Esequie del Can. Bruno Magnani

11-05-2017

Abbiamo scelto le letture dell’ultima domenica sulla terra di don Bruno. Il giorno del Signore è anticipo dell’ultimo giorno, in esso la terra e il cielo si toccano. Il pane del cielo che ci viene spezzato e rende prezioso il frutto della terra e del lavoro dell’uomo, ci insegna a capirlo. E’ la tavola imbandita dove troviamo il posto che prepara per noi in cielo e dove vuole che stiamo perché ci vuole con Lui. Siamo chiamati per nome Conosciamo la sua voce e lo seguiamo. Don Bruno ha conosciuto la sua voce e lo ha seguito, servendo il buon pastore e cercando di rassomigliargli. Il cristiano è un figlio che scopre poco a poco come rassomiglia al Padre, che si sforza di ascoltarlo perché lo ama e amandolo diventa come lui. Al padre ci arriviamo attraverso colui che ce lo rileva. Questa è la vera imitazione di Cristo che Bruno ha cercato di vivere, in maniera profonda, sensibile, libera e affettuosa. Come scrive l’Apostolo Pietro: “Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme”. Noi spesso vogliamo evitare la sofferenza. E’ proprio lo scandalo della croce: pensiamo che la felicità si raggiunga o si possa raggiungere senza soffrire, mentre questa è un’illusione che ci porta a scappare dalla vita e non combattere il nemico della felicità, che è il male. E’ lui che ci fa soffrire, perché non vuole la vita in abbondanza, una felicità non sottoposta alla caducità. Bruno ha saputo sopportare tanto, non solo nei faticosissimi ultimi mesi, così dolorosi, non solo per i problemi fisici ma forse ancora di più per non potere fare quello che amava, per non dare l’amore come avrebbe voluto, per non benedire le case come avrebbe desiderato. Ha avuto pazienza seguendo le orme di Cristo, cercando di essere come lui, amando il buon pastore e così imparando a esserlo per gli altri. Ringrazio il diacono Adolfo e con i tanti, non li nomino tutti ma sono tutti nel cuore di Bruno e mio, che lo hanno aiutato. Chi è soprattutto un sacerdote? Un uomo che aiuta l’unico vero pastore che è Gesù, che cerca di ascoltare la sua voce, che la conosce e riunisce, difende, ma le pecore che sono affidate. Il pastore ha senso solo con il suo gregge. In suo bellissimo e commovente diario che don Bruno ha scritto negli ultimi tre anni ho trovato appuntato questa considerazione: “non mi piace essere solo con me stesso e con i miei pensieri”. E don Bruno tutta la sua vita l’ha pensata con i suoi. La sua finezza e sensibilità lo ha portato a conoscere le pecore per nome e ha predicato il Vangelo per condurle fuori, verso gli altri. Ha spiegato agli altri ed ha vissuto questa parola così impegnativa, rassicurante, promessa che in realtà ogni uomo vorrebbe ascoltare e che cerca in tanti modi: Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. La vita in abbondanza è una vita piena, non limitata dalla paura, finalmente capace di esprimersi, libera dai tanti legami del male, dai condizionamenti. Non è data dagli anni che pure avremmo voluto ancora più lunghi per lui, ma è data da quanto si è donato, dall’amore offerto e ricevuto. Ordinato sacerdote dal Cardinale Giacomo Lercaro nella Cappella del Seminario Arcivescovile di Bologna l’anno stesso della chiusura del Concilio don Bruno è stato proprio un prete che fino alla fine ha vissuto la speranza e la sensibilità di quegli anni. Lo ricordiamo a S. Biagio di Cento dove nel 2002 fu nominato Canonico onorario del Capitolo e dove con tanta amabilità insegnava anche religione presso il liceo classico statale di Cento, e poi all’istituto professionale “F.lli Taddia” di Cento e il Tanari di Bologna. Dal 1976 Parroco a S. Michele Arcangelo di Mezzolara e poi anche a Dugliolo, ai Ss. Filippo e Giacomo dei Ronchi (di Mezzolara). Aiutò la chiesa di Bologna come segretario dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, revisore dei conti.
Nel suo diario riportava alcune sue considerazioni, che sono come delle massime, profonde e semplici, interiori e piene di sapienza umana e evangelica. “Non anteporre le cose da fare alle persone”. “L’incontro personale è il più vero e importante”. “Sarebbe bello vivere in comunità con altri preti, mi sento bene con loro!”. E sappiamo quanto amava lo stare con i suoi confratelli, preparare la domenica assieme, condividere il pranzo.
Era colpito da Papa Francesco e ne sentiva, da prete buono com’era, la sua passione evangelica che lo aiutava e consolava. “Papa Francesco parla con un linguaggio che è come acqua benefica su un terreno secco. Raccolgo ogni giorno e con avidità ogni sua parola. Papa Francesco e il suo parlare, il suo sguardo rende tutto nuovo, anche se ciò è già conosciuto. Questo papa mi ha risvegliato, mi ha dato nuova speranza. Mi fa sentire parte viva di una chiesa che non dispera più”. “Papa F. ha portato speranza e anche se sono vecchio nell’umiltà, nell’accoglienza, nella serenità, nella fede incrollabile, nell’amore di Dio padre per me ritrovo voglia di essere e di fare”. “Peccato essere vecchio. Mi piacerebbe essere un prete di frontiera per Gesù”.
Voleva incontrare tutti, fino alla fine: “Quanti anziani ammalati incontri, come vorrei portare loro la presenza di Gesù. Le relazioni umane non dovrebbero essere schiave del tempo”. “Una chiesa in missione siamo diventati. E’ difficile passare da una chiesa che accoglie chi viene e una chiesa che si muove verso gli altri”. “Devo ricuperare tutto ciò che è gratuità, che è contemplazione, stupore, pe poi camminare al di sopra per non impantanarmi nelle cose, ma vivere nella leggerezza che poi è la verità della vita”.  “Anche questo anno ho concluso il giro di benedizioni. Mi sono stancato, anche data l’età, ma è sempre bello incontrare facce amiche che ti donano affetto, amicizia, condivisione, Grazie Gesù”.
“Gesù buon pastore. Dare la mano. Il bimbo dona la mano al papà, alla mamma. Dare lamano a Gesù perché ci guidi, ci eviti i pericoli, ci dia sicurezza, ci eviti strade sbagliate. Sì volentieri metto la mia mano nella tua che sei il mio pastore”.
Grazie don Bruno per questa tua testimonianza. Ti affidiamo a mani dalle quali nessuno potrà rapirti, che tu hai stretto e che hai insegnato a cercare. In pace. Amen. Alleluia.

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