Pellegrinaggio

Pellegrinaggio

Roncole e Brescello sono luoghi legati a Don Camillo e Peppone, due figure ‘inventate’ ma che perfettamente incarnano il carattere della gente di queste terre nel dopoguerra.
Roncole e Brescello sono luoghi legati a Don Camillo e Peppone, due figure ‘inventate’ ma che perfettamente incarnano il carattere della gente di queste terre nel dopoguerra. Saranno proprio i figli dello scrittore Giovannino Guareschi che ci incontreranno in questa occasione e ci porteranno la loro testimonianza. La giornata sarà animata dalla presenza del nostro Arcivescovo.

«La Chiesa italiana ha grandi santi – ha detto papa Francesco – il cui esempio può aiutarla a vivere la fede con umiltà, disinteresse e letizia, da Francesco d’Assisi a Filippo Neri. Ma pensiamo anche alla semplicità di personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente. Di sé don Camillo diceva: “Sono un povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che soffre e sa ridere con loro”. Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto. Se perdiamo questo contatto con il popolo fedele di Dio perdiamo in umanità e non andiamo da nessuna parte». Ecco, il pellegrinaggio a Roncole e a Brescello ce lo ha suggerito il Papa, indicandoci una strada o meglio dei volti per evitare il rischio di «non andare da nessuna parte». La Chiesa di Bologna vuole andare da una parte precisa e si mette in cammino per reimparare da don Camillo a intrecciare la realtà con la misteriosa presenza di Dio, le paure di ciascuno con il proprio cuore, per tenere insieme la persona e la comunità. Ad accoglierci nella prima sosta del pellegrinaggio, a Roncole, e a farci entrare dentro l’avventura umana e cristiana di Giovanni Guareschi sarà il figlio Alberto. Nella seconda sosta, l’arcivescovo dialogherà con Fausto Bertinotti che ha accolto l’invito a vestire i panni del sindaco Peppone. L’incontro, moderato dal giornalista Rai Massimo Bernardini, si terrà nel sontuoso teatro di Busseto patria di Giuseppe Verdi. Al termine, verrà allestita una ricca merenda con i prodotti della gastronomia locale. Infine, la terza sosta a Brescello, sede delle riprese dei famosi film, dove sarà possibile visitare il museo. A seguire la Messa. Nella chiesa ci sarà anche il Crocifisso reso famoso dai film. Guareschi non ha voluto semplicemente contrapporre don Camillo e Peppone, come su due schieramenti opposti, ma tra i due, oltre una simpatia umana, c’è il Crocifisso dell’altar maggiore. E’ Cristo il protagonista delle vicende che ruotano attorno al parroco e al sindaco perché è lui che precede nei cuori ed è lui che dà senso all’affanno di quaggiù. Il prefetto della Casa pontificia, l’arcivescovo Georg Ganswein, in una prefazione ad un piccolo e simpatico libro di un autore bolognese «E continuavano a chiamarlo don Camillo» (di Lorenzo Bertocchi, edito da Cantagalli) scrive: «La realtà scorre, i personaggi vivono le loro giornate, ma tutto assume un senso nell’orizzonte di un Mistero che oltrepassa l’uomo». E’ per riprendere a tessere la trama di un umanesimo cristiano che andiamo sulle tracce di don Camillo e, nella nebbia di tanta confusione, per tornare a guardarci con lo stesso sguardo con cui il Cristo crocifisso accompagna il nostro pellegrinaggio quotidiano.