Messa per la festa di santa Clelia Barbieri nel 150° della morte

13-07-2020

Sono 150 anni dalla sua nascita al cielo e si conclude questa sera l‘anno giubilare di Santa Clelia. È stato un anno davvero particolare. Il giubileo ci ha aiutato a fermarci per ringraziare, per scegliere, per ricomprendere il dono che si ha. Santa Clelia ci ha indicato la strada del cielo con soavità, semplicità, fermezza, così come parlava ai ragazzi e agli adulti di Gesù e infiammava il loro cuore. Non smettiamo di imparare da lei. Con i santi è sempre così, non perché sono perfetti ma perché con la loro concreta umanità sono specchio del mistero di amore che è Dio.

E questo non smettiamo mai di conoscerlo. La sua voce è per tutti un canto, ispira il canto, cioè la pienezza del cuore, (abundantia cordis) perché è piena di Dio. È stato, però, un anno pieno di incertezza, dolore, paura, morte e che ci ha reso consapevoli della nostra fragilità. Oggi siamo tentati di cercare la forza di prima, verificando le nostre capacità e potenze personali per vedere se possiamo ricominciare. In realtà dobbiamo imparare tanto dalla pandemia e dalla sua ruvida lezione di storia, di vita vera per cercare la forza che ci permette di vincere il male.

A ben vedere la pandemia non è straordinaria, considerando quante pandemie attraversano il mondo, ignorate come se non ci riguardassero. Ci sono dei momenti – però, e questi mesi lo sono stati per tutti – nei quali capiamo personalmente qualcosa perché ci coinvolge direttamente. Non dobbiamo avere timore di cambiare, di sentire come nostra la sofferenza di chi è colpito da questa e da tante altre pandemie. Caso mai dobbiamo avere timore di restare gli stessi, come se non fosse successo nulla e non avessimo tanto da imparare e da cambiare! In realtà ci presentiamo a Santa Clelia pieni di domande, segnati da tanta sofferenza, con l’amarezza inconsolabile di non avere potuto restare vicini a chi era colpito, per le parole che non abbiamo potuto dire e i gesti che ci sono stati impediti. E forse capiamo di più il loro valore.

Chiediamo a Santa Clelia di aiutarci a scegliere, di fare tesoro della pandemia per iniziare qualcosa di nuovo, dei modi diversi di vivere, di relazionarci, di guardare gli altri. Con lei scegliamo di riparare il mondo, iniziando a cambiare il nostro cuore. Abbiamo capito che il male è davvero una cosa seria, che dobbiamo lottare per vivere e che il male non sta fermo, non rispetta le nostre regole e i nostri tempi e se vogliamo sconfiggerlo dobbiamo restare noi svegli, vigilanti. Noi non siamo ossessionati dal male, come chi pensa non esista o di poterlo controllare facilmente e poi ne diventa facilmente prigioniero.

Siamo consapevoli, questo sì, della sua forza e la compassione per chi ne è vittima ci aiuta a riconoscerlo e a combatterlo. Vogliamo essere forti dell’amore che non lo fa prevalere e ci protegge! Il male vuole rendere tutto sporco, per cui non lo capiamo più e tutto diventa un pericolo e finiamo per non credere più a niente! I dotti e gli intelligenti pensano di salvarsi da soli e non si sprecano mai per il prossimo! I piccoli si affidano, cercano aiuto e danno aiuto, regalano e non fanno pesare perché sono contenti di fare contento l’altro. I piccoli non hanno un’alta considerazione di sé, quella che rende tutto complicato, che nutre l’orgoglio e il ruolo personale e non il servizio, perché per i piccoli quello che è mio è tuo: si lasciamo amare, sono piccoli e amano!

Papa Francesco ha recentemente indicato tre pericoli da evitare dopo la pandemia, per non rischiare gli stessi renderla allora davvero inutile. Santa Clelia ci aiuta. Il primo è il pessimismo, cioè non credere ci sia davanti a noi un futuro, un domani che ti prende dentro, che diventa passione, sogno, ricerca per cui vale la pena spendersi e sacrificarsi. Clelia è una donna di grande e concreta speranza, tanto che anche quando sembrava tutto impossibile e in fondo sembrava perduto essa fa di tutta la sua vita un seme, tanto da diventare madre di figli che non vede, ma che sa ci saranno, perché ha speranza.

Il secondo pericolo è il narcisismo, cioè guardarsi invece di guardare, cercare l’io e non il tu, studiarsi invece di capire e rendere bello il prossimo; farsi belli invece di rendere belli gli altri, ad iniziare con la benevolenza, possibile a tutti. Il narcisista prende e non da, parla sopra gli altri e non ascolta, ha sempre bisogno lui, non considera l’altro perché vede solo sé stesso e cerca solo la sua immagine. Un mio amico per descrivermi un narcisista che è come quel tale che incontra una persona e gli chiede: “Ciao, come sto?”.

Clelia, invece, riempie di suoi occhi di Dio e quindi dei bambini da proteggere, delle sorelle da amare, insomma si pensa per gli altri. Il servizio è il contrario del narcisismo e non dimentichiamo che chi non serve è sterile, come il narcisista, non genera vita. A che serve la vita se non genera vita?

L’ultimo pericolo è il vittimismo, per cui non siamo mai soddisfatti, ce la prendiamo sempre con qualcuno mai con noi stessi, ci sentiamo in diritto di lamentarci perdendo il senso delle proporzioni e dimenticando le occasioni sprecate e le tante che abbiamo, non ricordando che le cose grandi iniziano sempre da quelle umili. Il vittimismo non ci fa accorgere delle sofferenze enormi intorno a noi, fa credere che solo se stiamo bene e abbiamo tanto possiamo amare il prossimo e non ci fa stare bene perché la nostra ferita si rimargina presto se aiutiamo gli altri.

Santa Clelia nonostante i suoi tanti problemi, le ingiustizie subite, i sospetti su di lei (attenzione alle chiacchiere e ai giudizi, che colpiscono sempre e fanno davvero male e ricordiamoci che ci vuole comprensione, non condanne) guarda sempre avanti, si prende responsabilità, indica il cielo, come nella fotografia e non rinuncia mai ad amare gli uomini della terra. È vero: chi cerca il cielo diventa migliore e apre gli occhi sulla terra, la cambia, la ripara, sa riconoscere in essa i segni dei tempi, cioè entra nella storia. Quando il cielo lo pensiamo solo sulla terra questa diventa un inferno, mentre se cerchiamo il cielo perché vogliamo raggiungerlo sappiamo riconoscerlo presente, viverlo fin da oggi da uomini del cielo, cioè da veri uomini.

La sua vita era stata segnata dalle difficoltà. Perse il papà a soli 8 anni, colpito da colera fulminante. Erano anni in cui a Bologna su poco più di mezzo milione di abitanti vi furono 20 mila morti. E anche per la Chiesa, perché proprio in quegli anni, dal 1860 al 1882, l’arcivescovado di Bologna rimase deserto e nel 1866 venne arrestato don Guidi, curato delle Budrie con altri cinquanta preti bolognesi colpevoli di fedeltà alla loro missione. Lei indica il solo che può dare la risposta a quello che altrimenti, direbbe Biffi, è tragicamente insensato: “Fatti pure coraggio che tutto andrà bene e quando tu hai delle cose che ti disturbano fatti coraggio a confidarmelo e io con l’aiuto del Signore cercherò di chetarti”, sono le parole di Clelia, che in fondo ci sono care in questa pandemia.

Ecco chi fa davvero andare bene tutto, chi ci dona aiuto perché ci ama fino alla fine, chi insegna a trovare la forza! Come Clelia impariamo a fare anche quando non abbiamo tutto; a donare anche quando abbiamo poco; a non fare quello che possiamo ma quello che serve; non fino a dove pensiamo noi possibile ma fino a dove è utile; a non rivendicare i diritti ma a cercarli per gli altri. Davvero forte come la morte è l’amore.

Di Santa Clelia abbiamo testimonianze della sua capacità di leggere e volgere in positivo le difficoltà e le prove per esprimere quell’amore che affiancandosi rende lieve il giogo e rasserena. Essa si lega a delle sorelle, tesse amicizia tra le persone, relazioni vere, cioè legami, invita ad occuparsi dei più piccoli, sceglie una solidarietà ordinaria, gratuita, possibile a tutti. Ecco cosa ci è chiesto dalla pandemia: un amore per il prossimo concreto. Un uomo solo può cambiare il mondo, diceva qualcuno! Clelia ce lo insegna: un santo ha una forza di amore straordinaria. Non nascondiamola, per le nostre paure. In queste settimane abbiamo compreso quanto sono importanti i legami, che ci hanno accompagnato anche se non potevamo incontrarci.

Il giogo significa legame con altri, quelle sue amiche alle quali lava i piedi il giovedì santo, mettendo in pratica il comandamento di Gesù, il sacramento del fratello e del servizio, quello che deve regolare le relazioni dei cristiani. Il contrario è l’autosufficienza, la distanza, il vivere davvero isolati. Non lasciamo mai nessuno solo, specialmente chi è fragile, chi sfiorisce perché senza l’acqua dell’amicizia, come una pianta senza luce. La Chiesa è una famiglia, non un’agenzia di servizi o un condominio. L’amicizia ci aiuta a non diventare amici delle droghe o delle pornografie, quelle dipendenze che rendono schiavi tanti. Prendiamo noi il giogo di Gesù: non ce lo impone. E se noi ci leghiamo a Lui, Lui sarà legato a noi.

Clelia affronta circondata da questa amicizia la malattia, a soli 23 anni. È stata davvero un seme il cui frutto, come sempre avviene, si vede dopo. E stasera, con tanta bellezza di amore lo vediamo tutti e ci allarga il cuore. Bacia ripetutamente il Crocifisso, tiene stretta per mano la tanto cara e fedele compagna Orsola e le sussurra: “Io muoio ma non vi abbandonerò mai e sarò sempre con voi”. Chi ci può separare da Cristo? La comunione, cioè l’amicizia piena, è il vero giogo con Lui e tra di noi e non finisce mai, da vivere tutti i giorni, tanto che l’emergenza non ci coglie di sorpresa e ne siamo più forti.

L’inno dei vespri della festa di Santa Clelia (è un testo di Padre David Maria Turoldo) recita così: “Come un chicco di grano o un seme di girasole indorato di luce così, o piccola figlia dei campi, fu la tua vita, fanciulla di Dio. Ma come il grano se in terra non cade e nel buio solco non muore e marcisce, spiga non nasce, così per te, Clelia, tutto si compie in segreto e silenzio. È nella notte che Dio ha creato ed è di notte che viene il Signore: e «inavvertito» è scritto che il Regno viene da sempre, che deve venire…E poiché’ Lui solo elegge i suoi piccoli a confusione di tutti i potenti, pur noi cantiamo il nostro Magnificat, o Clelia, insieme con tutti i suoi servi. Amen”.

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