. Conoscere per discernere

Occorre una conoscenza non notarile ma paterna e fraterna, l'unica possibile per comprendere «condizionamenti e circostanze attenuanti» (cfr. 305) per quanto riguarda la responsabilità delle azioni. Com'è noto appoggiandosi a San Tommaso d'Aquino, l'Amoris lætitia afferma che «è vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari» (304). Il Papa propone il rapporto tra norma e giudizio nella situazione (discernimento), nel quale, senza eludere o sminuire la norma, non si cade in una riduttiva interpretazione della coscienza morale, quale "applicazione" deduttiva di una fredda normativa. Gli operatori pastorali sono fondamentali in questo, non solo come aiuto ma anche come soggetti per accompagnare il discernimento della persona. In un percorso di discernimento con i divorziati risposati, si deve valutare, come si fa per ogni altro peccato, se esistano le condizioni perché un peccato sia considerato mortale, valutando cioè non solo la materia grave, ma anche le condizioni soggettive, la responsabilità soggettiva e le eventuali circostanze attenuanti.
Il problema è uscire dal presunto conflitto (o alternativa) fra rigore della dottrina e condiscendenza. Non c'è il l'operatore pastorale "buono" o "cattivo": c'è chi si prende cura e chi no. Come abbiamo già detto, alcuni "buoni" di fatto allontanano da un itinerario di vera consapevolezza come alcuni "cattivi" respingono e addirittura rendono impossibile e non attraente la gioia del Vangelo e del matrimonio cristiano! Dobbiamo applicare quanto ci è chiesto, perché il magistero va assunto, rigettando la separazione se non addirittura la contrapposizione tra verità e prassi, tra dottrina e pastorale. Questa responsabilità impone alla Chiesa di praticare un discernimento delle regole che si fa carico della vita delle persone, affinché non vada persa in nessun caso la loro percezione di essere amate da Dio. Discernimento è ben differente da relativismo o arbitrio! Occorre essere consapevoli della diversità delle situazioni. Il discernimento e l'accompagnamento sono un itinerario che richiede di camminare, ascoltare, soffrire, pregare, verificare con le persone, in una parola tanta maternità, paternità e fraternità.
Nel discernimento vanno evitati pertanto quei «giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione» (296). E comunque ogni persona deve trovare posto nella Chiesa: «nessuno può essere condannato per sempre» (297). Le situazioni sono molto diverse tra loro e «non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale» (298). In tale prospettiva «è comprensibile – continua il Papa - che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi» (300). L'accompagnamento pastorale dei separati, divorziati, abbandonati è indispensabile per giungere al discernimento. I presbiteri hanno il compito di «accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l'insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo. In questo processo sarà utile fare un esame di coscienza, tramite momenti di riflessione e di pentimento» (300). L'obiettivo è orientare questi fedeli «alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio» (337). Sono le persone che devono essere condotte «alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere» (337). Per fare questo sono richieste alcune condizioni come «umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa» (337). «Questi atteggiamenti sono fondamentali per evitare il grave rischio di messaggi sbagliati, come l'idea che qualche sacerdote possa concedere rapidamente "eccezioni", o che esistano persone che possano ottenere privilegi sacramentali in cambio di favori» (338).

22. Formare e formarsi ad un vero discernimento

Il Papa afferma: «La Chiesa deve accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, […], ridonando fiducia e speranza» (291). Evitando il «rischio di messaggi sbagliati» (300), di rigidità o di lassismo, dobbiamo aiutare la formazione di una coscienza di vera conversione. Questo discernimento pastorale delle singole persone è un aspetto molto delicato e deve tener conto del «grado di responsabilità» (300) che non è uguale in tutti i casi, del peso dei «condizionamenti o dei fattori attenuanti» (305), per cui è possibile che, dentro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o non lo sia in modo pieno – si possa trovare un percorso per crescere nella vita cristiana, «ricevendo a tale scopo l'aiuto della Chiesa» (305).
Riguardo a questo aiuto che la Chiesa offre al fedele per crescere nella vita cristiana la nota 351 precisa: «In certi casi, potrebbe essere anche l'aiuto dei sacramenti». Il Papa usa il condizionale, dunque non dice che bisogna ammettere ai sacramenti, sebbene non lo escluda ad alcune condizioni. Dobbiamo aiutare gli interessati perché arrivino alla consapevolezza della loro condizione davanti al Signore e alla Chiesa. La Chiesa segue la via della gradualità, vale a dire di far maturare nel tempo la consapevolezza di un bene maggiore da conseguire attraverso tappe di crescita, aiutando ciascuno a trovare un modo proprio di partecipare alla comunità ecclesiale.
Non si tratta di un "permesso" di ricevere la comunione eucaristica, ma di un cammino per un incontro personale con il Signore Gesù nella Chiesa. Dovranno essere applicati i principi universali della morale cattolica a cui tutti siamo tenuti: l'adesione alla grazia e l'obbedienza alla legge di Dio, qui e ora, il ricercare il maggiore bene concretamente possibile, il fatto che non si può pretendere da nessuno quello che a lui è oggettivamente impossibile. Le persone, infatti, «tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle» (37). Perciò è necessario che il fedele giunga alla consapevolezza di aver fatto il possibile per aderire alla volontà di Dio nella sua condizione e, nel caso riconosca di non esservi riuscito in passato, abbia attivato un cammino di vera conversione, rimediando per quanto possibile al male compiuto, dentro un processo di crescita nella vita cristiana, con l'aiuto della Chiesa.
Il magistero di Papa Francesco porta a riscoprire l'importanza della coscienza personale nella vita cristiana e nella vita della Chiesa. La coscienza, ci dice il Vaticano II, «è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità» (GS 16). E poi aggiunge: «Quanto più, dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità» (ibidem). L'Amoris lætitia applica il principio della morale tradizionale della Chiesa riportato nel Catechismo della Chiesa cattolica (cfr. n. 1735 e 2352).
«Comprendo – scrive il Papa – coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada» (308).

23. Il foro interno

Come ricordato dai Vescovi della regione di Buenos Aires non si tratta di "permesso" per accedere ai sacramenti, ma di un processo di discernimento accompagnato da un pastore. Questo discernimento è «personale e pastorale» (300). In questo percorso, il pastore deve porre l'accento sull'annuncio fondamentale, il kerygma, che stimoli all'incontro personale con Gesù Cristo vivo o a rinnovare tale incontro (cfr. 58). Questo cammino non finisce necessariamente nell'accesso ai sacramenti; in ogni caso deve promuovere l'integrazione nella vita della Chiesa: una maggior presenza nella comunità, la partecipazione a gruppi di preghiera o di meditazione, l'impegno in qualche servizio ecclesiale, etc. (cfr. 299).
Quando le circostanze concrete di una coppia lo rendono fattibile, in particolare quando entrambi sono cristiani con un cammino di fede, si può proporre l'impegno di vivere la continenza sessuale. L'Amoris lætitia non ignora le difficoltà di questa scelta (cfr. nota 329) e lascia aperta la possibilità di accedere al sacramento della Riconciliazione quando non si riesca a mantenere questo proposito. È a tutti evidente che questa scelta radicale è una altissima testimonianza della fede nell'indissolubilità del matrimonio e una grazia speciale data per l'edificazione di tutti. A questa testimonianza si aggiunge quella di chi, avendo subito una separazione, è rimasto fedele al coniuge che lo ha lasciato, rinunciando deliberatamente ad una nuova unione, testimoniando l'amore incondizionato e irrevocabile di Dio che, se noi manchiamo di fede, resta fedele, perché non può rinnegare se stesso.
Il Papa richiede una speciale attenzione per «una nuova unione che viene da un recente divorzio» o per «la situazione di chi è ripetutamente venuto meno ai propri impegni familiari» (298). O, ancora, quando c'è una sorta di apologia o di ostentazione della propria situazione «come se facesse parte dell'ideale cristiano» (297). In questi casi più difficili, i pastori devono accompagnare le persone con pazienza cercando comunque qualche cammino di integrazione (cfr. 297, 299).
È sempre importante orientare le persone a mettersi in coscienza davanti a Dio e a questo fine è utile l'«esame di coscienza» che propone l'Amoris lætitia (cfr. 300), specialmente per ciò che si riferisce a «come ci si è comportati con i figli» o con il coniuge abbandonato. Quando ci sono state ingiustizie non risolte, l'accesso ai sacramenti risulta di particolare scandalo. Può essere opportuno che un eventuale accesso ai sacramenti si realizzi in modo riservato, soprattutto quando si possano ipotizzare situazioni di disaccordo. Ma allo stesso tempo non bisogna smettere di accompagnare la comunità per aiutarla a crescere in spirito di comprensione e di accoglienza, badando bene a non creare confusioni a proposito dell'insegnamento della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio. La comunità è strumento di una misericordia che è «immeritata, incondizionata e gratuita» (297).

24. Conclusione. Il primato dell'evangelizzazione

«Capita spesso, a noi preti, di sentire l'esperienza dei nostri fedeli che ci raccontano di aver incontrato nella Confessione un sacerdote molto "stretto", oppure molto "largo", rigorista o lassista. E questo non va bene. Che tra i confessori ci siano differenze di stile è normale, ma queste differenze non possono riguardare la sostanza, cioè la sana dottrina morale e la misericordia. Né il lassista né il rigorista rende testimonianza a Gesù Cristo, perché né l'uno né l'altro si fa carico della persona che incontra. Il rigorista si lava le mani: infatti la inchioda alla legge intesa in modo freddo e rigido; il lassista invece si lava le mani: solo apparentemente è misericordioso, ma in realtà non prende sul serio il problema di quella coscienza, minimizzando il peccato. La vera misericordia si fa carico della persona, la ascolta attentamente, si accosta con rispetto e con verità alla sua situazione, e la accompagna nel cammino della riconciliazione. E questo è faticoso, sì, certamente. Il sacerdote veramente misericordioso si comporta come il Buon Samaritano… ma perché lo fa? Perché il suo cuore è capace di compassione, è il cuore di Cristo! Sappiamo bene che né il lassismo né il rigorismo fanno crescere la santità. Forse alcuni rigoristi sembrano santi, santi… Ma pensate a Pelagio e poi parliamo… Non santificano il prete, e non santificano il fedele, né il lassismo né il rigorismo! La misericordia invece accompagna il cammino della santità, la accompagna e la fa crescere… Troppo lavoro per un parroco? È vero, troppo lavoro! E in che modo accompagna e fa crescere il cammino della santità? Attraverso la sofferenza pastorale, che è una forma della misericordia. Che cosa significa sofferenza pastorale? Vuol dire soffrire per e con le persone. E questo non è facile! Soffrire come un padre e una madre soffrono per i figli; mi permetto di dire, anche con ansia…».
La vera sfida è il primato dell'evangelizzazione. L'accoglienza cordiale ed intelligente del documento papale ci aiuti ad evangelizzare la stupenda vocazione coniugale e familiare, declinandone il valore rispetto alle concrete sfide che nuove prassi pongono alla Chiesa e alla società.
Di fatto, tutto lo sforzo di conversione pastorale promosso da Francesco consiste nel rendere i pastori più sensibili al cambiamento culturale e alle situazioni complesse del nostro tempo.

Bologna, 26 luglio 2018
Memoria dei Santi Gioacchino e Anna

+ Matteo Zuppi
Arcivescovo di Bologna

Nota Pastorale
"Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua" (Atti 2,6)
Tutti più missionari

1. Carissimi,
in questi anni abbiamo a lungo parlato del futuro della nostra Chiesa di Bologna e dei cambiamenti che questo ci chiede. Ringrazio di cuore il Vicario per la Sinodalità e i quattro Segretari (pianura, montagna, cintura periferica, centro) per il grande lavoro svolto e per i suggerimenti proposti. È una responsabilità e una passione che abbiamo tutti per portare avanti una tradizione così ricca di testimoni antichi e recenti di amore per il Vangelo e per la Chiesa, da quelli noti a tutti per il ruolo avuto e per la rappresentatività ai tantissimi "santi della vita quotidiana" indicati da Papa Francesco nella sua Gaudete et Exultate. I discepoli di Gesù sono chiamati ad essere santi per aiutare la Chiesa, perché sia se stessa uscendo, vivendo la missione di comunicare a tutti il Vangelo. Ognuno ha la sua missione e cercare di essere santi ci aiuta a trovare il nostro contributo unico, irripetibile, importante.

2. L'Anno della Misericordia ci ha fatto gustare la gioia di essere abbracciati dal Signore, di non avere paura di abbandonarci al suo amore di Padre e, amati da Lui, potere guardare con i suoi sentimenti il mondo intorno. Il Congresso Eucaristico ci ha fatto contemplare il mistero sempre nuovo della sua presenza nell'Eucarestia, pane di vita eterna e nutrimento del cammino, per riconoscerlo nei suoi fratelli più piccoli e nella città degli uomini. "Voi stessi date loro da mangiare": un invito che ci ha reso consapevoli di chi siamo e di come la nostra povertà offerta può rispondere alle domande di amore della folla. Questo anno come i discepoli di Emmaus ci siamo di nuovo confrontati con la sua Parola, quella che fa ardere il cuore di gioia e di speranza e ci rende comunicatori del Vangelo ai tanti pellegrini della vita che incontriamo nel nostro cammino.

Tempo favorevole

3. Tutti i tempi sono il kairos di Dio, quelli opportuni in cui vivere oggi il suo amore, testimoniarlo, seguendo Gesù nella sua appassionata scelta di salvare gli uomini. Altrimenti, sempre "accesi da zelo per la religione", finiamo per diventare quei profeti di sventura di cui parlava San Giovanni XXIII, che "valutano i fatti senza sufficiente obiettività né prudente giudizio", perché "non sono capaci di vedere altro che rovine e guai", dicendo che "i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori", "annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo", e soprattutto non sanno "vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l'opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa".

4. Siamo chiamati non a lamentarci, ma a costruire; non a restare a guardare ma ad aiutare; non a mettere prima i nostri interessi, ma a capire quello di cui c'è bisogno, per trovare anche oggi nelle "avverse vicende umane" il bene della Chiesa che amiamo, Madre affidataci da Gesù ed alla quale ognuno di noi è affidato.

Le zone pastorali

5. Scrivevo nella lettera pastorale: "È necessaria la rivisitazione missionaria della Chiesa di Bologna. È un processo, che non richiede sintesi affrettate o geometrie astratte, come non può sopportare rimandi inutili e pigri, l'illusione di potere aspettare oppure di evitare la parzialità di scelte". Dopo una riflessione che ha coinvolto principalmente i preti, sono state stabilite delle "zone pastorali" e, dopo consultazioni con i Vicari episcopali e i Segretari per la Sinodalità, ho nominato i Moderatori di ogni zona, che avranno il compito di promuovere la comunione tra tutte le componenti: parrocchie, comunità, religiosi, associazioni, movimenti e altre realtà pastorali. Sono nominati per un triennio e, collaborando con il Vicario pastorale, convocano l'assemblea zonale; insieme ad una piccola équipe coordinano le iniziative pastorali della zona e favoriscono il clima di collaborazione tra i vari soggetti presenti.

6. La zona pastorale è un territorio (storicamente si chiamavano collegiate o pievi) nel quale ogni parrocchia e realtà pastorale sono soggetti in una rete di comunione, di fraternità e dove tutti possono portare il loro originale e specifico contributo, fosse solo quello di esistere e di pregare assieme.

7. Scrivevo ancora nella lettera pastorale: "La dinamica è sempre quella di una madre e non di una istituzione, di una comunione e non di un'organizzazione, di una fraternità e non di stazioni funzionali. La dinamica è quella della comunione, che sostiene e valorizza tutte le realtà ecclesiali perché crescano nella generosità e nella missionarietà, perché spendano il proprio carisma nell'accoglienza e nell'annuncio del Vangelo o anche semplicemente garantendo la preghiera, la celebrazione della Parola, l'attenzione al prossimo con le iniziative di carità". 

Zone pastorali e parrocchie

8. Le zone pastorali sono varie a seconda delle realtà, (alcune composte da diverse parrocchie "grandi", altre da una parrocchia più grande e da altre piccole, altre ancora da tutte parrocchie "piccole"). Esse sono un ambito che abbiamo individuato - come del resto è avvenuto nella maggiore parte delle Diocesi in Italia e nel Nord Europa - non per ritirarci e dispiegare a risparmio le forze rimaste, ma perché ogni realtà sia valorizzata e viva guardando fuori, avanti e soprattutto si pensi in comunione con le altre. Non si tratta di un'addizione di parrocchie. Sarebbe davvero triste. La Comunione permette un'organizzazione variabile, capace di tenere assieme realtà molto diverse ed è un collante che realizza il poliedro che è sempre la Chiesa. Ogni realtà è se stessa inserita in questo insieme e capace di collaborare per un reciproco arricchimento.

9. La parrocchia, scrive l'Evangelii Gaudium, continuerà ad essere «la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie». La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell'ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell'annuncio, della carità generosa, dell'adorazione e della celebrazione. "Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell'evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario".
10. Le parrocchie restano tali. Anche le più piccole tra esse hanno una funzione importantissima, che si rivelerà ancora di più se vissuta in chiave di accoglienza e di missione. Le Parrocchie sono avanguardie che raccolgono dalla dispersione, che generano comunione e lanciano la comunità in una dimensione di servizio alla città degli uomini. Esse non sono retroguardie o eredità del passato. La parrocchia è la nostra casa dove viviamo la dimensione familiare dell'Eucarestia, dell'incontro, del nostro cammino.  È indubbio che le comunità piccole hanno una partecipazione proporzionalmente maggiore, realtà dove si intessono legami intensi e affettivi che non dobbiamo disperdere e anche solo contristare. Sono un patrimonio che occorre difendere ed aprire perché possano accogliere tanti.

11. Alcune parrocchie saranno soppresse, quelle dove da anni non si celebra più stabilmente la S. Messa o il culto è ridotto alla festa del Patrono. È una scelta per una necessaria semplificazione amministrativa che i presbiteri auspicano e che comunque non significa che non saranno più usate per le attività liturgiche desiderate e necessarie.

12. Le zone diventano la comunione più grande nella quale ogni parrocchia si pensa e si esercita nell'aiuto e nella pastorale. Le zone pastorali non significano affatto annessione di realtà piccole in quelle più grandi. Sarebbe aziendale e miope, perché ognuna è un soggetto e il numero non è mai stato il criterio del Signore che anzi ha sempre parlato di un piccolo gregge proprio per sottolineare come quella che chiama intorno a sé è una famiglia e non una realtà anonima.

13. Le zone, allora, non sono tanto una riorganizzazione amministrativa, pur necessaria, ma lo strumento per crescere, aiutarsi, attuare più coerentemente la missione affidataci. La stessa scelta del territorio delle zone non è stata pensata a partire dalle parrocchie ma dal territorio, da quella "citta degli uomini" dove le persone vivono, si muovono e dove noi incontriamo quella folla a cui siamo mandati per donare il Pane della presenza di Gesù. Solo facendolo possiamo capire la forza che abbiamo tra le mani, partendo sempre da quei cinque pani e due pesci che sono la nostra debolezza, personale e di comunità.

14. Le zone non sono un'addizione di realtà, spesso deludente, ma una moltiplicazione, pensarsi assieme "per" qualcuno, rispettando la storia di ogni realtà, cercando la complementarietà, trovando il genio pastorale di ogni comunità, favorendo sintesi nuove e eventuali collaborazioni sempre tese ad accogliere e a avvicinare tanti e a dare la responsabilità ai laici e a quanti vogliono mettersi al servizio della grande messe di questo mondo.

Pastorale di comunione

15. Dobbiamo passare da una parrocchia autosufficiente ad una comunione di parrocchie. Molti di noi sono cresciuti con una parrocchia che aveva tutte le attività al suo interno e dove il parroco e i suoi collaboratori pensavano a tutto. Ogni parrocchia chiedeva aiuto solo se aveva qualche necessità. Questo aveva ed ha indubbiamente un grande vantaggio: sentire come casa propria ed in maniera più personale le attività che si facevano. È quanto dicevo all'inizio: il legame affettivo è decisivo perché la Chiesa è una realtà umana concreta e il Vangelo si comprende meglio quando diventa incontro, relazione, quella "esperienza di fraternità", "carovana solidale", "santo pellegrinaggio" (EG 87). Diventiamo santi in comunità perché "la santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due". Dobbiamo passare dall'autosufficienza delle Parrocchie alla comunione tra loro e questo valorizza ogni realtà, spingendo a fare crescere l'amicizia all'interno di ogni stessa comunità.

16. Questo richiede di non perdere il coinvolgimento personale e l'attaccamento alla propria realtà. Il "ministero della comunione" è affidato a tutti! Dipende da ognuno di noi se ci abituiamo a fare le cose insieme, anzi a farle di più, ad arricchirci e arricchire. Certo, sappiamo bene che non è facile lavorare assieme, che a volte ci sentiamo estranei in realtà che non sono immediatamente le nostre, magari anche se adiacenti! Possiamo sentirci a casa ovunque vi è un fratello. Quante occasioni perse proprio perché collaboriamo poco e quante nuove possibilità se ci aiutiamo!

17. La zona comprende tutti i soggetti attivi nell'annuncio e testimonianza del Regno: parrocchie, comunità religiose, associazioni di volontariato, quanti vivono varie esperienze pastorali (penso ai piccoli gruppi del Vangelo oppure anche solo incontri in luoghi di lavoro e di cura) e che possono essere esplicitamente coinvolti nel lavoro sinodale.

Le diaconie

18. Accanto alle zone pastorali prevediamo delle diaconie per gli ambiti non territoriali, quali ad esempio i giovani, la sanità, il turismo, la cultura, il lavoro, l'università. Esse non sono quindi su base territoriale, bensì di ambiente, dove potere avviare una presenza nei luoghi del lavoro o creare opportunità di incontro e di pastorale. Anche queste arricchiscono la pastorale e ci aiutano a pensare nuove presenze là dove vive la città degli uomini e noi possiamo incontrare e stabilire una relazione con le persone.

Il prossimo anno pastorale

19. L'anno prossimo nelle tre tappe previste per continuare il cammino sinodale guidati dall'Evangelii Gaudium (momenti che possono essere vissuti divisi nelle varie realtà o insieme nella zona stessa a secondo delle opportunità pastorali ritenute migliori e più efficaci per un confronto che coinvolga tutti), ci vogliamo interrogare su quali sono le domande spirituali che incontriamo o che giungono alle nostre realtà, primo passo per un cammino di rivisitazione della catechesi per l'iniziazione cristiana e per gli adulti, perché siamo capaci di fare conoscere Gesù a quanti in molti modi, a volte inconsapevoli, indiretti, contraddittori, cercano il suo amore, per generare alla fede e perché tanti lo sentano vicino.

20. L'icona biblica da cui partiremo sarà Pentecoste. Sì, la missione della Chiesa è opera dello Spirito. Soltanto se ci lasciamo scaldare il cuore dalla fiamma dello Spirito troveremo la forza e la gioia della missione: è lui che ci rende capaci di parlare la lingua degli ascoltatori, ossia di metterci in sintonia con la cultura e i bisogni della gente di oggi a cui è offerta la salvezza in Gesù. Pietro parla galileo, il suo dialetto: non ha fatto studi di dizione, non ha imparato a memoria delle istruzioni per l'uso o tutte le lingue, ma proprio perché pieno di amore e passione diventa capace di parlare a tutti con la sua espressione.

21. Le nostre parrocchie non vivono per se stesse, per conservare una realtà bellissima ma senza vita. Sono nate come casa del Signore, suo Tempio, manifestazione della sua presenza. Ho vissuto tanto la loro importanza in occasione della riapertura di alcune chiese dopo il terremoto. Mi ha commosso la gioia di quanti potevano finalmente tornare a pregare e riunirsi nei luoghi della loro fede. Vorrei sperimentassimo tutti la stessa riscoperta anche dell'edificio di pietre vive che siamo ognuno di noi!

22. "Il fine" della missione a cui lo Spirito abilita i discepoli è lo stesso del Signore Gesù, ossia "il regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento, quando comparirà Cristo, vita nostra" (LG 9). Vogliamo ascoltare e provare a rispondere assieme alla domanda che ci viene rivolta in tanti modi dagli uomini che incontriamo: "Che cosa dobbiamo fare?".

23. Nelle zone pastorali abbiamo indicato quattro ambiti in cui iniziare un confronto dove gli operatori e le persone interessate potranno iniziare a identificare le possibilità concrete di comunione, a quali necessità rispondere per crescere assieme:
Catechesi;
Giovani;
Caritas;
Liturgia.

24. In questo progetto pastorale-missionario ogni battezzato riscopre la sua vocazione ad essere discepolo e missionario, non per concessione o supplenza, ma in risposta ai carismi propri. È pertanto necessario che tutti i battezzati siano coinvolti, specialmente gli "operatori pastorali" e quanti pensano di potere aiutare il nostro cammino.

Le assemblee zonali

25. Il cammino sinodale della nostra Chiesa avrà un momento importante, che avvierà le tre tappe previste anche questo anno per scandire un cammino che sia particolare e generale, nella assemblea zonale che si terrà all'inizio dell'anno pastorale, in una data che il Moderatore, con gli altri soggetti e operatori pastorali, riterranno migliore.

26. L'assemblea di zona è la prima occasione dove ci incontreremo e inizieremo a confrontarci assieme. Quanti sono più avanti in questo cammino, vivendo esperienze che durano già da anni, cercheranno ancora di più di crescere nella comunione per raggiungere tante periferie umane; altri si interrogheranno su quali sono le sfide pastorali nel loro territorio per affrontare assieme le domande e condividere il cammino. Vogliamo così continuare a vivere quella "conversione missionaria e pastorale" avviata già da alcuni anni nella Diocesi di Bologna con il progetto della pastorale integrata, in continuità con lo sguardo compassionevole verso la folla ripropostoci dal Congresso Eucaristico Diocesano e con l'entusiasmo suscitato in noi dalla comprensione delle Scritture, ravvivato nell'anno della Parola.

Un cammino sinodale

27. Siamo chiamati tutti ad un grande sforzo di comunione, cioè di ascolto, di amicizia, di generosità, di riscoperta. E' un dono grande. Scrivevo nella lettera: "Essa è già tra di noi perché ce l'affida Colui che ci raduna, che ci chiama ad essere suoi, che ci ha reso cristiani. La comunione è ciò che permette alla Chiesa di dare valore ad ognuno, di valorizzare i carismi, di coniugare l'io e il noi in quella relazione intima, che è l'amore fraterno. Cosa sarebbe la Chiesa senza comunione?".

28. È il sogno di Papa Francesco che ispira le assemblee di zona: "Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l'evangelizzazione del mondo attuale, più che per l'autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie". (E.G. 27) 

29. Il Signore e la Vergine Maria, Madre della Chiesa, ci accompagnino e ispirino a tutti la passione di Pentecoste, perché "siano diffusi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continuino oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che ha operato agli inizi della predicazione del Vangelo".

 

Bologna, 1 luglio 2018, memoria del B. Ferdinando Maria Baccilieri

+ Matteo Zuppi, Arcivescovo

Zone pastorali e moderatori dell'Arcidiocesi di Bologna

Fanno parte delle Zone Pastorali non solo le Parrocchie qui riportate, ma anche tutte le Comunità cristiane presenti sul territorio (Monasteri, conventi, case religiose, sedi di Associazioni e Movimenti ecclesiali).

1. Vicariato di Bologna Centro
1. S. Pietro - Moderatore: Mons. Rino Magnani
S. Pietro nella Metropolitana 1, S. Maria Maggiore 2.850, S. Martino 1.760, S. Paolo Maggiore 1.200, Ss. Bartolomeo e Gaetano 1.720, Ss. Gregorio e Siro 2.054, Ss. Vitale e Agricola 3.022, S. Michele degli Ucraini (parrocchia personale di rito orientale) = 12.607
2. S. Donato - Moderatore: Mons. Alessandro Benassi
S. Benedetto 2.200, S. Carlo 2.510, S. Maria e S. Domenico della Mascarella 1.450, S. Maria Maddalena 1.280, S. Maria della Pietà 2.739, B.V. del Soccorso 1.700 = 11.879
3. S. Stefano - Moderatore: Mons. Lino Goriup
S. Giovanni in Monte 2.174, SS. Trinità 2.551, S. Giuliano 4.114, S. Caterina di Strada Maggiore 2.590, Ss. Giuseppe e Ignazio 1.700, S. Procolo 2.153, S. Croce dei Romeni (parrocchia personale di rito orientale) = 15.282
4. S. Felice - Moderatore: Don Davide Baraldi
S. Maria della Carità 5.775, S. Maria e S. Valentino della Grada 1.650, S. Isaia 2.415, S. Caterina di Via Saragozza 2.300, Ss. Filippo e Giacomo 2.802 = 14.942

2. Vicariato di Bologna Nord
5. S. Donato fuori le mura - Moderatore: Don Marco Grossi
S. Egidio 6.042, S. Antonio Maria Pucci 4.978, S. Caterina al Pilastro 8.500, S. Nicolò di Villola 268, Quarto Superiore 487, S. Domenico Savio 5.848, S. Donnino 4.063, S. Maria del Suffragio 4.859, S. Vincenzo de' Paoli 7.280 = 42.325
6. Bolognina – Beverara - Moderatore: Don Santo Longo
Gesù Buon Pastore 2.399, S. Cristoforo 7.479, S. Girolamo dell'Arcoveggio 5.787, Sacro Cuore 8.968, Ss. Angeli Custodi 7.752, S. Bartolomeo della Beverara 8.413, S. Ignazio d'Antiochia 3.600, S. Martino di Bertalia 4.430 = 48.828
7. Corticella - Moderatore: Don Giancarlo Guidolin, crl
S. Antonio alla Dozza 2.700, Calamosco 306, S. Giuseppe Lavoratore 4.500, Ss. Monica e Agostino 4.015, Santi Savino e Silvestro di Corticella 7.210 = 18.731
8. Castel Maggiore - Moderatore: Don Riccardo Mongiorgi
S. Andrea di Castel Maggiore 7.570, S. Bartolomeo di Bondanello 6.554, Trebbo di Reno 3.700, Sabbiuno di Piano 778, Funo 5.644 = 24.246
9. Granarolo - Moderatore: Don Filippo Passaniti
Cadriano 1.170, Granarolo 5.579, Lovoleto 852, Quarto Inferiore 1.703, Viadagola 1.127 = 10.431

3. Vicariato di Bologna Sud-Est
10. Colli - Moderatore: Don Andrea Mirio
SS.ma Annunziata 1.800, Paderno 410, Ss. Francesco Saverio e Mamolo 2.020, Gaibola 307, S. Michele in Bosco 89, S. Maria della Misericordia 2.997, S. Antonio da Padova 2.450, S. Anna 3.360, S. Silverio di Chiesa Nuova 9.000 = 22.433
11. Toscana - Moderatore: Don Alessandro Arginati
B. Vergine del Carmine di Monte Donato 525, Madonna del Lavoro 6.900, S. Gaetano 1.736, S. Ruffillo 5.156 = 14.317
12. Ortolani - Moderatore: Don Riccardo Respini, sdb
S. Giacomo fuori le Mura 8.000, S. Giovanni Bosco 9.648, S. Lorenzo 5.130, Ponticella 3.000 = 25.778
13. Mazzini - Moderatore: Don Raffaele Guerrini
S. Maria Lacrimosa degli Alemanni 5.370, S. Maria Goretti 5.568, S. Severino 8.462, S. Teresa del Bambino Gesù 8.490 = 27.890
14. Massarenti - Moderatore: Don Angelo Baldassarri
S. Antonio di Savena 6.798, Croce del Biacco 4.480, S. Rita 9.600 = 20.878
15. Fossolo - Moderatore: Don Stefano Culiersi
Corpus Domini 7.004, Nostra Signora della Fiducia 4.500, S. Maria Annunziata di Fossolo 5.788 = 17.292

4. Vicariato di Bologna-Ravone
16. Via Emilia - Moderatore: Don Alessandro Astratti
Maria Regina Mundi 4.295, S. Giuseppe Cottolengo 7.285, S. Maria delle Grazie 6.042, S. Paolo di Ravone 11.648 = 29.270
17. Meloncello – Funivia - Moderatore: Don Mirko Corsini
S. Croce di Casalecchio di Reno 7.025, S. Gioacchino 3.674, S. Maria Madre della Chiesa 7.294, S. Eugenio 1.464, S. Giuseppe Sposo – Cappuccini 4.747, S. Maria di Casaglia 391, Sacra Famiglia 6.900 = 31.495
18. Barca
Beata Vergine Immacolata 12.480, Cristo Re 10.100, S. Andrea della Barca 5.051 = 27.631

5. Vicariato di Bologna-Ovest
19. Borgo Panigale e Lungo Reno - Moderatore: Don Guido Montagnini
Cuore Immacolato di Maria 3.839, Nostra Signora della Pace 2.100, Casteldebole 6.000, S. Maria Assunta di Borgo Panigale 8.500, S. Maria del Carmine di Rigosa 313, S. Pio X 4.348 = 25.100
20. Calderara di Reno e Sala Bolognese - Moderatore: Don Marco Bonfiglioli
Calderara 7.711, Longara 3.340, Sacerno 565, S. Vitale di Reno e Lippo 2.185, Bagno di Piano 338, Bonconvento 447, Osteria Nuova 2.151, Padulle 2.730, Sala Bolognese 2.142 = 21.609
21. Casalecchio di Reno - Moderatore: Don Sanzio Tasini
Cristo Risorto 3.990, Eremo di Tizzano 120, S. Giovanni Battista 7.400, S. Lucia 8.500, Ceretolo 3.707, S. Martino 3.723, S. Biagio 4.197, = 31.637
22. Zola Predosa e Anzola dell'Emilia - Moderatore: Don Daniele Busca
Gesso 4.239, Ponte Ronca 2.150, Riale 3.871, Zola Predosa 8.500, Anzola 8.539, Le Tombe 2.153, Spirito Santo 750, S. Maria in Strada 1.112 = 31.314

6. Vicariato di Bazzano
23. Calderino - Moderatore: Don Giuseppe Salicini
Calderino 5.851, Mongiorgio 521, Monte Maggiore 385, Monte S. Giovanni 2.061, Monte S. Pietro 214, Mongardino 600, Rasiglio 465, Ronca 224, S. Lorenzo in Collina 987, S. Martino in Casola 1.050 = 12.358
24. Valsamoggia - Moderatore: Can. Franco Govoni
Bazzano 7.270, Montebudello 320, Monteveglio 3.520, Oliveto 1.330, Fagnano 250, Merlano 104, Ponzano 180, S. Apollinare di Serravalle 2.633, S. Biagio di Savigno 123, S. Croce di Savigno 80, S. Giorgio di Samoggia 131, S. Matteo di Savigno 1.364, S. Pietro di Serravalle 240, Tiola 136, Zappolino 700, Calcara 3.461, Crespellano 6.989, Pragatto 1.474 = 30.305

7. Vicariato di Persiceto-Castelfranco
25. Persiceto - Moderatore: Mons. Amilcare Zuffi
Amola di Piano 930, Castagnolo di Persiceto 667, Le Budrie 1.599, Lorenzatico 419, Madonna del Poggio 2.200, S. Giovanni Battista 9.600, S. Matteo della Decima 6.000, San Camillo de'Lellis 5.022, Tivoli 502, Zenerigolo 997 = 27.936
26. Crevalcore - Moderatore: Don Adriano Pinardi
Caselle di Crevalcore 677, Crevalcore 11.036, Ronchi di Crevalcore 338, Sammartini 275, Sant'Agata Bolognese 7.200 = 19.526
27. Castelfranco - Moderatore: Can. Remigio Ricci
Castelfranco Emilia 16.746, Cavazzona 1.193, Gaggio di Piano 1.983, Manzolino 1.582, Panzano 1.257, Piumazzo 4.067, Rastellino 365, Recovato 952, Riolo 1.043 = 29.188

8. Vicariato di Cento
28. Cento - Moderatore: Mons. Stefano Guizzardi
Penzale 7.400, S. Biagio di Cento 6.474, San Pietro di Cento 5.324 = 19.198
29. Renazzo e Terre del Reno - Moderatore: Don Marco Ceccarelli
Alberone 943, Bevilacqua 1.500, Buonacompra 764, Casumaro 2.514, Dodici Morelli 2.486, Galeazza Pepoli 250, Palata Pepoli 724, Renazzo 4.374, Reno Centese 1.098, Corpo Reno 2.185, Dosso 1.884, S. Agostino 3.637, San Carlo Ferrarese 1.857, Mirabello 3.301 = 27.517
30. Pieve di Cento - Moderatore: Can. Angelo Lai
Pieve di Cento 7.019, Castello d'Argile 4.519, Venezzano-Mascarino 1.450 = 12.988

9. Vicariato di Galliera
31. S. Giorgio di Piano, Argelato, Bentivoglio - Moderatore: Can. Luigi Gavagna
S. Giorgio di Piano 6.661, Cinquanta 504, Gherghenzano 730, Stiatico 610, Argelato 4.026, Casadio 503, Bentivoglio 1.171, Castagnolo Minore 677, Saletto 630, S. Maria in Duno 859, S. Marino 1.410 = 17.781
32. S. Pietro in Casale, Galliera, Poggio Renatico - Moderatore: Don Dante Martelli
S. Pietro in Casale 8.810, Cenacchio 189, Gavaseto 313, Maccaretolo 972, Massumatico 346, Poggetto 483, Rubizzano 357, S. Alberto 336, Galliera 911, S. Venanzio di Galliera 2.368, Ss. Vincenzo e Anastasio di Galliera 2.302, Poggio Renatico 6.153, Chiesa Nuova 390 = 23.930
33. Minerbio, Baricella, Malalbergo - Moderatore: Don Stefano Zangarini
Minerbio 5.744, Ca' de' Fabbri 3.095, Armarolo 159, S. Giovanni in Triario 246, S. Martino in Soverzano 150, Baricella 4.488, Boschi di Baricella 720, S. Gabriele 1.885, Passo Segni 210, Altedo 5.274, Malalbergo 2.144, Pegola 960, Gallo Ferrarese 2.133 = 27.208

10. Vicariato di Budrio
34. Budrio - Moderatore: Don Gabriele Davalli
S. Lorenzo 7.000, Pieve di Budrio 4.280, Bagnarola 650, Cazzano 568, Cento di Budrio 551, Dugliolo 694, Mezzolara 2.375, Prunaro 697, Ronchi 120, Vedrana 1.604, Vigorso 270 = 18.809
35. Medicina - Moderatore: Mons. Marcello Galletti
Medicina 8.463, Buda 312, Ganzanigo 1.470, Fiorentina 334, S. Antonio della Quaderna 722, Portonovo 361, Ss. Giovanni Battista e Donnino di Villa Fontana chiesa cadente (Fossatone) 530, S. Maria di Villa Fontana 1.850 = 14.042
36. Molinella - Moderatore: Don Federico Galli
Molinella 9.519, Marmorta 1.350, S. Martino in Argine 2.179, S. Pietro Capofiume 2.380, Selva Malvezzi 529 = 15.957

11. Vicariato di Castel S. Pietro Terme
37. Castel S. Pietro Terme e Castel Guelfo - Moderatore: Don Gabriele Riccioni
Castel S. Pietro Terme 11.643, S. Giorgio di Varignana – Osteria Grande 4.340, Gallo Bolognese 550, Casalecchio dei Conti 150, S. Maria e S. Lorenzo di Varignana 582, S. Martino in Pedriolo 772, Liano 555, Frassineto 295, Rignano 237, Madonna del Lato 112, Castel Guelfo 4.354, Crocetta Hercolani 512, Poggio Grande 821, Gaiana 521 = 25.444

12. Vicariato di Setta-Savena-Sambro
38. Castiglione dei Pepoli - Moderatore: P. Costante Amadeo, sci
Castiglione dei Pepoli 3.332, Creda 328, Lagaro 1.014, Sparvo 174, Trasserra 201, Le Mogne 122, Baragazza 764, Burzanella 285 = 6.220
39. Loiano e Monghidoro - Moderatore: Don Enrico Peri
Loiano 1.600, Barbarolo 750, Scanello 460, Scascoli 153, Bibulano 225, Monghidoro 2.572, Piamaggio 292, Campeggio 540, Fradusto 170, Roncastaldo 204 = 6.966
40. S. Benedetto Val di Sambro - Moderatore: P. Pierluigi Carminati, sci
S. Benedetto Val di Sambro 790, Madonna dei Fornelli 650, Castel dell'Alpi 610, Monteacuto Vallese 294, Pian del Voglio 763, Montefredente 382, Ripoli 576, S. Andrea Val di Sambro 167, Qualto 87 = 4.319

13. Vicariato di Sasso Marconi
41. Sasso Marconi – Marzabotto - Moderatore: Don Paolo Russo
Borgonuovo 2.580, Pontecchio Marconi 1.415, S. Pietro 3.768, S. Lorenzo 2.610, S. Leo 1.200, Battedizzo 438, Sirano 330, Pieve del Pino 592, Marzabotto 2.000, Luminasio 201, Panico 1.582, Pian di Venola 1.122, Sperticano 68, Lagune 176 = 18.082
42. Monzuno - Moderatore: Don Lorenzo Brunetti
Monzuno 1.188, Vado 3.000, Gardeletta 332, Gabbiano 118, Rioveggio 1.155, Trasasso 112, Pian di Setta 261 = 6.166

14. Vicariato dell'Alta Valle del Reno
43. Vergato - Moderatore: Don Silvano Manzoni
Vergato 4.323, Carbona 305, Calvenzano 197, Carviano 452, Grizzana 319, Tavernola 108, Veggio 169, Pioppe 724, Salvaro 854, Riola 1.300, Savignano 284, Vimignano 158, Verzuno 207, Marano 880, Rocca Pitigliana 125 = 10.295
44. Alto Reno Terme – Camugnano – Castel di Casio - Moderatore: Don Lino Civerra
 Porretta Terme 3.800, Casola dei Bagni 1.066, Capugnano 604, Castelluccio 249, Granaglione 85, Borgo Capanne 1.719, Boschi di Granaglione 86, Lustrola 90, Molino del Pallone 152, Camugnano 518, Castel di Casio 297, Pieve di Casio 396, Badi 310, Baigno 226, Bargi 193, Carpineta 141, Suviana 272 = 10.204
45. Lizzano in Belvedere e Gaggio Montano - Moderatore: Don Cristian Bisi
Lizzano in Belvedere 994, Vidiciatico 524, Querciola 386, Gaggio Montano 1.837, Bombiana 368, Silla 1.275 = 5.384
46. Castel d'Aiano e Tolè - Moderatore: Don Paolo Bosi
Castel d'Aiano 800, Sassomolare 92, Labante 241, Pietracolora 327, S. Maria Villiana 125, Villa d'Aiano 305, Rocca di Roffeno 366, Tolè 902, Montepastore 689, Rodiano 165, S. Prospero di Savigno 220, Vedegheto 249, Montasico 106, Cereglio 328, Pieve di Roffeno 73 = 4.988

15. Vicariato di S. Lazzaro-Castenaso
47. S. Lazzaro - Moderatore: Don Stefano M. Savoia
S. Lazzaro di Savena 11.445, S. Francesco d'Assisi 5.081, Croara 1.000, Russo 275, S. Luca alla Cicogna 4.000, Farneto e Mura S. Carlo 2.160, S. Salvatore di Casola 1.102, Colunga 680, Idice 3.356= 29.099
48. Ozzano e Valle dell'Idice - Moderatore: Don Severino Stagni
S. Maria della Quaderna 1.880, S. Pietro di Ozzano 680, S. Cristoforo di Ozzano 8.502, Castel de' Britti 700, Mercatale 1.145, Pizzano 2.400, Sassuno 88, Monterenzio 1.467, Cassano 855, Bisano 610, S. Benedetto del Querceto 448 = 18.775
49. Castenaso - Moderatore: Can. Giancarlo Leonardi
Castenaso 11.600, Fiesso 1.238, Marano 743, Villanova 2.500 = 16.081
50. Pianoro - Moderatore: Don Giulio Gallerani
Pianoro Vecchio 1.984, Pianoro Nuovo 5.994, Musiano 1.620, Monte Calvo 390, Livergnano 380, Rastignano 5.800, S. Maria di Zena 337, S. Andrea di Sesto 1.721, Brento 226 = 18.452

 

Indicazioni operative per le assemblee zonali

L'assemblea è convocatadal Moderatore in accordo con il Vicario pastorale.
Idealmente tutti possono partecipare, ma certamente è necessaria la partecipazione degli "operatori pastorali", i religiosi/e, le associazioni di volontariato, culturali e caritative.
È opportuno che il Moderatore sia coadiuvato da una piccola équipe affiatata (ad esempio: un/a religioso/a, un uomo e una donna) con cui sia facile trovarsi e organizzarsi.
Sarà presieduta da un laico, che può essere individuato per le sue caratteristiche di competenza ecclesiale e umana (catechista, membro di consiglio pastorale, dirigente di associazione laicale, insegnante…).
Il ruolo di presidenza comporta una preparazione che garantisca uno svolgimento ordinato e utile dell'assemblea, da verificare previamente.
Sono necessari facilitatori per i gruppi e occorre che ogni gruppo abbia un verbalizzatore. Il Presidente e il Moderatore, insieme ai facilitatori, preparano per tempo i lavori dei gruppi, sottolineando le specificità della zona.
Tutte le assemblee si svolgeranno secondo uno stesso schema, e seguiranno indicativamente questo ordine del giorno:

  • Accoglienza
  • Preghiera, che sarà preparata a cura dell'Ufficio Liturgico Diocesano
  • Momento spirituale. Lettura e breve commento di Atti 2
  • Video messaggio dell'Arcivescovo
  • Introduzione in assemblea (Segretario per la sinodalità o Vicario pastorale)
  • 4 gruppi (catechisti, giovani, carità, liturgia)
  • Conclusione comune: consegna della sequenza di Pentecoste

Ruoli assembleari

Il Presidente dell'Assemblea accoglie e modera. Il Moderatore guida il momento spirituale. Sarà presente uno dei Segretari per la sinodalità o il Vicario pastorale per rappresentare la comunione più larga della Chiesa di Bologna. I gruppi servono per articolare l'assemblea, favorire la conoscenza ed avviare la programmazione zonale, secondo le indicazioni della Lettera pastorale. Scopo dei lavori di gruppo è avviare una prima programmazione pastorale nella zona, sulla base di una scheda predisposta dagli Uffici diocesani.

Nomine

Don Paolo Dall'Olio senior, attualmente parroco a San Vincenzo de'Paoli, diventerà parroco a San Matteo di Savigno, amministratore parrocchiale di Santa Croce di Savigno, Merlano, Samoggia e cooperatore del Vicario pastorale per la zona pastorale di Valsamoggia.

Don Augusto Modena, attualmente parroco a San Matteo di Savigno e amministratore parrocchiale di Santa Croce di Savigno, di Merlano e Samoggia diventerà parroco a Riola e amministratore parrocchiale di Savignano, Verzuno, Marano di Gaggio Montano, Rocca Pitigliana, nonché rettore del Santuario della Madonna della Consolazione di Montovolo.

Don Paolo Giordani, attualmente vicario parrocchiale a Santa Maria Assunta di Castelfranco Emilia, diventerà parroco a San Vincenzo de' Paoli in città nella zona pastorale di S. Donato Fuori le Mura.

Don Fabio Betti, attualmente parroco a Riola e amministratore parrocchiale di Savignano, Verzuno, Marano di Gaggio Montano e Rocca Pitigliana, nonché rettore del Santuario di Montovolo, diventerà amministratore parrocchiale di Nostra Signora della Fiducia, succedendo a Padre Maurizio Vella, Oblato di Maria Immacolata, nella zona pastorale del Fossolo.

Don Gabriele Stefani, attualmente cooperatore del vicario pastorale per la zona di Porretta Terme e cappellano dell'ospedale di Porretta Terme, diventerà vicario parrocchiale e cooperatore per la zona pastorale di Castelfranco Emilia.

Don Filippo Maestrello, attualmente vicario parrocchiale a Santa Maria Assunta di Borgo Panigale, diventerà parroco a Capugnano e Castelluccio nonché cooperatore del vicario pastorale per la zona di Porretta Terme.

Don Marco Garuti, attualmente parroco a Scanello e amministratore parrocchiale di Bibulano e Roncastaldo, diventerà arciprete a San Benedetto Val di Sambro nonché amministratore parrocchiale di Madonna dei Fornelli e Castel dell'Alpi.

Don Enrico Peri, attualmente arciprete a Loiano e amministratore parrocchiale di Barbarolo e Scascoli, diventerà anche amministratore parrocchiale di Scanello, Roncastaldo e Bibulano.

Don Giuseppe Saputo, attualmente arciprete a San Benedetto Val di Sambro e amministratore parrocchiale di Madonna dei Fornelli e Castel dell'Alpi, diventerà arciprete a Sala Bolognese e amministratore parrocchiale di Bonconvento e Osteria Nuova nonché arciprete a Padulle nella zona pastorale di Calderara di Reno e Sala Bolognese.

Don Graziano Rinaldi Ceroni, attualmente arciprete a Santa Maria Annunziata e San Biagio di Sala Bolognese e amministratore parrocchiale di Bonconvento e Osteria Nuova, diventerà parroco a Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni nella zona pastorale Mazzini.

Don Paolo Marabini, attualmente arciprete a Santa Maria Assunta di Padulle, diventerà parroco in solido a Sant'Andrea di Castel Maggiore, San Bartolomeo di Bondanello e Santa Maria Assunta di Sabbiuno di Piano nell'Unità pastorale di Castel Maggiore.

Don Marco Dalla Casa, attualmente parroco a Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni, andrà come prete «Fidei donum» nella diocesi di Iringa in Tanzania, nella parrocchia di Mapanda.

Don Luca Malavolti, attualmente parroco in solido a Castel Maggiore, Bondanello e Sabbiuno di Piano diventerà arciprete a San Giorgio di Varignana e amministratore parrocchiale di Santa Maria e San Lorenzo di Varignana, Madonna del Lato, Gallo Bolognese, Casalecchio dei Conti nella zona pastorale di Castel San Pietro Terme e Castel Guelfo.

Don Giampaolo Burnelli, attualmente parroco a Poggio di Castel San Pietro Terme e Sant'Antonio della Gaiana nonché rettore del santuario della Madonna del Poggio, si trasferirà presso la Casa di spiritualità «Villa Immacolata» a Tossignano (Imola).

Don Alessandro Arginati, attualmente parroco a Madonna del Lavoro, diventerà parroco anche a San Gaetano nella zona pastorale di Via Toscana, succedendo a monsignor Luigi Lambertini.

Don Marco Grossi, attualmente parroco a Santa Caterina da Bologna e amministratore parrocchiale di Quarto Superiore, diventerà anche parroco a San Donnino, nella zona pastorale di San Donato Fuori le Mura, succedendo a don Vittorio Zanata.

Don Lorenzo Pedriali, attualmente cooperatore del vicario pastorale di Castel San Pietro Terme per la zona di Osteria Grande, diventerà incaricato per la diaconia della Pastorale del lavoro nella Zona commerciale del Centro Agro Alimentare di Bologna.

Don Gabriele Davalli, attualmente arciprete a Vedrana di Budrio e amministratore parrocchiale di Prunaro, diventerà anche amministratore parrocchiale di Cento di Budrio nella zona pastorale di Budrio.

Don Paolo Golinelli, attualmente parroco a Cento di Budrio, diventerà rettore del Santuario della Madonna del Poggio nella zona pastorale di Castel San Pietro Terme e Castel Guelfo.

Don Matto Prosperini, attualmente arciprete a San Venanzio di Galliera e ai Santi Vincenzo e Anastasio di Galliera nonché amministratore parrocchiale di Santa Maria di Galliera, verrà anche nominato Direttore della Caritas diocesana.

Don Mario Benvenuto, attualmente parroco a Santa Maria delle Grazie in San Pio V, diventerà parroco anche a Maria Regina Mundi, succedendo a Padre Bartolomeo Monge, vincenziano.

 

In primo piano

Tre giorni del clero

  • Lunedì 10 settembre
  • 09:30
  • In Seminario

Dal 10 al 12 settembre si terrà in Seminario la tradizionale Tre giorni del Clero

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Congresso Diocesano dei Catechisti e degli Educatori

  • Domenica 23 settembre
  • 14:45
  • Presso il Seminario Arcivescovile di Bologna (p.le G. Bacchelli, 4)

Il prossimo 23 settembre, una domenica, si terrà come ogni anno il Congresso diocesano per i catechisti e gli educatori.

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32° incontro interreligioso per la pace

  • Da domenica 14 ottobre
  • A Bologna

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Avvio Master e Diploma in Scienza e Fede a.a. 2018-2019

  • Martedì 16 ottobre
  • 15:30
  • Presso l'Istituto Veritatis Splendor

Per tutti coloro che desiderino sviluppare ed approfondire le competenze teoriche e culturali relative al rapporto scienza e fede.

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