convegno “la chiesa di bologna e la cultura europea”

Bologna, Cappella Farnese
01-12-2000

Nella prospettiva di ‘Bologna 2000, capitale della cultura’, viene spontaneo ripercorrere con la memoria i secoli passati per riscoprire quanto la Chiesa di Bologna, all’interno della Chiesa universale, ha saputo dare alla nostra civiltà.

Nel secolo XII vicino all’anno 1180 un monaco camaldolese di S.Stefano scrisse: “Fidelium patens est universitati quod inter totius Christianitatis urbes Bononia, inclita civitas, doctrinae fulget privilegio” (È chiaro a tutti i fedeli che fra le città di tutta la cristianità, Bologna, città illustre, risplende per il dono della dottrina). Egli parla di una Bologna che nell’ambito delle sue tradizioni, (“Vestigia suorum retinens patronorum”), è intenta a istruire quanti dalle diverse parti del mondo vengono a lei “quasi ad fontem”. In queste parole Bologna viene dichiarata polo della civiltà e nel contempo si intravvede la consapevolezza di esserlo.

E in quel contesto e in quel secolo dire Bologna significa affermare un’unica cultura civile ed ecclesiastica. Questa dichiarazione ci immette direttamente nell’ambito della prima università del mondo, quella cioè di Bologna. La sua primissima origine si deve al sapere di illustri legisti laici e all’iniziativa di studenti essendo una “universitas scholarium”, ma trovò per secoli le sue “domus” negli spazi dei monasteri e conventi cittadini, dove divenne molto forte la presenza dei docenti ecclesiastici. Lo stesso Graziano autore del “Decretum” era un monaco. Già ai tempi di Graziano il numero degli studenti, provenienti da 13 nazioni, raggiungeva il numero impressionante di 10.000.

Quando oggi si dice ‘civiltà’ si prescinde quasi sempre dal fenomeno della santità. Ma non si può dimenticare che per mille anni il modello antropologico in Europa era costituito dal monaco e dal santo. Se Bologna avesse donato al mondo solo dei legisti non avrebbe fatto il regalo più grande. Per fortuna la nostra Chiesa è stata anche ‘madre dei santi’; il suo calendario liturgico è ricchissimo di nomi, in un decorso secolare che dura fino al presente.

Nel variare della temperie culturale delle diverse epoche storiche, la Chiesa di Bologna ha saputo rimanere sempre se stessa, senza subire alterazioni che ne intaccassero l’identità. Per esempio, la presenza del Pomponazzi e del suo naturalismo scettico nella nostra università non intaccò lo spirito cristiano del nostro umanesimo. Allo stesso modo, questa Chiesa seppe affrontare in modo intelligente la provocazione culturale dell’Illuminismo, grazie anche alla guida spirituale e intellettuale del Card.Lambertini che, da vescovo prima e poi da papa, avvertì avanti a tutti il pericolo che si stava delineando e favorì con ogni mezzo lo sviluppo e il potenziamento della cultura e, in particolare, dell’Accademia della Scienze.

Scrisse Edith Stain: “Chi sposa lo spirito del suo tempo rimane presto vedova”. Bologna si rifiutò di ‘sposare’ lo spirito illuministico, assorbendone però alcune istanze, come l’esigenza di una più chiara e diffusa razionalità.

Gli apporti della Chiesa di Bologna alla civiltà europea saranno illustrati dai relatori del presente convegno. Mi è caro per parte mia ricordare che Bologna continua a insegnare con quel ‘visibile parlare’ di dantesca memoria che è come l’irradiazione del suo volto di città d’arte ispirata dall’adesione al Vangelo.

Per appropriarci di quanto Goethe afferma dell’Europa, possiamo ben dire che il cristianesimo è la sua lingua materna. Le sue dodici porte richiamano la santa Gerusalemme dell’Apocalisse, le sue strade invitano a guardare in alto con la suggestione delle due torri, delle basiliche, delle facciate e delle cupole. A imitazione di Roma, anche Bologna è stata concepita come un catechismo architettonico. Il visitatore non distratto si avvede subito che Bologna canta la sua fede anche dai muri. I suoi portici esprimono una civiltà dell’accoglienza. Questo elemento architettonico oggettivamente rivela un’attenzione agli altri che è consentaneo allo spirito del Vangelo.

Pochissime città possiedono accanto alla cattedrale un tempio grandioso come la basilica di S.Petronio, voluta dalla comunità civile, quale espressione di una laicità sana, cristiana e consapevole di sé. La città delle corporazioni e del commercio era circondata dai centri della contemplazione, cioè dai vari monasteri, nella fascia compresa tra le due cinte murarie. I bolognesi sapevano essere presenti nel tempo come testimoni dell’eterno.

Nei secoli passati la Chiesa ha dato il suo notevole apporto alla civiltà europea, ma allora c’era una base comune di valori concordemente accettati. Oggi che cosa si può dare a un mondo in cui si è condannati a bere senza sete a tutte le sorgenti del piacere, a mangiare senza fame i prodotti della tecnica, a non avere né fame né sete di ciò che conta, in primo luogo della verità (che è la prima giustizia)?

Il Signore non ci chiede di vincere sempre, ma di essere presenti per offrire la nostra testimonianza. Io credo che la nostra città e, in essa, la nostra Chiesa siano ancora in grado di suscitare la fame e la sete di verità, di amore, di vera libertà, di risvegliare la domanda metafisica per ridare un’anima se non all’Europa, almeno all’Italia, liberandola dai pesanti condizionamenti di quella asfittica ‘cultura del niente’ che produce frutti di morte. Se sarà così, potremo ancora dire ‘Bononia docet’.

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