“La città di San Petronio nel terzo millennio” Sintesi della Nota pastorale

Bologna
15-09-2000

Nel contesto della “tre giorni del Clero”, il Cardinale Arcivescovo presenta la nuova nota pastorale “La città di San Petronio nel terzo millenio”. La riflessione sulla città di Bologna è ispirata, come ha scritto Egli stesso nella parte introduttiva, “oltre che da una sincera ammirazione per la nostra storia e dall’apprezzamento per le sue molte testimonianze ancora eloquenti e fruibili, anche dalla consapevolezza delle grandi possibilità della nostra realtà odierna, nonostante i molti problemi e le molte difficoltà”.

E’ una nota che guarda decisamente al futuro della città di Bologna, perché tutti si convincano che “può affrontare con fiducia e con decisione le sfide e le incognite del futuro”, che spesso spaventa o intimorisce. Per questo motivo il Cardinale non si rivolge esclusivamente ai credenti, ma a tutti i bolognesi.

La nota si articola in cinque parti: il volto di Bologna, l’anima di Bologna, le sfide del nostro tempo, i capisaldi della vita cattolica bolognese e infine alcune indicazioni operative.

Il volto di Bologna

Il volto di Bologna è incontestabilmente un volto cristiano. Diversi gli elementi che confermano questa prospettiva. “Quante strade, quanti crocicchi sono vigilati dalla Madonna e dai santi, che dalle antiche edicole guardano benignamente l’affaccendato convivere dei bolognesi e sembrano quasi voler elevare verso il mondo eterno i nostri svagati pensieri”. Ma anche altri edifici imponenti e ammirati ne segnano il “volto”: il Santuario della Madonna di San Luca, San Petronio, che nella sua maestosità è un segno di comunione al contrario delle torri che svelano fazioni, diffidenza, discordia e lotte intestine, la Cattedrale, Santo Stefano, San Giovanni in Monte, San Domenico, San Francesco, San Giacomo. Anche la struttura stessa della città svela una mentalità imbevuta di cristianesimo: le dodici porte, richiamano la Città Celeste descritta dal libro dell’Apocalisse (Ap 21,12), i portici e addirittura il Nettuno, voluto da S. Carlo Borromeo.

L’anima di Bologna

Con la profondità che gli è consueta, il Cardinale si sofferma sul carattere del popolo bolognese: “la fortuna storica di questa città è stata di aver posseduto per secoli un unità culturale certa, non contestata, dinamica, che ha consentito il sorgere di una tipica civiltà bolognese e il raggiungimento di eccezionali traguardi in vari settori”. I caratteri tipici dell’umanità bolognese congiunti alla fede hanno generato un cristianesimo petroniano, fondato su tre elementi: la sapienza umana, che dalla fede non è negata o insidiata, ma “avvalorata e difesa”; l’adesione a Cristo, che non deprime ma sorregge la nobiltà dell’uomo; infine, l’abitudine a convivere pacificamente pur nelle diversità delle opinioni e degli interessi. Il tutto sostenuto dalla tipicità della Chiesa Bolognese attraverso il culto dell’Eucarestia, l’amore alla vergine e l’impegno di carità. Ricchezze che ancora oggi possono e devono alimentare la speranza.

Le sfide del nostro tempo: la questione dell’immigrazione e il diffondersi di una cultura non cristiana

La città di Bologna, con la sua tradizione, cultura e identità è chiamata ad affrontare le sfide di questo tempo. Il Cardinale ne individua due: la questione dell’immigrazione e il diffondersi di una cultura non cristiana tra le popolazioni cristiane.

In riferimento alla questione dell’immigrazione, il Cardinale si rivolge alle comunità cristiane e allo Stato. “Deve essere ben chiaro che non è di per sé compito della Chiesa come tale risolvere ogni problema sociale che la storia di volta in volta ci presenta. Le nostre comunità e i nostri fedeli non devono perciò nutrire complessi di colpa a causa delle emergenze imperiose che essi con loro forze non riescono ad affrontare. Sarebbe un implicito, ma comunque grave e intollerabile ëintegralismo’ il credere che le aggregazioni ecclesiali possano essere responsabilizzate di tutto. Compito nostro inderogabile è invece l’annuncio del Vangelo e l’osservanza del comando dell’amore”. Ciò comporta un approccio realistico alla questione che implica “valutare attentamente i singoli e i diversi gruppi”, immigrati cattolici, cristiani delle antiche Chiese Orientali e appartenenti alle religioni non cristiane, “in modo da assumere realisticamente gli atteggiamenti più pertinenti e opportuni”. Lo stato e le autorità civili, devono tenere conto che “i criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici e previdenziali (che pure hanno il loro peso). Occorre che ci si preoccupi di salvare l’identità propria della nazione”. “Va anche detto che è una singolare concezione della democrazia il far coincidere il rispetto delle minoranze con il non rispetto delle maggioranze; così si arriva di fatto all’eliminazione di ciò che è acquisito e tradizionale in una comunità umana”.

L’altra sfida è il diffondersi di una cultura non cristiana, tra le popolazioni di antica fede cristiana. Davanti all’affermarsi di una tendenza culturale, animata da una razionalità scientifico-tecnologica, dalla “globalizzazione”, dallo svilupo sofisticato dei mezzi di comunicazione, dalla ricerca della “libertà senza verità”, “molti aspetti non sono accettabili”. “Occorre dunque un’abitudine alla valutazione e al discernimento, che ci dica di volta in volta che cosa si possa accogliere, che cosa si debba apertamente contrastare e che cosa sia plausibile orientare cristianamente; valutazione e discernimento che dovranno obbedire non a criteri politici (“), ma all’assoluta fedeltà nei confronti dell’immutabile verità rivelata e della nostra identità di credenti”.

I capisaldi della vita cattolica bolognese

La città saprà affrontare con serena fiducia le difficili sfide del nostro tempo se riuscirà a conservare “la bellezza antica e sempre affascinante del suo volto e della sua anima”. Ma perché ciò avvenga, osserva il Cardinale occorre un risveglio della fede: una fede che deve essere personale, continuamente alimentata e operosa. La città offre “cinque capisaldi spirituali”, “cinque luoghi forti della fede, dove i credenti possono attingere quei supplementi di energia soprannaturale di cui ritengono d’avere bisogno”: la Cattedrale, San Petronio, , il santuario della Madonna di San Luca, il complesso di Santo Stefano, il Seminario di Villa Revedin.

Indicazioni operative

La nota si conclude con due indicazioni operative. In primo luogo l’auspicio che dopo l’Anno Giubilare riprenda il tempo tranquillo ed esigente della “normalità”, scandito dall’impegno per la nuova evangelizzazione, che non deve mai venir meno. In secondo luogo, ogni comunità parrocchiale è invitata a programmare un pellegrinaggio a San Petronio, per venerare il santo Patrono e pregare per la città.

La nota pastorale dell’Arcivescovo si propone come un invito alla Chiesa e alla Città di Bologna ad avere speranza per il futuro. Una speranza che deve trovare la sua radice in quell’identità petroniana, fondata sul Cristo Salvatore, spesso annichilita e ridimensionata dalla cultura del niente.

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