Messa natalizia per il personale e volontari della Curia 2019

Bologna, Cripta della Cattedrale
20-12-2019

L’Eucarestia è il centro e il culmine della vita cristiana. Non è un centro teorico, virtuale, distante dalla nostra vita concreta e quindi dal servizio che siamo chiamati a compiere, dalle persone che serviamo ed alle quali siamo legati. Ecco perché riempie di gioia questo nostro ritrovarci intorno all’altare a nutrirci come Maria dell’angelo della Parola, a contemplare assieme la mai compresa scelta di Dio di farsi uomo e di donare s stesso come nutrimento di amore. Oggi ritroviamo noi stessi perché siamo semplicemente suoi, generati da questo Signore e chiamati ad amarlo e servirlo. E’ l’essenziale che motiva tutto e che non possiamo mai smarrire o rendere scontato, tiepido, meritato. 

A volte siamo condizionati da tante interpretazioni sulla Chiesa, purtroppo così facilmente mutuate dalla città degli uomini, cariche di contrapposizioni, dualistiche, che estremizzano gli atteggiamenti e le scelte, povere di senso ecclesiale e qualche volta di rispetto umano. La Chiesa è questa che noi stessi oggi rappresentiamo, piena di grazia come Maria: una famiglia raccolta intorno al suo Signore, unita alla sua storia come noi in questo luogo, storia che riceve e trasmette tutta. La Chiesa è una comunità viva, unita e piena di doni, unita ma non uniforme, mistero di comunione che è frutto dello Spirito Santo che tutti siamo chiamati a rispettare ed amare, per non bestemmiare quell’amore che il Signore ci ha affidato. E’ una comunità di fratelli e di sorelle concreti, con il loro carattere e peccato. Non è mai certo una comunità perfetta.  In questa nostra comunità limitata, deludente, parziale, peccatrice, insipida, paurosa si rivela la pienezza della Chiesa, casta nonostante noi peccatori, cui è restituita l’innocenza, uomini vecchi generati dall’unico uomo nuovo a figli e rigenerati da quello Spirito che rende nuovo ciò che è vecchio. Certo, siamo diversi. Più lo siamo più deve, però, crescere tra noi quello che ci unisce. Sento la grazia di servire la comunione della Chiesa, di aiutarla nelle sue debolezze e renderla madre lieta di tanti figli. 

Noi viviamo un momento di avvento della nostra Chiesa e della Chiesa, un avvento che ci aiuta ad accorgerci dei segni che ci sono offerti, eloquenti, importanti. Un tempo di avvento che ci invita a guardare al futuro e a seminare quello che darà frutti. La passione per la Chiesa e per la città degli uomini portava il Cardinale Lercaro ad immaginare e realizzare edifici in una Bologna che allora stava crescendo con la forza di un adolescente. Oggi si tratta di immaginare e costruire delle comunità, tante comunità, che abitino quei luoghi e siano esse stesse le case di Dio in mezzo alla città degli uomini, che manifestino la sua presenza, che ascoltino e mettano in pratica la Parola con gioia e semplicità di cuore. Questo è il senso della conversione pastorale e missionaria che con tanta insistenza Papa Francesco ci indica e che noi vogliamo servire. La conversione non è conseguenza di un ordine ma di un incontro, di una Parola, della scoperta che ci fa vendere in fretta e con gioia tutto quello che abbiamo perché abbiamo trovato quello che cercavamo. 

Davanti a qualcosa di grande siamo portati immediatamente a nasconderci dietro l’umiltà della nostra condizione, a difenderci con l‘impossibilità, consapevoli della nostra personale limitatezza. Ma l’umiltà è una condizione necessaria per ricevere la grazia, non una condanna! E’ proprio la nostra umiltà che ci permette di essere sollevati dall’amore di Dio ed è la sua Parola che ci trasforma, non le nostre. Questa è la libertà di Maria che si lascia riempire da un amore che diventa suo e che le è affidato. Qualche volta abbiamo l‘impressione di incertezza e di poca stabilità, smarriti di fronte a qualcosa di nuovo. A me sembra che l’avvento che stiamo vivendo e il Natale che la grazia di Dio ci concede ci riempie, invece, di gioia giovanile e di nuova passione. In questo Natale, con la semplicità di Maria, anche noi contempliamo la bellezza di essere suoi, sentendo come Lei la grazia che rende piena la nostra vita ben al di là dei nostri meriti, perdono delle nostre personali contraddizioni. Questo ci libera anche dalla tentazione di giudicare le fragilità del fratello invece di amarle e aiutarle, dagli atteggiamenti che feriscono e contristano l’altro, dal poco coraggio evangelico, dal lamentarci senza rischiare, dal considerare questa madre come un’estranea, come fosse una istituzione e non una casa da amare con tutto noi stessi perché la nostra casa e soprattutto casa del Signore che viene ad abitare in mezzo ai suoi. 

L’amore di Dio così umano, un presepe così umile che si realizza nei nostri cuori e nelle nostre comunità, molto più di quello che crediamo noi e nonostante noi, scandalizza i nostri schemi mentali e spirituali, ci libera dalla tentazione del “fratello maggiore” e dal peso dell’invidia e della mormorazione degli operai che hanno sopportato il peso della giornata e il caldo. Servire la curia ci permette di accompagnare i cambiamenti in atto nella nostra Chiesa, che non vuole perdere nulla di quanto ha ereditato ma deve trasmetterlo a chi verrà dopo. Dalla Curia possiamo vedere tutte le diverse stanze dell’unica Chiesa di Bologna, tutte importanti, quelle più piccole e meno note e per certi versi anche quelle non riconosciute ma dove si lascia deporre Gesù. La Curia deve esser essa stessa casa di comunione, di amore evangelico audace e creativo, di conoscenza della città. 

Come Maria scegliamo l’umiltà personale per fare grande questa nostra Madre Chiesa e per compiere liberamente le cose grandi di Dio. Scegliamo il disinteresse per essere poveri e fare ricchi tanti a cominciare dai fratelli più piccoli di Gesù senza i quali non possiamo essere fratelli. Scegliamo la gratuità per liberarci dal calcolo e generosamente donare noi stessi, liberi dalle convenienze. “Tu hai voluto, Padre, che all’annunzio dell’angelo la Vergine immacolata concepisse il tuo Verbo eterno, e avvolta dalla luce dello Spirito Santo divenisse tempio della nuova alleanza: fa’ che aderiamo umilmente al tuo volere, come la Vergine si affidò alla tua parola”. 

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