Omelia per Sant’Egidio

Roma, Piazza S. Maria in Trastevere, 1 settembre 2020
01-09-2020

Viviamo con gioia particolare la memoria di S. Egidio. Celebriamo, infatti, oggi un anniversario davvero importante: 1300 anni dalla sua morte, avvenuta nel Sud della Francia, dove è sepolto.

È occasione privilegiata per ringraziare. Non dovremmo mai perderne nessuna per farlo, perché ringraziare ci aiuta a vivere bene, a ricordare i doni che abbiamo e ci libera dalla tentazione di essere presi dagli affanni, che ci fanno perdere la parte che non sarà tolta e che ci fanno diventare vittimisti tanto da non accorgerci della vicinanza di Dio.

Ringraziamo per un dono che è nostro ed è personale come la cosa più intima e preziosa che ognuno ha e che ci aiuta a rendere prezioso il prossimo amandolo. È un regalo comune, che ci fa vivere in un’unica casa con tante stanze unite anche se lontane. Nonostante il nostro peccato siamo suoi, perché Dio è sempre più grande della nostra miseria.

E “l’amicizia qui non finisce mai”, diceva un vecchio e commosso amico della Comunità perché è la scelta di Dio di essere amico e ci insegna ad essere una famiglia, ad esserlo in tutte le nostre scelte perché è quella più importante di tutte.

S. Egidio è una casa e non una sede. Io rimasi sorpreso (mi prese un colpo!), che proprio il giorno di S. Egidio, un anno fa, Papa Francesco annunciò che mi avrebbe creato cardinale. Era chiaro: eminente è la comunità, quello che ho è per l’amore che ho ricevuto e tutti siamo titolari di questa casa che ci unisce al Vescovo di Roma e alla sua Chiesa che presiede.

Nel piccolo seme dell’inizio era nascosto un albero grande che Andrea ha visto anche quando sembrava impossibile, perché ha creduto che la Parola è efficace e lo ringraziamo di tutto cuore, insieme a Marco e a quanti, come direbbe l’apostolo “si affaticano per noi”.

Preghiamo sempre gli uni per gli altri e anche per chi ha il servizio della comunione in una famiglia così grande, davvero universale e che ci chiede a tutti di non fare mai mancare la nostra amicizia e vicinanza.

Sant’Egidio è un albero davvero grande che vuole offrire riparo in un mondo segnato da interessi oscuri e potenti, che lo minacciano pericolosamente, attraversato da tante pandemie alle quali la comunità non si è mai abituata, che non ha ignorato e non ha affrontato senza fretta, con il distacco dei funzionari o con la freddezza degli indifferenti.

Con il male non c’è tempo da perdere e Sant’Egidio non ha smesso di avere fretta di raggiungere tanti uomini mezzi morti i quali se si perde tempo perdono anche la metà della vita che gli era rimasta, questa volta per colpa del bandito che è l’indifferenza. In questi mesi così difficili e pieni di solitudine e paura abbiamo capito ancora di più la forza di umanità di Sant’Egidio e come non possiamo sciuparla con un amore scarico di passione o tenendola per noi. 

Sant’Egidio è vissuto in un mondo completamente diverso dal nostro e potremmo pensare che non ha niente a che fare con la nostra vita. L’amore sempre supera le distanze, il tempo, le differenze, perché viene da Dio. La santità, cioè l’amore di Dio riflesso nella nostra umanità, non finisce mai e dura dopo di noi.

Sant’Egidio non andava certo in giro con l’aureola, ma certamente gli altri lo cercavano perché uomo pieno di amore, autorevole come Gesù perché con la sua forza, l’unica che cambia la vita per davvero, potenza che non arretra davanti al male e che lo vince. Trasmetteva un amore che lo rendeva attraente e luminoso. Era un greco che prese sul serio il Vangelo e si sentiva a casa dappertutto, come la Comunità.

Egli andò dall’altra parte del mondo di allora, la Francia e la Spagna. Era un ricco, che si fece povero perché aveva trovato tutto. Era un uomo di preghiera intensa e perseverante e allo stesso tempo accoglieva ogni persona con tanta sensibilità, specie i poveri e quelli che avevano bisogno di protezione.

Non si faceva mettere paura dai violenti e dai ricchi, anzi, se questi lo incontravano capivano e diventavano diversi, perché non era presuntuoso, era piccolo e per questo pieno dell’intelligenza di Dio, debole ma pieno della “potenza” dell’amore. Resisteva alla loro violenza e difendeva la cerva, amica sua.

Costruì un monastero, cioè una comunità di persone. Nessuno di noi all’inizio conosceva chi fosse Sant’Egidio. Nei primi anni della comunità spesso domandavano ad Andrea cosa avesse fatto di tanto particolare questo Sant’Egidio da scegliere di prendere il suo nome! Abbiamo scoperto che ci rassomiglia moltissimo!

Chi ama il Signore non diventa uguale agli altri ma scopre che siamo fratelli e che è bello esserlo, capisce che siamo figli della stessa madre e vive la gioia di essere insieme: poveri e ricchi, uomini e donne, malati e non, giovani e vecchi, bambini e adolescenti, tutti possiamo ascoltarlo ed aiutarci a metterlo in pratica imparando che ognuno di noi ha sempre qualcosa da dare agli altri. 

Che gioia un Santo così e un nome che ci unisce! Il suo nome rende importante il nome di ognuno e fa crescere in noi, anche dopo tanti anni, la voglia di essere migliori e la scelta serena di tirare fuori il meglio di noi. 

Sant’Egidio era uno che compiva tanti miracoli. La Parola di Dio é efficace e cambia la vita! E ci insegna a compiere le cose grandi dei discepoli di Gesù, che non possono accontentarsi di un amore mediocre, perché l’amore non è mediocre. Raccontano le storie antiche di persone che erano in grandissime difficoltà, come prigionieri o condannati a morte, che pronunciarono il nome di Sant’Egidio e vennero liberati o protetti. 

Un’altra storia parla di Sant’Egidio come colui che apparecchiava in terra per i poveri la mensa che Gesù apparecchia per noi in paradiso. Il nome stesso ci fa compagnia nelle difficoltà, fa sentire importanti perché amati, soli ma non isolati, come accade ad alcuni nostri fratelli che purtroppo vivono distanti e in condizioni di pericolo. E’ un nome che ispira propositi di pace. Quanti invocano Sant’Egidio perché sono sommersi dalla terribile tempesta della guerra! 

Il vangelo che abbiamo ascoltato ci parla di un uomo che non era padrone di sé perché posseduto da uno spirito che rovinava il suo cuore e la sua relazione con gli altri.

Gesù ripara e non rovina, guarisce e non condanna fa tacere la divisione e costruisce una relazione di amore, ci restituisce a noi  stessi e agli altri, ci dona il potere di liberare il mondo da tanti spiriti di divisione, di odio, di violenza, di solitudine.

Sant’Egidio era considerato protettore dei deboli, guaritore, difensore di chi non sapeva come fare, anche delle persone che hanno sofferenza psichiche e spirituali, dei naufraghi, di quanti non sono padroni di sé, dei contadini che invocano la pioggia contro la siccità.

Sant’Egidio è un patrono, cioè un protettore, qualcuno che pensa a me, che non mi dimentica, che mi prende sul serio e per il quale sono importante tanto da venire in mio aiuto.

Continua a proteggere la cerva, simbolo di tutti i deboli e della quale è amico, dalla violenza e dalla arroganza di tutti ire che si rceono padroni del prossimo e dell’ambiente. Quante persone non hanno un patrono che li difenda! Celebriamo con gioia il nostro patrono, capiamo che lo siamo e scegliamo di esserlo per gli altri.

Amiamo Sant’Egidio, questa casa che è santa perché dono di Dio. 

“Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza. Per far conoscere agli uomini le tue imprese e la splendida gloria del tuo regno”.

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