S. Em. Card. Matteo Maria Zuppi
“Lectio pauperum” sul rapporto di Gesù con i malati nell’episodio evangelico del pani e dei pesci donati alla folla (Mt 14)

11-02-2017

E’ la Parola di Dio, lampada per i nostri passi, che ci guida in quest’anno del Congresso Eucaristico, aiutandoci a comprendere e vivere il rapporto tra eucarestia e città degli uomini. “Voi stessi date loro da mangiare”. Ci nutriamo della Parola per nutrire la fame degli uomini. Nell’Evangelii  Gaudium Papa Francesco ci ha invitato ad “ascoltare quello che il Signore vuole dirci nella sua Parola per lasciarci trasformare dal suo Spirito” (n°152). Aggiunge: “Questo può avvenire con ciò che chiamiamo “lectio divina”. “Consiste nella lettura della Parola di Dio all’interno di un momento di preghiera per permetterle di illuminarci e rinnovarci. La lettura spirituale di un testo deve partire dal suo significato letterale. Altrimenti si farà facilmente dire al testo quello che conviene, quello che serve per confermare le proprie decisioni, quello che si adatta ai propri schemi mentali. Questo, in definitiva, sarebbe utilizzare qualcosa di sacro a proprio vantaggio e trasferire tale confusione al Popolo di Dio. Non bisogna mai dimenticare che a volte «anche Satana si maschera da angelo di luce» (2 Cor 11,14)”.
La Lectio divina ci interroga e ci fa capire cosa chiede la Parola, indicandoci, sempre, anche le risposte. Altrimenti stiamo a sentire solo noi stessi! E’ il Signore che parla. Cosa mi chiede di cambiare? La Parola inquieta e risponde alle paure. Permette di scoprire il già del suo amore e aiuta a credere in quello che deve venire e a cercare quello che ancora non c’è ma ci sarà. Senza la Lectio divina rischiamo di ascoltare distrattamente la Parola, di non comprenderne il significato e, come spesso avviene, credere di capirla. Infatti quando ci fermiamo alla superficie facilmente ci sembra di avere capito e di conoscere già. La Lectio divina ci fa sentire e gustare la compagnia di Dio, che non abbandona, non chiede cose che non possiamo fare, non impone tutto e subito, ma indica sempre qualcosa di possibile e, come suggerisce l’Evangelii Gaudium, “un passo in più”. Scrive San Gregorio Magno: “La Parola cresce con chi la legge”. E, purtroppo, è vero anche il contrario, cioè che la Parola resta sempre la stessa e non dice niente se non la leggiamo. La Lectio è un metodo per leggere la Parola che prevede classicamente quattro momenti: la semplice lettura di un testo della Scrittura (alcuni scelgono la lettura continuata, ad esempio, dall’inizio alla fine della Bibbia) e una sua comprensione così come questo si presenta, cosa comunica, facendolo senza fretta, con pazienza, senza quella bulimia spirituale che la ricerca del benessere immediato suggerisce. Il secondo momento è la meditazione della Parola, cioè assaporarla e conoscerla, cercando commenti esegetici che aiutano a illuminare il testo e a comprenderne il significato, consultando altri brani che aiutino a comprenderla, perché la Parola aiuta a capire la Parola. Il terzo momento è la preghiera a partire dal brano letto, rendendo la Parola una richiesta d’intercessione proprio a partire da quanto ci è stato donato, dai sentimenti e dalle situazioni concrete che questo ci suggerisce. E l’ultimo momento è quello della contemplazione, cioè imparare a vedere tutte le realtà del mondo con gli occhi di Dio, a capirla con i suoi sentimenti che diventano i nostri. Un momento che ci apre alla vita e ci permette di rendere la Parola luce per illuminare il prossimo e per saperlo riconoscere. La Lectio è una disciplina possibile a tutti, tutt’altro che accademica, che, come quando s’impara a scrivere, all’inizio richiede fatica e poi, poco  alla volta, porta tanti frutti e scelte concrete. Anche nella Misera et Misericordia, il documento scritto a conclusione dell’anno santo straordinario, Papa Francesco suggerisce proprio (n° 7) di onorare la Parola di Dio perché il Signore continua a parlare alla sua Sposa e le indica i sentieri da percorrere. Egli si augura proprio che vi sia la “diffusione più ampia della lectio divina, affinché, attraverso la lettura orante del testo sacro, la vita spirituale trovi sostegno e crescita. La lectio divina sui temi della misericordia permetterà di toccare con mano quanta fecondità viene dal testo sacro, letto alla luce dell’intera tradizione spirituale della Chiesa, che sfocia necessariamente in gesti e opere concrete di carità”.
Oggi iniziamo Lectio pauperum cercando di “leggere” quel testo che è il povero stesso e la sua vita concreta. Ogni incontro e ogni persona sono come i “versetti” e i capitoli da comprendere perché in essi possiamo riconoscere la stessa presenza di Dio e possiamo imparare ad amare come Egli ci chiede. Vogliamo aiutarci a comprendere la loro domanda, proprio come se si trattasse della Parola di Dio, per farci cambiare da questo e per imparare ad aiutare sempre meglio il prossimo. Se conosciamo più profondamente sapremo valutare l’importanza del servizio e, soprattutto, amare il prossimo con intelligenza umana e con quell’amore “di più” che Gesù ci chiede. Dobbiamo guardare lui e non quello che noi pensiamo di lui! Ha diritto alla comprensione, spesso a essere capito anche nelle tante cose non dette, eppure così eloquenti, se ci fermiamo. Dobbiamo comprendere com’è per davvero, non con i nostri pregiudizi o immagini e comprendere con l’intelligenza dell’amore, con quella capacità di immedesimarsi che è propria della misericordia ma che  richiede tempo perché non sia ridotta a sensazione e quindi resti superficiale.  Non smettiamo mai di capire il povero e non basta “fare qualcosa”per gli altri, spesso accontentandoci o restando in superficie. A volte pensiamo sia sufficiente fare qualcosa, come se il povero non ha diritto, più di tutti, alla tenerezza, alla comprensione, all’ascolto intelligente, a cercare con inquietudine le risposte migliori al suo bisogno. Tutti dobbiamo imparare ad amare e se sappiamo “leggere” la sua situazione umana, sociale, sapremo discernere le vere necessità e trovare sempre nuove risposte. Potremmo dire, come per la Parola di Dio, che anche la povertà è sempre la stessa, ridurre il nostro impegno a rispondere solo ad alcune domande. Ma questo non è amore! Senza fermarci non capiamo nulla dell’uomo che incontriamo lungo la strada e resterà sempre uno sconosciuto, a volte mettendoci paura, altre fastidio o indifferenza. Dobbiamo fermarci, non gettare uno sguardo affrettato. Bisogna farci vicini, guardarlo negli occhi, toccare la sua condizione concreta, farcene carico, portarlo in quella locanda che è la comunità, tornare da lui e non accontentarci di un incontro.
Il povero non è una categoria astratta e sempre uguale, ma è sempre una domanda da capire e discernere. L’esperienza, ad esempio, apre altre domande e ci aiuta a rispondere sempre meglio, se non ci accontentiamo solo del fare. Sappiamo quanto facilmente interpretiamo tutto a partire dalla nostra condizione personale, mentre la misericordia è fare propria la condizione dell’altro, vivere la sua come fosse la nostra.
La Lectio pauperum vuole essere un’occasione concreta e spirituale allo stesso tempo per riconoscere e capire meglio le domande della folla e delle specifiche situazioni che essa contiene e per offrire a ciascuno l’unico pane dell’amore che ha, però, sapori e significati infiniti, adatti alla loro condizione. Non basta dare qualcosa, qualsiasi cosa, ma dare il pane che serve a lui, oggi ed offrirlo con sensibilità, tenerezza, attenzione. In realtà, come indica l’Evangelii Gaudium (198) sono proprio i poveri a farci conoscere il Vangelo. “È necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro. Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro”. (199). Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro «considerandolo come un’unica cosa con se stesso».[166] Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione per la sua persona e a partire da essa desidero cercare effettivamente il suo bene. Questo implica apprezzare il povero nella sua bontà propria, col suo modo di essere, con la sua cultura, con il suo modo di vivere la fede. L’amore autentico è sempre contemplativo, ci permette di servire l’altro non per necessità o vanità, ma perché è bello, al di là delle apparenze. «Dall’amore per cui a uno è gradita l’altra persona dipende il fatto che le dia qualcosa gratuitamente». Il povero, quando è amato, «è considerato di grande valore», e questo differenzia l’autentica opzione per i poveri da qualsiasi ideologia, da qualunque intento di utilizzare i poveri al servizio di interessi personali o politici. Solo a partire da questa vicinanza reale e cordiale possiamo accompagnarli adeguatamente nel loro cammino di liberazione. Soltanto questo renderà possibile che «i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come “a casa loro”. Non sarebbe, questo stile, la più grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno?».
I momenti della Lectio pauperum potrebbero essere  simili a quella della Lectio divina. Useremo il confronto con altre situazioni. Ci lasceremo aiutare dagli strumenti della statistica, della medicina, delle scienze sociali, della storia, per capire ogni situazione nella sua complessità e particolarità e per valutare meglio le possibilità, cosa ci è chiesto e cosa possiamo fare di più e meglio. Questa è la meditazione. Il terzo elemento è la preghiera a partire dai poveri, ricordarci di intercedere per lui e per loro, perché la preghiera ci illumina nel nostro servizio e lo rigenera. Ed infine contemplare la città e gli uomini che incontriamo in essa con gli occhi di Dio, quelli sapienti e penetranti della misericordia. Scopriremo in modo nuovo tanta sofferenza intorno a noi ma anche tante possibilità concrete.
Scriveva San Giovanni Crisostomo: “L’amore non guarda ai propri interessi, ma prima che ai propri guarda a quelli del prossimo, per vedere, attraverso quelli, i propri”. Questo è il frutto della Lectio divina e della Lectio pauperum, scoprendo nella nostra vita e nel prossimo la presenza di Cristo, cercando di leggerla con sempre maggiore conoscenza e umanità e lasciandoci cambiare da questa. Scopriremo quanto siamo amati e la gioia di amare. 

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