Meditazione al Rosario del 15 aprile 2020

Bologna, monastero Carmelitane
15-04-2020

Pasqua è luce che apre i nostri occhi sulla vita e anche su noi stessi. Sono gli occhi del cuore che permettono di vedere bene. I discepoli sono tutt’altro che dei creduloni che immaginano un mondo che non esiste! Il male vuole dividere, isolare, nascondere la verità e la storia. E poi il male vuole apparire come definitivo, senza soluzioni, tanto che suggerisce come unica scelta il “salva te stesso” o chiudersi in un mondo piccolo.

I due discepoli di Emmaus erano disillusi, come spesso noi, feriti da un nemico che sembra tanto più grande di noi. Avevano visto finire la loro speranza. Camminano ma verso il passato! Dialogano, ma privi di vita, come certe nostre discussioni, appassionate ma senza futuro. Credono di avere capito tutto e invece non si rendono conto perché senz’amore e senza speranza. Non riescono nemmeno a vedere Gesù che pure avevano nel cuore e sulla bocca.

E’ quasi paradossale dire proprio a Gesù che non sa niente di quello che lo riguardava! A volte spieghiamo noi a Gesù le cose della vita! Hanno il cuore ferito e si proteggono. Sono diventati come quelli che uno scrittore definiva “gli increduli che devono spezzare l’arpa e la lira per scoprire la musica dentro gli strumenti o abbattere un albero per credere che porti frutto”. Succede sempre così se non c’è Pasqua. Per loro tutto è soggettivo e si estraniano dalla realtà così dura, difficile.

Il pellegrino non si arrabbia, non li rimprovera, non se ne va per sempre. Si affianca e cammina con loro. Per parlare davvero occorre stare vicino, ascoltare prima di farlo e spiegare ma non da una cattedra ma camminando assieme, sulla strada, guardando negli occhi. Gesù non perde la speranza che noi possiamo capire e continua, nonostante la lentezza del cuore e la nostra presunzione, a spiegare per aiutarci a vedere. E se c’è questa convinzione si parla in maniera diversa come se, al contrario, pensare che non serve a niente ci fa ripetere parole senza convinzione e forza.

In questo caso il problema è di chi ascolta o nostro? Il mondo non si vede senz’amore. Gesù parla e scalda il cuore, come ogni volta che apriamo il Vangelo e lo leggiamo nella storia concreta e nei nostri sentimenti veri. Ritroviamo l’anima, lo spirito. Il Vangelo è questo: ci fa accorgere chi siamo, chi è il pellegrino, ma anche come la vittoria passa per la sconfitta e che non è mai a poco prezzo, passa sempre attraverso una lotta. Esiste una speranza senza sacrificio, senza anche sofferenza?

Nella pornografia della vita sono quelle vittorie facili, seduttive, che rincorriamo e ci portano lontano dalla storia. La speranza richiede sempre anche la sofferenza, non scappare dai problemi. Il mondo ha tanto bisogno di uomini di speranza, appassionati, con un cuore che arde di amore ricevuto. I due vedevano solo con gli occhi della tristezza. L’Abbè Pierre diceva: “Non è un caso se siamo stati creati con due occhi. E’ per potere osservare con sguardo lucido e coraggioso la realtà che ci circonda. Il primo occhio ci rivela le disgrazie che affliggono l’umanità e ci invita a combatterle. Il secondo occhio ci permette di ammirare la bellezza delle stelle, il sorriso di un bambino o lo schiudersi dei fiori a primavera.

Vedere le meraviglie del mondo ci dà il coraggio di vivere e di affrontare l’ampiezza e la gravità del male che di per sé porterebbe al suicidio, diventerebbe insopportabile! Ma allora perché esiste il male? Io non ho una risposta. Ho però la certezza che Dio si rivela a noi attraverso quell’occhio che è aperto alla meraviglia. Quello sguardo ci aiuta ad amare, a perdonare il male che ci circonda e che è in tutti noi. Certo si può sempre chiudere gli occhi e ignorare ciò che succede intorno a noi. Ritengo che dobbiamo sempre tenerli aperti tutti e due: uno sul bene e l’altro sul male”.

Gli occhi si aprono quando sentiamo l’amore di Gesù che spezza per noi la sua Parola e tutto se stesso. Gesù resta con noi, con le nostre tristezze e paure e spezza il pane dell’amicizia perché anche noi risorgiamo alla speranza liberi dalla superficialità, dall’apatia e dall’egoismo. Maria ci aiuti a vedere la bellezza della vita e a credere all’amore che può apparire insignificante, perduto come davanti ad una pandemia ma che è sempre il germoglio della vita nuova.

 

 

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