L’omelia della Messa per la pace

Bologna, Cattedrale
01-01-2020

Natale non è affatto un momento di tranquillità per un mondo distratto, che non vuole sacrifici e alla ricerca di soluzioni facili e poco impegnative. Non è un buon sentimento a poco prezzo che produce poi cattivi sentimenti ugualmente pericolosi, illusorie soluzioni che fanno credere di vincere il male senza un amore paziente e personale. Natale è vita vera di un Dio che si gioca tutto, che rivela nell’umanità debole la sua gloria e insegna agli uomini ad essere grandi seguendo Lui.

Gesù si confronta fin dall’inizio con il male, perché non c’è gioia evitando i problemi. Il fatto che “non c’era posto per loro” significa per Maria e Giuseppe che non contano nulla. Le porte chiuse umiliano, incattiviscono, spengono la gioia, fanno sentire un peso, inutili, causano tanta sofferenza. L’indifferenza è la peggiore porta chiusa. Natale è anche la violenza di Erode, frutto della spietata logica di potere e convenienze, nutrita di paure e confronti, di complicità, strage che rivela la forza terribile del male.

Quanti Santi Innocenti! Ci interrogano in realtà e impongono una scelta di pace e di farlo in fretta, perché non è la stessa cosa cercarla oppure rimandare. All’inizio dell’anno, siamo aiutati dalla memoria di Maria Madre di Dio, a guardare con Lei i nostri giorni e la scena di questo mondo, i tanti, troppi paesi dove gli uomini alzano le mani contro altri uomini e producono morte e stragi di Santi Innocenti. “Ogni guerra si rivela un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana”.

Maria non può rassegnarsi alla sofferenza che uccide i suoi figli. E’ una madre: la sofferenza del figlio la sente come sua e non può darsi pace finché non vede il proprio figlio protetto. Ecco da cosa nasce l’impegno per la pace. Siamo chiamati tutti ad esser operatori di pace perché discepoli di Cristo che inizia la nuova ed eterna alleanza tra Dio e l’uomo e tra gli uomini, quindi. E la pace non si divide. Gesù è la nostra pace ed ogni discepolo di Gesù, e quindi figlio di questa madre, è chiamato ad essere un uomo di pace. Siamo artigiani perché la pace è affidata alle nostre mani, ai nostri sensi, al nostro amore personale. Il cristiano è uno che non si chiude nella sua pace, ma va incontro agli uomini disarmato, come Gesù.

Siamo chiamati ad essere cristiani, uomini che amano e riparano l’unica casa comune con la forza e l’arte dell’amore e del perdono. Ci sono dei pericoli che la minacciano sempre, perché la pace non è mai una volta per sempre e va difesa, fatta crescere, voluta smettendo di preparare la guerra credendo che la si ottieni con le “cattive”. La pace si costruisce solo cercandola, mentre gli uomini che si credono furbi e preparano la guerra, si ritrovano solo bruti, maleducati e ignoranti della vita propria e del prossimo. La scelta di Dio è che la terra non diventi un deserto e l’uomo ritrovi se stesso. Quante parole dure che istigano alla violenza, deridono l’interlocutore come fosse una categoria e non una persona, per cui l’altro è definito da un’etichetta e non per quello che è.

Quanti egoismi vecchi e nuovi nei rapporti tra le nazioni e i gruppi. Per il cristiano proclamare la Pace è seguire la scelta di Cristo nostra pace, vivere già oggi come uomini di pace, disarmando le mani da ogni azione violenta, i cuori dai sentimenti di ostilità, gli occhi dal cercare la pagliuzza, la lingua dalle parole offensive, di disprezzo, povere di amore, pericolose e fertili di male al di là delle intenzioni. “La guerra inizia con l’insofferenza per la diversità dell’altro, che fomenta il desiderio di possesso e la volontà di dominio. Nasce nel cuore dell’uomo dall’egoismo e dalla superbia, dall’odio che induce a distruggere, a rinchiudere l’altro in un’immagine negativa, ad escluderlo e cancellarlo. La guerra si nutre di perversione delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell’altro e della differenza vista come ostacolo; e nello stesso tempo alimenta tutto questo”.

Noi annunciamo Gesù Cristo “nostra pace“, principe della pace anzitutto con l’essere uomini di pace, pacifici e capaci di mettere pace proprio perché uomini buoni e forti, mansueti, miti, sensibili. Gesù fin dalla sua stessa nascita mostra qual è la volontà di Dio per tutta l’umanità: pace agli uomini che Egli ama! Sì, ogni uomo è amato e va protetto, rispettato, custodito. Questo non è un sogno per illusi. Per questo la Chiesa non è neutrale e dobbiamo amare e difendere la pace che 75 anni or sono ci è stata consegnata come richiesta da milioni di persone che sono morte sognandola pace. Papa Francesco definisce le tante guerre in corso pezzi di un’unica guerra mondiale, dove tutti quindi siamo coinvolti ma anche dove tutti possiamo aiutare per migliorare la pace, scegliendo di essere fratelli di tutti, ricordandoci che lo siamo per la chiamata di Cristo, ricostruendo quello che il male ha diviso.

Se facciamo del bene agli altri, a tutti, in realtà staremo meglio tutti. Nel messaggio di questo anno Papa Francesco insiste che non si ottiene la pace se non la si spera, non la si difende, non la si crede sempre possibile e necessaria, consapevoli che se non la cerchiamo la perdiamo noi e lo togliamo agli altri. Gesù ci chiede di amare i nostri nemici perché questa è la nostra forza di pace e essi non lo capiscono ma per noi saranno sempre nostri fratelli. Iniziamo noi perché non vogliamo diventare come Caino. “Pace non è pacifismo, non nasconde una concezione vile e pigra della vita, ma proclama i più alti ed universali valori della vita; la verità, la giustizia, la libertà, l’amore”. E anche la volontà di pagare il prezzo per la pace. ”La pace non si gode; si crea.

La pace non è un livello ormai raggiunto, è un livello superiore, a cui sempre tutti e ciascuno dobbiamo aspirare”, scriveva San Paolo VI  e per questo non è affatto “una ideologia soporifera”. Ben altre lo sono. “La pace come cammino di speranza. Dialogo, riconciliazione e conversione ecologica” è il messaggio di Papa Francesco che ci ricorda come la speranza ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili.

La cultura dell’incontro rompe con la non cultura della minaccia e rende ad ogni persona una possibilità e un dono dell’amore generoso di Dio. Altrimenti tutti ci diventano insignificanti e faticosi. Ma lo diventiamo anche noi per gli altri! Dialogo è avere interesse per la vita del prossimo, capirne la ragioni. Dialogo non è perdere la propria identità, ma viverla non contro gli altri o senza di loro ma insieme. Pace è cammino di riconciliazione, che vuol dire liberarsi dai conflitti, usando la pazienza e la fiducia, sapendo riparare quello che il male ha rovinato, senza rassegnarsi mai a convivere con l’odio, accendendo il prossimo con la luce dell’amore. Infine, di fronte alle conseguenze del mancato rispetto della casa comune ed allo sfruttamento delle risorse naturali, abbiamo bisogno di una vera e propria conversione ecologica, che ci richiama alla “gioiosa sobrietà della condivisione”, sapendo che “meno è di più” e che “insieme moltiplica”.

Maria, Madre del Principe della pace e Madre di tutti i popoli della terra, ci accompagni e ci sostenga nel cammino di pace e riconciliazione. Che noi, come i pastori sappiamo usare i nostri giorni glorificando e lodando Dio per la grandezza del suo amore e compiendo i tanti piccoli possibili gesti di pace. “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.

Facebooktwittermail
Facebooktwittermail