VI Domenica di Pasqua

Bologna, Cattedrale
17-05-2020

Quanta gioia la sola presenza qui della sacra immagine! E’ la prima emozionante visita, la più attesa, che riempie di significato e gioia tutte quelle che speriamo si realizzino presto e pongano termine a tanta distanza che abbiamo dovuto vivere in queste settimane per proteggere e proteggerci.

Abbiamo imparato che siamo e dobbiamo essere sempre responsabili gli uni degli altri, che non possiamo essere indifferenti o sconsiderati, che dobbiamo stare attenti a come stiamo e siamo per non mettere in pericolo il prossimo, chiunque esso sia. Maria ci aiuta a superare la distanza del cuore, che non si misura con i metri ma è quella più pericolosa, temibile, che ci rende isole e egocentrici.

Lei ci porta Gesù che supera la distanza più grande, tra il cielo e la terra e ci insegna ad amarci gli uni gli altri. Maria è una madre che ama e chi ama non può restare lontano, come i tanti anziani che non vedono l’ora di essere abbracciati dai figli e dai nipoti perché l’amore ha bisogno dello spirito, tanto, ma anche del corpo.

Oggi siamo più consapevoli di come non possiamo lasciare nessuno solo, con l’indifferenza o il giudizio! Maria è visitata e visita, accoglie l’angelo e va ad accogliere Elisabetta, in fretta e superando le montagne. Oggi siamo noi Elisabetta, raggiunti tutti da Lei in questo tempo che è come sospeso tra le dolorose difficoltà e la speranza. Con Lei inizia un tempo che può rinnovare noi e il mondo se pieno di Gesù. E già solo la sua presenza, i suoi occhi, ci danno sicurezza, come avviene ai bambini con la madre della quale sentono la presenza e di cui hanno bisogno. San Filippo diceva: “Questa sola ragione dovrebbe bastare per tenere allegro un fedele: sapere che ha Maria Vergine presso Dio che prega per lui” 

Maria, donna della terra e del cielo, della città e della stanza dell’incontro con Dio e con noi stessi che è il Santuario, ci aiuta a salire e a scendere. Con lei guardiamo in alto ma per imparare a chinarci sul prossimo, a scendere nel servizio, ad abbassarci sull’umanità amandola e servendola così com’è. In queste settimane nel desiderio e nella preghiera siamo saliti continuamente da lei, affidando alla sua intercessione il grido di aiuto che sorgeva dalla paura, dalla sofferenza, dallo sconforto per la minaccia e per morte, morte nella solitudine.

Siamo saliti aiutati dal portico che rappresenta il cammino percorso da tutti gli uomini emigranti verso il cielo nella sempre meravigliosa avventura della vita. Ricordiamo chi è più avanti a noi in questo cammino, i cui nomi pronunceremo perché l’uomo non sarà mai un numero o un oggetto. Ricordiamo i tanti che ci hanno lasciato in queste settimane e anche i tanti viandanti che abbiamo conosciuto il cui incontro è sempre motivo di ricchezza.

Ezio Bosso ha camminato con tanta forza regalando emozioni intense e intime e ha aiutato a capire come, lo cito, “la nostra potenza non è nella forza, ma nasce dalla fragilità, dal non avere sempre le parole, da vivere il problema come un’opportunità”, tanto che il peggioramento fisico gli aveva fatto scoprire una nuova vita, senza più filtri.

Che tutti loro possano incontrare Dio, il grande direttore che non si stanca di preparare una sinfonia unica di amore, che si prende cura di ognuno dei suoi musicisti, che li conosce uno per uno, che cerca di comporli assieme, che li ascolta e insegna loro che il segreto della vita è ascoltare, l’ispiratore di ogni bellezza.

Dio sa tirare fuori il meglio di ognuno e inserirlo in questa armonia e per questo ha mandato Gesù che per primo ha suonato tutta la nostra umanità per avviare il circolo virtuoso dell’amore gli uni con gli altri.

Ci troviamo a nostro agio con questa Madre cui apparteniamo e che ci appartiene. A nostro agio, come disse il Cardinale Biffi in occasione del suo ottantesimo compleanno. Questo ci impegna a fare sentire a proprio agio tanti che hanno bisogno di una madre, perché possano attraverso il nostro amore riconoscere che è proprio lei quella che cercano, perché si sentano capiti nel profondo, attesi, amati, accolti non da una lezione o da una spettacolo ma dalla famiglia di Dio che è questa madre Chiesa.

Noi siamo peccatori, tutti, mentre la Chiesa è santa e va sempre onorata e difesa. La rendiamo migliore cambiando il nostro aiutare i fratelli per combattere quel drago che non smette di cercare di spegnere la vita che la donna genera per la salvezza. La Tutta Santa ci chiede con dolce e ferma insistenza di essere santi con lei, cioè pieni del Verbo che viene per fecondare la nostra vita perché dia frutto e questo rimanga.

Essere santi non significa essere perfetti, ma figli, umili, disponibili come Lei a dire sì, a credere nell’adempimento della Parola, cioè essere uomini di speranza. Siamo santi non perché perfetti (quanta ipocrisia e presunzione in questo) ma siamo perfetti perché santi, chiamati e amati da Lui non per merito ma solo per grazia. La perfezione non è quella dei farisei, ma quella dei pubblicani e delle prostitute.

Gesù non ci lascia orfani, esposti al turbamento e al dovere amaramente contare solo sulle proprie forze, ma figli e fratelli. “Voi in me e io in voi” ci dice il Vangelo. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui, promette Gesù. Non in un modo che non esiste, ma senso della storia, oggi quando capiamo tutta la drammaticità della vita ma anche il suo senso profondo, la sua bellezza che nessuno può rovinare n ni e nel prossimo. 

Abbiamo posto la Sacra immagine il più possibile vicina a noi, perché i suoi occhi fossero raggiunti da nostri occhi e viceversa. E’ posta sulla cattedra del vescovo, di colui che solo per grazia di Dio presiede alla comunione e nella comunione. Lei è Madre della Chiesa e la Regina degli apostoli e ci ricorda che la chiesa è madre di tutti i suoi figli, non ne vuole perdere nessuno.

Ecco la Chiesa è una famiglia di fratelli che come Maria ascoltano e mettono in pratica. ”Tutto nella Chiesa, affidata a noi, ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei sui successori, è compreso sotto il manto della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo sì alla volontà di Dio. Le due dimensioni della Chiesa, mariana e petrina, si incontrano nel valore supremo della carità”, disse Papa Benedetto XVI. Sant’Agostino scrive che “Non è vescovo chi ama essere capo senza essere utile”, e questo è vero anche per tutti, e aggiungeva “Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano (Serm. 340,1) Contempliamo la carità della nostra madre che ci porta sempre a Gesù, che ci insegna ad avere amore tra noi e ci coinvolge nel suo amore preferenziale per i poveri. E la pandemia produce tanta sofferenza e povertà verso la quale la Chiesa è madre premurosa. 

Ave Maria, il Signore è Tu sei con noi. Ave Maria, piena di grazia che ci doni la grazia di Cisto, nostra salvezza. Benedetta Tu fra le donne che ci doni Gesù la nostra benedizione. Insegnaci a salutare tutti con la tua gioia per essere figli tuoi e comunità dei fratelli generati da Gesù. Ave Maria, il Signore è con Te e Tu sei con noi.

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