I Domenica di Avvento

Bologna, cattedrale
29-11-2020

C‘è una domanda che agita il cuore degli uomini, sempre e che la pandemia, come ogni prova, fa emergere, vagliando la nostra speranza e la perseveranza del nostro cuore. “Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?”, si interrogava Israele.

E’ la domanda che tutti pongono nell’incertezza, formulata in modi diversi. Sono le tante invocazioni nostre e di tanti che soffrono molto più di noi, vittime delle pandemie che colpiscono le persone, come le guerre, la fame, la solitudine. E’ anche quella di chinello sconforto non vede la via e di chi vuole seguire il Signore, è in ricerca, non vuole indurirsi e chiede a Dio parole e percorsi di amore.

La prova umilia le illusioni di forza e anche la convinzione di potere tornare facilmente padroni di quello che in realtà non è nostro. Nella prova capiamo la forza del male e come questa ci chiede di non arrenderci ad esso e non rimanere confusi. Il male ci addormenta con la rassegnazione o insinuando facili sicurezze a poco prezzo tanto che stoltamente costruiamo muri che diventano invece la nostra debolezza.

L’amore ci sveglia, ci fa restare attenti. La prova rivela anche il materiale con cui si è costruita la vita ed è sempre occasione per dare testimonianza, per rendere ragione della speranza che è in noi e per ringraziare di tanti segni della sua grazia con i quali ha reso preziosa e forte la nostra fragile vita.

Anche questo Avvento è una grazia, un dono, così importante in questa pandemia, prova che stiamo vivendo tutti insieme. Infatti ci ricorda che c’è qualcuno che viene incontro e che viene proprio in questa condizione di prova. Forse è l’occasione per comprendere di nuovo l’incredibile scelta di Dio che entra nella pandemia del mondo, affronta il virus della morte, quel pungiglione che tanta sofferenza procura alle persone.

L’avvento di Dio, un amore così grande che fa sua la nostra prova e sceglie di affrontare Lui la pandemia della morte, ci sveglia oggi dalle nostre abitudini. Viene! e per questo mi preparo, gusto l’attesa stessa che anticipa e prepara l’incontro, mi sveglio prima come chi non vede l’ora di incontrarlo e non prendo sonno perché aspetto e già l’attesa mi solleva dalla durezza della mia condizione.

Chi aspetta l’avvento di Dio e si ricorda che si presenterà davanti a Lui, è sveglio nel riconoscerlo presente nella nostra vita. Tutti sperimentiamo l’angoscia di non trovare risposte e di sperimentare la precarietà fisica, la vanità delle sicurezze, l’umiliazione di quello che siamo. L’avvento ci aiuta a diventare umili e a fare della prova occasione per trovare la parte migliore di noi, per non rassegnarci e capire l’amore che ci viene donato.

L’avvento è la speranza che ci fa gioire della grazia della nostra storia e ci permette di non diventare osservatori cinici del presente. “Vegliate”, ci chiede Gesù! Non è una minaccia, un ordine ma un grido di amore e di vita! Ne abbiamo proprio bisogno.

Ci libera da unavita inutilmente agitata e ci restituisce una vita serenamente abbandonata a Colui che viene, che è in mezzo a noi, il cui amore noi stessi possiamo rendere presente, perché possiamo diventare un riflesso del suo per chi lo attende.

Il mondo chiede uomini di speranza, con un cuore sveglio e non addormentato nel sonno del narcisismo, catturati dalla propria immagine che curiamo continuamente invece di cercare il vero specchio che è Dio e il prossimo; del pessimismo, per cui ci arrendiamo al primo problema e pensiamo sempre che non valga la pena; del vittimismo, per cui pensiamo che dobbiamo guarire prima le nostre ferite, dimenticando che solo aiutando gli altri troviamo il senso e la bellezza della nostra vita e stiamo meglio interiormente.

Il mondo ha bisogno di quello che non finisce, di questa eternità che diventa umana e che rende umana l’eternità, che ci fa capire quello che non finisce e ci libera dalla tentazione di credere eterno quello che invece termina con noi.

Vegliamo aiutandoci nella preghiera che riempie il nostro cuore dell’amore di Dio, perché chi prega non è mai solo e perché ammansisce la nostra inquietudine, per cui “vogliamo le cose prima di chiederle e le vogliamo subito”, mentre la preghiera “sa trasformarla in disponibilità”, ci apre il cuore e ci rende disponibili alla volontà di Dio. La preghiera ci aiuta a vegliare perché si unisce a quanti gridano giorno e notte a Dio.

Vegliamo praticando una piccola opera di amore verso il prossimo, una visita ad esempio che è regalare il tempo e il cuore. Nel buio della solitudine il nostro stesso amore diventa il riflesso di quella presenza che il Natale genera tra gli uomini.

Andiamo verso Gesù con un cuore pieno di luce perché pieno di amore, per non perderci nelle tenebre della paura e per accogliere Dio che nasce per combattere il virus della morte.

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