Cristo Re dell’Universo

Bologna, Messa e battesimo di nove adulti in Cattedrale
22-11-2020

Oggi celebriamo Cristo re dell’Universo. In realtà non sappiamo nemmeno cosa significhi “Universo”, non siamo in grado di misurarne la vastità! Quando usciamo dai nostri orizzonti limitati, dove facilmente possiamo credere di potere essere piccoli e onnipotenti re, ci sentiamo persi davanti a dimensioni talmente enormi da non poterle nemmeno immaginare. “La scena del mondo è un disegno, oggi tuttora incomprensibile per la sua maggior parte, d’un Dio Creatore, che si chiama il Padre nostro che sta nei cieli!”. Lui è re e ci affida questa meraviglia. L’uomo la sa conservare?

Quando l’uomo si fa padrone del creato, si dimentica di Dio e di conseguenza degli uomini, finisce per rovinarlo. Ricordarsi che siamo amministratori e che serve ad altri dopo di noi ci aiuta a non rovinarlo. Nessuno può darsi la vita da solo e non siamo stati noi a costruire la casa comune dell’universo, nella quale la terra è sospesa come un’astronave delicatissima, come dice un intelligente scienziato. E’ l’unica stanza del mondo nella quale ci siamo tutti. E se ci siamo tutti non dobbiamo porci il problema di come vivere con “gli altri”?

Papa Francesco ha scritto un’enciclica proprio per questo, “Fratelli tutti”, perché solo riconoscendoci fratelli possiamo sconfiggere tutte le pandemie. Queste rivelano che siamo tutti nella stessa stanza del mondo, senza divisori che facciano illudere di avere un destino diverso. La pandemia passa oltre i confini, entra nelle nostre case, non sappiamo da dove, ma arriva. Per combatterla dobbiamo imparare ad essere insieme, altrimenti siamo tutti più vulnerabili al male, che non a caso ci vuole divisi. In questi mesi proviamo tanta incertezza, a volte paura e angoscia.

Come la terra è una fragilissima astronave, la vita degli uomini è vulnerabile, si perde nel mare enorme dell’insignificanza. La pandemia rivela che siamo dipendenti gli uni dagli altri. Come facevamo a pensare il contrario? L’individualismo ci ha fatto credere di stare bene da soli e ci fa rincorrere una vita che non esiste, bella se è autosufficiente, con immagini pubblicitarie di successo, di prestazione, di affermazione di sé che ingannano. Poi arriva la pandemia e capiamo cosa conta per davvero perché sgonfia quello che l’orgoglio ha dilatato. E ci troviamo perduti. Siamo tentati dal “si salvi chi può” che ci rende sempre impietosi, tanto da calpestare gli altri, che diventano concorrenti, pericolosi, nemici. Si salvi chi può si trasforma in tutti contri tutti.

Gesù è re dell’universo perché ama tutti. E’ re e ci vuole suoi. Siamo suoi, membri del suo regno che è già in mezzo a noi e che il Signore ci chiede di costruire. Ognuno di noi, quel piccolo universo che siamo ognuno di noi, e tutta “questa scena affascinante e misteriosa” è in realtà “un riverbero, è un riflesso della prima ed unica Luce; è una rivelazione naturale d’una straordinaria ricchezza e bellezza, un preludio, un anticipo, un invito alla visione dell’invisibile Sole, il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato”. L’amore non si capisce possedendolo. L’amore si conosce solo amando. E’ un re davvero diverso da quelli di questo mondo, che ci ama e quindi ci vuole suoi e amati impariamo ad amare. Il Vangelo è tutto qui: Tu non sei solo, sei frutto di amore e sei amato fino alla fine.

Questo re crocifisso, (che contraddizione per gli uomini che si credono grandi quando crocifiggono gli altri, ad iniziare dai giudizi e arrivando alla violenza vera e propria!), è re del mondo, più forte del male e di tutte le sue pandemie. Il frutto più evidente del male, che è la morte, è stato sconfitto dall’amore senza fine di Gesù. Siamo suoi vivendo come Gesù ci chiede, amando come Lui e insieme a Lui. Dio è anche re di quell’universo che sono io, che io stesso non so misurare. Lui ama tutta la mia vita, anche i capelli del mio capo: così tutto diventa mio nell’amore e finalmente posso affidarmi interamente a Lui. Ecco la nostra vera pace. “Ricevete in eredità il regno”. Tutto è nostro nell’amore.

Gesù è re perché Lui ha fame e moltiplica il pane per gli altri; ha sete e diventa fonte di acqua viva. E’ re perché si è fatto forestiero, non sa nemmeno dove posare il capo ma prepara un posto per ognuno nella casa del Padre suo perché vuole che tutti stiano con lui. E’ re perché si fa spogliare di tutto, insegna a lasciare la tunica e il mantello per rivestire di amore chi chiede. E’ re perché con la compassione fa sua la malattia degli uomini ed è medico buono che vuole la guarigione, non la sofferenza. E’ re perché si lascia imprigionare, torturare, condannare a morte per aprire le prigioni, per slegare dal male e spalancare le porte degli inferi. Gesù è re perché ama. E noi con Lui!

“Avevo fame e mi hai dato da mangiare”. “Avevo fame e non me lo hai dato”. Il giudizio, quindi, è sull’amore. Il vero peccato è il non amore. Ed è molto concreto: pane, vestiti, tempo perso per gli altri, attenzione avuta per qualcuno! O lo fai o no. Non contano le nostre intenzioni, i ragionamenti anche intelligenti, le giustificazioni. Tutti possiamo fare qualcosa per gli altri. Non siamo cristiani a parola, ma con la vita. Si tratta di piccoli gesti e di invertire il segno dell’amore: da prendere a donare, da possedere a regalare, da chiudersi ad aprire, dal calcolare a essere gratuiti.

Non basta essere generosi: dobbiamo essere gratuiti, perché la generosità finisce e ci fa credere buoni, la gratuità, che è propria dell’amore, si moltiplica sempre. Queste “opere di misericordia” sono e saranno il giudizio. Possiamo diventare Re nell’amore o restare re solo di se stessi. La misericordia, cioè guardare con il cuore il cuore e la miseria del prossimo, ci fa trovare il nostro cuore. Vedendo quanta solitudine e indifferenza ci circondano e che la pandemia ha accentuato, scopriamo che troppi fratelli più piccoli di Gesù restano soli. Quanti anziani non visitati da nessuno. Non visitare è complice del male! Lo sanno i parenti che non possono andare dai loro parenti e sanno quanto questi soffrono, molti si lasciano andare, perché perdono voglia e si sentono abbandonati.

Quanti anziani spogliati della loro identità, dal rispetto, condannati alla prigione delle solitudine e a volte dell’arbitrio di qualcuno! Quanti carcerati aspettano visite, fosse anche una lettera o qualcosa che li aiuti a guardare con speranza il futuro. Quanti stranieri attendono qualcuno che li adotti, per trovare il futuro che è cercano. Siamo cristiani, facciamo “venire il suo regno, siamo benedetti e saremo benedetti se “facciamo” qualcosa per loro. Già oggi. Gesù per primo fa così con noi. E noi non lo facciamo ai suoi e nostri fratelli più piccoli? Che le nostre comunità e ognuno di noi ci aiutiamo a essere fratelli tra di noi e con i fratelli più piccoli di Gesù per essere suoi. Fratelli tutti. Il sogno di Dio per il mondo intero.

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