Omelia nella III Domenica di Avvento

Cattedrale di San Pietro
13-12-2020

Siamo svegliati da Giovanni Battista. La sua voce vuole liberarci dalla rassegnazione, ancora più forte in questa ripresa della pandemia. E’ facile abbandonarsi alla paura, che produce la sottile certezza che “non vale la pena”, che “tanto non cambia niente”, che “ho già provato”, veleno che spegne la speranza, accentua la paura!  Giovanni Battista è l’avvento re noi abbiamo tanto bisogno di aprire gli occhi, vigilare, guardare bene per riconoscere il Signore che è già in mezzo a noi. Perché non sappiamo vedere i segni della sua presenza? Come mai questo tempo non sappiamo comprenderlo?

Un grande inganno è la rapidità con cui collezioniamo tante immagini ed emozioni, che ci fa credere di scegliere noi quello che vogliamo vedere e anche di rimuovere – come lo zapping – quello che invece non ci piace. E la pandemia, con la sua terribile tempesta di fragilità è come un fermo immagine. Il meccanismo dello zapping si rompe, non possiamo più cambiare compulsivamente, siamo costretti a vedere la realtà così com’è tanto che la vita sembra finita.

In realtà finisce l’agitazione non la vita! Finisce il correre, l’idea consumistica della vita, pubblicitaria, davvero a volte un po’ oscena perché finta sia e in realtà poco umana, tanto da coprire anche i sentimenti di compassione, di tenerezza all’altro, di pietà e di impedirci di fare quello che ci fa bene. Nella pandemia siamo invitati a trovare la presenza buona di Gesù, il suo avvento che lo rende compagno di viaggio, travolto dalla stessa pandemia, sulla stessa barca, perché la nostra vita, debole com’è, non finisca.

Per vedere Gesù, per riconoscere il suo Natale dobbiamo avere un cuore sveglio, che ascolta. Ascoltare Giovanni Battista ci aiuta a trovare Gesù. Egli non accetta il deserto come normale, non vive un momento eroico per poi tornare alla vita di sempre, ma capisce che il deserto cambierà se prepariamo noi una strada nel cuore.

Nel deserto non possiamo nasconderci dietro a tanti inganni che non ci fanno incontrare per come siamo. Siamo finalmente davanti a noi stessi, con il coraggio del silenzio, per fare parlare lui e per essere noi stessi senza scappare. Pregare personalmente e provare anche a farlo insieme ci aiuta a comprendere il tanto che ci unisce e ad unirci ancora di più, perché è la vera amicizia quella di essere amici di Dio e l’esserlo rende la nostra relazione umana, sempre così parziale e a volte faticosa, indispensabile, con una profondità e una bellezza che ci aiutano a comprendere cosa vuole il Signore da noi.

Chi si fa amico di Dio impara la gratuità dell’amicizia, la fedeltà, a non prendere, ma a dare, a non calcolare, a esserci per il solo valore dell’altro, così come ci insegna Dio, l’Altro.

Giovanni Battista non scappa dal presente rifugiandosi nel passato con la nostalgia o parlando di un futuro che non esiste e che non ha rapporto con il presente. Cerca nel presente quello che serve per davvero perché il futuro venga e quel futuro che è nascosto nel presente. E’ pieno di speranza. Ha capito che la vita non finisce con me e e non finisce oggi.

Ecco l’avvento: Dio sta con noi e ci insegna a stare insieme. Non sono perso, la terra non è un’astronave perduta nell’immensità dell’universo e io non sono un caso che non sa da dove viene e dove va, ma sono amato tanto che Dio viene per farsi vedere, perché lo conosca e lo segua.

Noi pensiamo che prima bisogna essere buoni e poi Gesù ci vorrà bene, come un premio! Invece capiamo che Gesù viene proprio perché ci ama e ci fa diventare buoni, diversi, perché ci apriamo al suo amore! E ci chiede di fare così anche noi.

Il Natale non dice nulla nella logica del mondo: non c’è un discorso definitivo, chiaro o un’affermazione evidente, un’immagine schiacciante e eloquente tanto da fugare ogni dubbio. Natale è un Dio bambino, che nasce all’aperto, figlio di forestieri che non trovano posto. Non c’è davvero nulla di importante eppure è proprio lì che dobbiamo cercare Dio, in quello che è insignificante per i mondo e che ci aiuta capire il vero significato!

Prepariamoci! Quanti muri nascosti, di rassegnazione, di parole non dette, di indifferenza. Dobbiamo imparare a vederli in noi, cambiare e raddrizzare i sentieri del cuore. Natale lo vediamo nel tanto che manca ai poveri che giustamente attendono, nel deserto di speranza per chi la cerca.

L’avvento non è una sistemazione individuale, ma qualcosa che coinvolge tutti e tutto, unisce l’io al mondo. Non ci interessa un po’ di benessere a qualsiasi costo, ma capire il senso di tutto e la salvezza. E’ un invito pieno di energia, perché viene la persona più importante di tutte. E cerca proprio ognuno di noi. E’ un incontro personale: non sottraiamoci. Chi apre il suo cuore a Gesù lo apre al prossimo!

Prepariamoci per essere motivo di gioia per chi è nella tristezza o per chi vediamo preoccupato. C’è tanto bisogno di Natale perché c’è paura nella notte della solitudine. Tanta. C’è tanto buio, a volte nascosto nel cuore, che diventa disperazione, domanda di amore, di compagnia, di sicurezza. Lì capiamo la luce che Gesù viene a portare, perché essere non il candelabro e portare il suo amore.

Questa è la luce del Natale, quello vero, che cambia il mondo e dona speranza alle persone. Natale viene per chi ascolta a voce di Giovanni Battista, per chi cerca nel buio di questa notte profonda della pandemia il futuro. Lui viene. Trova la porta aperta?

Vorrei fare mia, ricordando Mariele Ventre a venticinque anni dalla sua morte, una preghiera che è diventata una canzone dello Zecchino d’oro. “Caro Gesù ti scrivo per chi una casa non ce l’ha, per chi ha lasciato l’Africa lontana e cerca un po’ di solidarietà, per chi non sa riempire questa vita con l’amore e i fiori del perdono, per chi crede che sia finita, per chi ha paura del mondo che c’è e più non crede nell’uomo.

Gesù ti prego ancora: Vieni a illuminare i nostri cuori soli, a dare un senso a questi giorni duri, a camminare insieme a noi. Vieni a colorare il cielo di ogni giorno, a fare il vento più felice intorno, ad aiutare chi non ce la fa. Caro Gesù ti scrivo perché non ne posso più Di quelli che sanno tutto e in questo tutto non ci sei tu, Perché voglio che ci sia più amore per quei fratelli che non hanno niente, E che la pace, come il grano al sole, cresca e poi diventi pane d’oro Di tutta la gente. Gesù ti prego ancora: Vieni a illuminare i nostri cuori soli, a dare un senso ai giorni vuoti e amari, a camminare insieme a noi. Vieni a colorare il cielo di ogni giorno, A fare il vento più felice intorno, Ad aiutare chi non ce la fa…Signore vieni! Signore vieni!

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