Omelia Messa V domenica di Pasqua

10-05-2020

E’ facile essere “turbati”. Lo sperimentiamo fisicamente in queste settimane, che ci hanno mostrato in maniera concreta, personale e collettiva, io e noi insieme, quanto siamo tutti vulnerabili

E questa consapevolezza può ristabilire la relazione tra me e il prossimo e vincere l’isolamento del cuore! Il turbamento ci lascia come storditi, a volte con una paura che cresce dentro e diventa angoscia, confrontati con qualcosa che non comprendiamo, che è più grande della nostra piccolezza e fragilità.

A volte non sappiamo identificare bene il turbamento e quindi la paura, stabilire un rapporto causa effetto, ma ne sentiamo le impronte che lascia in noi nel profondo, diventa amarezza, inquietudine che resta anche se abbiamo tanto, perché il benessere non basta mai e non siamo mai sazi. Lo riconosciamo poco negli altri, che guardiamo con troppa poca sensibilità e pensiamo siano sempre forti e più sicuri di noi ed a cui neghiamo il diritto alla comprensione.

Il cuore non riesce a vivere “turbato”: cerca la pace o come i discepoli all’orto degli ulivi si addormenta perché il peso della tristezza è troppo grande. Siamo turbati e la nostra diventa una tempesta personale che sentiamo trascinarci via e che sgomenta perché capiamo che la nostra vita può diventare improvvisamente un nulla.

Il turbamento non si sceglie, ma si impadronisce di noi! Ci turba un mondo dove la cattiveria degli uomini esplode improvvisa; un mondo complesso, così difficile da capire, minaccioso, percorso da forze sotterranee di violenza.

Ci turba nella nostra sconfitta la debolezza di Dio. Gesù non si scandalizza del nostro turbamento, non lo giudica, non ci umilia esigendo una forza che non abbiamo e che non possiamo darci: ci invita a volergli bene.

Gesù stesso fu turbato, fino a sudare sangue. Parla a noi del turbamento, penando a quello che gli sarebbe capitato da lì a poco e si preoccupa della loro reazione. Li protegge. Vuole che quando succede non ci spaventiamo, non ci sentiamo soli e capiamo che Lui ci sta vicino. Questo ci libera da cercare soluzioni che non difendono, anzi ingannano.

Gesù invita ad essere amici suoi, perché questa è la nostra forza e con Lui troviamo il senso di tutto. Lui ci aiuta a confrontarci con il limite della vita, a guardare in faccia la morte e a non scappare perché solo affrontandola si vive bene.

Vuole che sappiamo dove la nostra vita è diretta, ci indica la casa del Padre dove prepara un posto per ciascuno. Il male vuole confondere e farci sentire perduti per farci precipitare nella depressione, per farci gonfiare di inutile orgoglio o di senso di onnipotenza per sconfiggere così la paura davanti al nulla.

Il turbamento è proprio nel non trovare più il posto come il fiore di campo di cui parla il salmo, che fiorisce ma investito dal vento “non è più e né più riconosce la sua dimora” (Ps 102, 16). Che gioia e che sicurezza ci da sapere che qualcuno prepara un posto proprio per noi! Vuol dire che pensa al nostro futuro, che Gesù va e torna come un emigrante per farci emigrare con lui perché la nostra vita non finisca sulla terra.

Significa che vuole noi e che Lui vuole stare con noi per sempre. Ecco il Vangelo di Colui che è il solo ad avere parole di vita eterna. Nella casa del padre “vi sono molte dimore”. E’ sua e da oggi è anche la nostra! Siamo adottati.

Si, avere una casa, un posto, è proprio quello che cerchiamo. Un posto per ognuno, potremmo dire unico e per tutti. Casa significa sicurezza, protezione; sentirsi amati, ricordati, attesi. E’ vittoria sulla solitudine, sul non senso della malattia e della morte.

Sì, questa è la felicità del paradiso, una casa piena del suo e nostro amore, insieme. Iniziamo a vivere questa casa sulla terra, nel trovare il nostro posto e nel prepararlo a chi non lo ha. Altrimenti senza una casa sperimentiamo l’inferno di “uomini isola” turbati e rassegnati o pieni di rabbia che vanno avanti ma non sanno verso dove.

Tommaso vuole conoscere la via. Forse pensa che Gesù ha un segreto che non vuole rivelare. In un tempo come il nostro, con l’individualismo che è la vera regola possibile, Tommaso rivendica il suo ruolo e il suo diritto a sapere la via. E’ la tentazione dei primi due uomini che pensano conoscere da soli per sentirsi davvero padroni e poi si ritrovano lontani da Dio e a difendersi proprio da quell’amore di cui ha bisogno.

Gesù non lo rimprovera per questa richiesta, ma gli spiega che già conosce la via. “Io sono la via, la verità e la vita”, niente di misterico o difficile. Io. La strada è proprio Gesù, non una regola da osservare o un itinerario da cercare, ma questo uomo da ascoltare, seguire e amare perché Figlio di Dio. Questa è l’unica differenza del credente: Gesù.

Ecco, questo è proprio un periodo in cui essere uomini di fede, che non che si arrendono alle prime difficoltà, che non si confondono nel turbamento, che cadono a terra per dare frutto, come Gesù. Conosciamo già la via! Noi? Con l’immediato vittimismo e insicurezza frutto della poca fede, ci lamentiamo subito di non sapere a sufficienza e non ci accorgiamo della forza che abbiamo già. Pensiamo che ci sia chiesto troppo o che ci sia negato qualcosa.

Sì, conoscete la via perché conoscete me. Non troviamo una risposta a tutto, un risolutore che combatta al posto nostro, ma Gesù che ha ci dona la sua forza per vincere il male: l’amore e la fiducia nel Padre. Conosce Gesù chi lo ama. Non a caso i piccoli lo conoscono, si legano a Lui. I piccoli forse non sanno parlare di Lui bene come i sapienti e i dotti ma questi non lo conoscono perché non lo amano. I piccoli si sentono suoi e lo sentono loro!

E’ l’amore che fa la differenza, come ricorda l’Apostolo. Senza siamo cembali sonori. Non conosce Gesù chi “ha letto un milioni di libri” o sa anche tutto di Lui ma non gli ha aperto il cuore da mendicante di vita e non si è fatto amare. Spesso pensiamo di non sapere mai abbastanza e basta un dubbio per farci sentire smarriti. Noi non sapremo mai tutte le risposte. Non sappiamo dove va e per certi versi non conosceremo mai la via. Ma conosciamo Gesù. E Lui è via che si apre davanti a noi mentre camminiamo anche incerti. E’

Lui la verità misericordiosa che riconcilia nel profondo e scende nell‘abisso del nostro cuore. E’ Lui la vita che non solo non finisce ma diventa piena e realizza il suo desiderio, risponde alla nostalgia di un amore senza fine. Queste parole le sentiamo così consolanti in questi giorni in cui siamo confrontati con il mistero della morte e anche con la tristezza di non avere potuto accompagnare come avremmo voluto i nostri cari.

Lui prepara un posto e loro hanno un posto con Lui. “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste”. Noi? Niente è impossibile a chi crede, non a chi si fa grande da solo! In questo momento di ricostruzione c’è necessità di uomini umili e per questo grandi.

Grande è chi ama senza interesse personale, chi prepara un posto a chi non lo ha e trova un posto nel suo cuore a Gesù. Grande è chi si fa prossimo di un uomo mezzo morto senza domandargli nulla, solo per compassione. Grande è colui che serve.

Il mondo non ha bisogno di uomini mediocri, che si gonfiano del proprio io per credersi grandi, che non si sprecano per nessuno, ma di servi umili e forti, grandi nell’amore e che non hanno paura di compere cose grandi.

Così tanti vedranno fin da oggi quella casa del Padre di cui noi siamo già oggi pietre vive, tutte e sempre importanti, anticipo della casa del Padre.

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