S. Em. Card. Matteo Maria Zuppi
Ascensione

Cattedrale di San Pietro, Bologna
24-05-2020

Quanta gioia celebrare di nuovo l’Eucarestia insieme. Siamo e saremo un corpo, una cosa sola ed è il punto di incontro tra terra e cielo! Che gioia che coincida con la festa di Maria, Madre nostra e Madre della Chiesa. Ecco cos’è la Chiesa: una comunione di persone, rese una cosa sola, Corpo del Signore, che con gioia ringraziano spezzando il pane della Parola, del Corpo del Signore e amano il Corpo di Cristo che sono i poveri. Tutto questo è eucarestia. Abbiamo vissuto tanta dispersione e forse come non mai abbiamo compreso che l’uomo non è un’isola e ha bisogno di speranza vera e di comunità! La Chiesa è famiglia di Dio, dove nessuno è anonimo e spettatore. Oggi proviamo la gioia di rivederci come avviene tra parenti in questi giorni dopo tanta lontananza. Non riprendiamo come prima! Ad esempio salutiamoci tutti, anche chi non conosciamo e in maniera concreta manifestiamo disponibilità al servizio, anzitutto quello della preghiera e dell’amore vicendevole.

Maria è la nostra “difesa e il nostro onore”. Una difesa così diversa dai sacchi di sabbia che continuiamo a mettere intorno alle nostre finestre e ai nostri cuori, che aumentano la paura e spesso generano solo rabbia e senso di incomprensione. Maria è il nostro onore perché Lei è piena di grazia e questa grazia la rivolge onorando noi suoi figli per quello che siamo, non per le apparenze che esibiamo come fa il mondo, così traditrici perché ci fanno sentire a posto quando non lo siamo e finiti quando non siamo più considerati anche se abbiamo tanto da donare! Maria riveste di valore ogni persona, senza categorie e etichette, la rende bella perché le dona stima e fiducia di cui ha bisogno. Il suo onore non è l’orgoglio e la vanagloria: è l’umiltà. Maria ci fa scoprire umili, onorati e amati nonostante il nostro peccato che davvero ci disonora perché offende la grandezza che abbiamo e a cui siamo chiamati. Maria è difesa che ci libera dalle nostre difese, da quei muri di giudizi e di indifferenza che ci fanno diventare dischi rotti, incapaci di ascoltare, che pensano di capire senza avere comprensione e che non mettono mai da parte quello che divide. Maria è la difesa perché sappiamo che non ci abbandonerà, che non si accontenterà mai di un amore mediocre, perché per Lei siamo sempre i suoi “bambini”, i suoi figli e sa bene quanto abbiamo bisogno di amore anche quando ci sentiamo autosufficienti e diventiamo arroganti. E’ Madre che ci rassicura con la sua sola presenza di fronte all’abisso della vita, alla fragilità del fiore che siamo ognuno di noi, tutti. Le nostre lacrime sono le sue. Maria con il suo amore riempie l’abisso che è il nostro stesso cuore. Si prende cura di noi e chi la ama impara da lei a stare attento al suo prossimo perché con Lei capiamo che non ci sono estranei, che sono tutti figli suoi e fratelli miei. Maria ci insegna a difendere il prossimo, non a combatterlo come se fosse lui il nemico. Il nemico è il virus e tutti i virus di divisione, di violenza, di morte ed è da loro che dobbiamo isolarci non dalle persone che ne sono vittime, altrimenti il mondo diventa un inferno, perché ci difendiamo da coloro che hanno bisogno del nostro amore e noi del loro. Se Gesù si è abbassato, abbassiamoci anche noi a servire, per essere innalzati dal suo amore!

Quante persone sono passate in questi giorni davanti alla Sacra Immagine. Quanti hanno posto i loro occhi negli occhi di Maria, si sono aperti a lei con l’intimità dei figli, a volte solo con il silenzio in quella comunicazione da cuore a cuore che solo un Padre e una Madre sanno comprendere. Quanti hanno chiesto aiuto o confidato qualche segreto e tante pene. Oggi vi vorrei chiedere, però, di fare il contrario: cerchiamo noi di capire cosa serve a Maria, chi ha Lei nei suoi occhi, cosa possiamo fare per Lei, cosa porta nel cuore, perché gli occhi sono lo specchio dell’anima. Non solo chiedere ma farci chiedere da lei, facendo nostri i suoi sentimenti. Giovanni si prese cura di Lei, la portò a casa sua e a tutti noi è chiesto lo stesso. Nei suoi occhi vediamo le immagini di sofferenza, le ansie, le implorazioni, lo sconcerto, le lacrime, la commozione di tanti, i volti di quelli che non vogliamo vedere o le cui realtà non ci raggiunge. Nei suoi occhi vediamo anche i volti dei nostri cari, che lei ama con la commozione di una madre. E questa è la nostra grande consolazione, che libera dall’amarezza delle parole non dette e non ascoltate. Guardare i suoi occhi ci libera dagli specchi, quelli che davvero sarebbe il caso di rompere perché possiamo uscire dalla pandemia liberi dal narcisismo che ci indebolisce, ci rende sterili (non trasmette la vita perché cerca solo la sua immagine, ne è schiavo perché deve sempre avere conferma e alla fine non trova mai se stesso). Solo quando ci specchiamo nel prossimo, abbassandoci nel servizio e innalzando il prossimo dalla sua condizione, solo nel donare capiamo e troviamo chi siamo. Cerchiamo di amare come Maria, perché quando smettiamo di pensare che abbiamo sempre ragione noi e finalmente ascoltiamo l’unica ragione che è quella del Signore e di sua Madre, troviamo il senso di cosa stiamo a fare a questo mondo e capiamo quello che non finisce.

Quante luci accese davanti a Maria. Mi commuovono sempre perché penso a quanti desideri esprimono. Le accendiamo perché abbiamo un disperato bisogno di luce, ma anche per assicurare Maria che il suo amore ci ha raggiunto, che non siamo più nel buio e che il nostro cuore è acceso e quella luce la portiamo nel cuore perché illumini di amore la vita intorno a noi, la testimoniamo con il nostro amore. Cerchiamo di essere nuovi dentro! Non lasciamo passare invano tutto questo dolore che ci ha travolto in queste mesi. Correggiamo le nostre fragilità, ripariamo le tante ingiustizie, lavoriamo con umiltà, liberiamoci dai nostri stili di vita che fanno male, dalla inaccettabile furbizia che piega tutto al proprio interesse e convenienza, dalle parole che sono inganni perché convengono a me mentre non diciamo le cose vere che convengono a tutti. Abbiamo sperimentato tanto abbassamento ma oggi con Maria saliamo verso cielo. Con suo Figlio Gesù il cielo non è più un’immensità che umilia e schiaccia tanto è grande, finendo per restare a guardarlo come perduti. Ogni volta che amiamo come Lui ci ha amato lo sapremo vedere sulla terra e sperimenteremo la sua compagnia, perché resta con noi tutti i giorni.

Il Monte della Vergine di San Luca aiuterà tutti noi, increduli come i discepoli, ad alzare lo sguardo per capire che il cielo è vicino e la terra più bella, a trovare l’azzurro nel cuore nostro e a donarlo ai tanti che dicono ”non credo in Dio, ma mi manca tantissimo” e che sono pieni di domande vere e di ricerca, ma che non chiedono fratelli maggiori antipatici o verità senz’amore, ma compagni di strada che siano testimoni malgrado la loro incredulità, che camminano insieme e di una madre che accoglie e fa sentire il suo amore.

La luce dei nostri cari che sono morti splende in cielo e ogni stella la riflette. “Le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua”. Dio le illumina per orientarci nella grandezza del cielo e noi troviamo quella che ci portiamo nel più profondo di noi stessi. Maria, stella del mattino, è quella che per prima ci aiuta a capire che la notte è finita e indica il sole della vita che libera dalla notte della paura e della morte.

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