Meditazione al Rosario del 14 aprile

Bologna, arcivescovado
14-04-2020

Continuiamo questa “rito” della recita del Rosario alle 19 che mi e ci ha aiutato ad affrontare le tante difficoltà di queste settimane. Abbiamo bisogno di riti, che ci orientano nelle nostre giornate. Non è perché abbiamo più tempo rispetto alla vita ordinaria, costretti come siamo a stare a casa, a rinunciare a tanti incontri o opportunità.

Certo, siamo stati costretti a perdere tanto superfluo, tanti affanni che finivano per ingannarci, per riempirci la vita ma per svuotarci il cuore. Abbiamo trovato più tempo e meno cose, e questo ha aiutato a riempire il tempo di vita, a capire di più quello che conta, a essere insistenti e non rapidi e superficiali, a intercerdere per tanti e non solo a pregare per noi, ad accordarci con altri per chiedere qualcosa al Padre.

La nostra preghiera, anche quando è individuale, è sempre accordata alla Chiesa in quella connessione che è la comunione. Nella preghiera troviamo anche il nostro prossimo, lo pensiamo, come i nomi che pronunceremo dopo, delle persone che morte in questi giorni, affidandoli come fossero i nostri cari pregando per i loro familiari.

Chi prega inizia ad incontrare il suo prossimo, inizia ad amare quei fratelli più piccoli di Gesù e i nostri fratelli ai quali il Signore lava i piedi e ci chiede di amare ripetendo come dei bambini lo stesso gesto. 

Non vogliamo essere quei cristiani che hanno uno stile di Quaresima senza Pasqua! Quale gioia vivere in una situazione sempre così difficile e carica di inquietudini? La Pasqua non rimuove certo tutte le difficoltà! La vittoria di Gesù non è quella che ci permette di non avere più problemi, secondo un’idea del benessere.

La Pasqua, per di più, non si afferma nemmeno immediatamente nel cuore dei discepoli, davvero lento. Essi debbono combattere con la loro incredulità oltre che con quella del mondo. La Pasqua è la vittoria perché libera la morte da essere definitiva e rende definitivo l’amore di Gesù e la sua presenza viva.

Pasqua è gioia perché ci permette di combattere il male, ci affranca da esso e dalle sue intimidazioni, dal turbamento davanti alla sua forza e alla sua capacità di seminare il dubbio sull’amore stesso di Dio. Dobbiamo rafforzare l’uomo interiore per trasformare le esperienze in consapevolezza e non lasciarle emozioni da consumare. Un uomo spirituale vive intensamente e con tanti sentimenti le situazioni, ne fa un vero motivo di cambiamento, si lascia trafiggere il cuore ed entra nella storia proprio perché pieno di anima. 

Molti si chiedono: come saremo dopo, tutto sarà diverso? Non è detto che cambiamo e che cambiamo in meglio! Quante volte capiamo le cose ma poi, se questa comprensione non diventa scelta e interiorità, finita l’emergenza dimentichiamo e torniamo quelli di sempre.

Quante volte dovevamo cambiare e poi ci siamo ritrovati quelli di sempre, ripresi dal nostro pensiero vecchio? La prima delusione ci conferma in questo! Invece noi dobbiamo cambiare il mondo perché ingaggi davvero il duello tra la morte e la vita, quello che Gesù ha vinto una volta per sempre ma che ha anche affidato a ognuno di noi. 

Dobbiamo convertire il nostro cuore. Il primo modo pratico è iniziare dalla Parola del Signore, nutrimento del quale sentiamo troppo poco la mancanza! Iniziamo dal leggere quello del giorno, per esempio due volte al giorno per andare in profondità.

Nel Vangelo di oggi Maria Maddalena resta al sepolcro, non si arrende subito, come insiste a leggere e rileggere invece di andare all’impronta. Gesù costringe gli uomini a prendere sul serio Maria di Magdala e questa a non sciupare l’opportunità sottostimandosi o accontentandosi.

Dice San Gregorio: “I santi desideri crescono col protrarsi”. Noi abbiamo l’attrazione della rapidità e sappiamo poco sopportare con pazienza, aspettare, insistere. Il rosario si protrae e con la sua dolce insistenza, con la scala che rappresenta, ci aiuta a comprendere i misteri e a salire per incontrare Gesù e farci chiamare per nome da Lui. Gesù è avanti a noi, non nel passato dove vogliamo trattenerlo.

E’ nel futuro. Cristo nostra speranza donaci di piangere per Te e perché vogliamo solo cercare Te perché senza Te non possiamo vivere, consola le lacrime e donaci di essere testimoni gioiosi e forti dell’amore. 

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