Esequie di Mons. Enrico Sazzini

19-12-2009

1. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». Cari  fedeli, ogni volta che celebriamo i divini Misteri per affidare alla divina misericordia un nostro fratelli defunto, professiamo la verità delle parole che il Signore ci ha appena detto.

La nostra celebrazione ha la sua radice ed il suo fondamento nella certezza della fede che la nostra vicenda umana non ha inizio  casuale dal niente e non è inesorabilmente destinata al niente, ma alla vita eterna. E la medicina che ci ha guariti dalla nostra mortalità è la carne ed il sangue di Cristo presenti realmente nella santa Eucarestia di cui ci nutriamo: «chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Celebriamo la santa Eucarestia di suffragio per il nostro fratello il sacerdote Enrico. Più che per quanto un sacerdote ha fatto, è il suo esserci che è prezioso: è la sua presenza. Essa infatti è così legata all’Eucarestia che senza questo legame diventa un enigma insolubile. Siamo certi e pieni di speranza che il nostro fratello «vivrà in eterno» poiché si è nutrito del Corpo e del Sangue di Cristo, ed ha fedelmente preparato questo banchetto ai suoi fedeli.

Ma consapevole come era della dignità che la celebrazione doveva possedere, egli restituì agli antichi splendori questa illustre Collegiata insigne per arte e storia. Ed ha favorito l’attività della corale parrocchiale, poiché la musica – unica fra le arti – entra a costituire l’azione liturgica.

Sono sicuro che questo messaggio sarà custodito dai fedeli persicetani.

2. «Coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle  per sempre». Cari fedeli, mi sembra che le parole profetiche siano particolarmente adeguate a comprendere il ministero pastorale di don Enrico.

Il profeta afferma lo splendore che rende glorioso l’atto educativo, l’atto di “indurre molti alla giustizia”.

Il nostro fratello Enrico fu particolarmente attento alla sfida educativa. E lo fu perché sapientemente fu attento all’istituzione scolastica: curò l’insegnamento all’Istituto Professionale per 15 anni; seguì con grande impegno la Scuola materna; coltivò l’educazione di intere generazioni di giovani assicurando il funzionamento dell’oratorio e delle altre strutture parrocchiali che lascia esemplarmente in ottime condizioni. Questa attenzione all’uomo si manifestò anche nel fatto che accompagnò il Centro Missionari Persicetano.

Ma la nostra Chiesa deve essere particolarmente grata a Monsignore poiché fu per più mandati incaricato diocesano e regionale per i beni culturali ecclesiastici. Ma soprattutto perché avviò come cappellani al ministero pastorale molti giovani sacerdoti. La stima di cui godeva presso i suoi confratelli è significata dal fatto che a più riprese lo indicarono come Vicario Pastorale.

«Verrò all’altare di Dio», abbiamo detto nel Salmo. Possa il nostro fratello accostarsi subito all’altare della città eterna, sul quale è ritto in piedi l’Agnello immolato, perché possa lodare per sempre il Signore: “il Dio della sua gioia, e del suo giubilo”.

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