compagnia dei Lombardi

Bologna, Santo Stefano
06-02-2000

E’ una gioia singolare per me poter porgere il mio cordiale saluto – in questa mirabile “Hierusalem Bononiensis”, che visivamente ci ripropone lo scenario e l’evento della nostra Redenzione – la “antichissima e nobilissima Compagnia militare dei Lombardi”, che tra l’altro anche nella denominazione evoca la mia indimenticata e sempre amata terra d’origine.

La vitalità dopo tanti secoli di questo sodalizio dimostra una volta di più quanto sia intenso tra i Bolognesi l’affetto per le loro istituzioni, le loro tradizioni, la loro storia.

Tenendo desta la memoria dei padri e delle lunghe vicende che hanno reso progressivamente bella e gloriosa la nostra cara città, si contribuisce efficacemente a mantenere intatta, vigorosa e ancora feconda di bene, l’identità petroniana. Ed è proposito provvido e saggio, specialmente in questo nostro affacciarci alle incognite e ai prevedibili mutamenti del nuovo secolo e del nuovo millennio.

Anche nel nuovo secolo e nel nuovo millennnio Bologna deve continuare a essere se stessa. Deve continuare a risplendere, nel contesto della nazione italiana, con il ricco patrimonio di umanità, di cultura, di fede, ereditato dalle generazioni che qui ci hanno preceduto.

Questa sarà anche, carissimi “Lombardi”, la vostra battaglia; una battaglia incruenta, civile, rispettosa di tutti, dalla quale voi non vorrete rifuggire. Onorerete così, con una nuova e più alta significazione, quella qualifica di “militare” della quale vi fregiate.

In questa basilica suggestiva, che con le sue stesse mura vetuste ci parla del sacrificio di Cristo, è giusto che siate radunati nel nome e nel ricordo del grande Festeggiato dell’anno “2000”, e con questa celebrazione cerchiate di crescere nella sua conoscenza e, conseguentemente, anche nel vostro amore per lui.

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