Raccontare i migranti

Raccontare i migranti

Convegno per riflettere sul ruolo della stampa nella cronaca delle migrazioni.
Le parole sono come mattoni: si possono costruire ponti, case oppure muri; si possono aprire finestre di dialogo o ferire. Ne è convinto Simone Varisco della Fondazione Migrantes, che venerdì prossimo alle ore 9 alla Fter interverrà a un convegno su «Raccontare i migranti» per riflettere sul ruolo della stampa nella cronaca delle migrazioni. «Si possano “fare cose con le parole” – spiega Varisco –. Ogni atto linguistico è un’azione profondamente pratica. Un evento in grado di incidere profondamente – cambiandola – la realtà. Quando parliamo facciamo accadere cose, le cui conseguenze non riguardano soltanto noi, ma anche quanti ci circondano, dal prossimo a noi più vicino – in famiglia, sul lavoro, nelle relazioni
quotidiane – fino alle più ampie ed apparentemente distanti dinamiche internazionali. Con le parole “facciamo” la società nella quale viviamo, con le parole costruiamo l’ambiente che dovremo poi abitare ogni giorno». Ma quanti sono consapevoli di questa responsabilità? «I mass media svolgono un ruolo fondamentale nella percezione che la società, soprattutto fra i più giovani, ha della presenza di quanti risiedono da stranieri in Italia. Un approccio corretto alla lettura di questa realtà è oggi quanto mai urgente per creare una vera cultura dell’accoglienza. Vera anche in quanto schietta ed onesta, che non si faccia sedurre dalla tentazione di tacere quanto di negativo – ma solo per chi accoglie? – c’è nelle migrazioni, così come quanto di buono è in esse». Al convegno di
venerdì nell’aula magna del Seminario interverranno sul tema anche l’arcivescovo Matteo Zuppi, il presidente dell’Ordine dei giornalisti Giovanni Rossi, l’avvocato Maria Grazia Tufariello, monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara e Rita Bondioli, responsabile del progetto Welchome del Comune di Modena. Le riflessioni in tale contesto non riguardano solo gli adeetti ai lavori, i giornalisti, ma coinvolge direttamente tutta la società e la formazione dei singoli. «Quando tratta di immigrazione e di asilo – prosegue Varisco – il linguaggio giornalistico ha effetti sull’opinione pubblica che vanno al di là di quanto si possa immaginare. Mai come negli ultimi anni si è parlato tanto di immigrazione (oltre 4.200 notizie sui principali telegiornali nazionali di prima
serata nel 2017, erano 380 nel 2005), eppure mai se ne è parlato tanto male». Spiega ancora Varisco: «“Le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre”, scrive Carlo Levi in una delle sue cronache più profonde e più dure, di fronte alla miseria estrema e quasi violenta dei contadini siciliani dei primi anni Cinquanta del Novecento, ancora e più oltre quel Cristo fermatosi – o fermato? – ad Eboli. Pietre che ancora oggi, in un’Italia sempre uguale a se stessa eppure sempre diversa, chiamata ad affacciarsi ad altre miserie, possono essere usate per costruire così come per distruggere. Pietre per aprire finestre di incontro o ferite di condanna. La scelta si consuma tutta un palmo sopra le nostre labbra. O forse più vicino alle mani che digitano su una tastiera, in ciò che ci agita il cuore».