XXII giornata per la vita

Bologna, Santuario della Madonna di San Luca
05-02-2000

All’origine della vita c’è sempre l’amore: questo è un mistero di luce che ci riempie di gioia.

L’intera nostra storia di uomini e di credenti – dalla chiamata all’esistenza, al sacrificio di Cristo che ci ha redenti e rinnovati, alla fortuna di appartenere alla Chiesa che ci consente di perseverare nella verità e nella grazia – è tutta una storia di incredibile amore: l’amore del Dio vivo e vero che ci vuole comunicare la sua stessa vita.

E di questo ineffabile e incommensurabile dono noi oggi siamo qui – in questo santuario a noi carissimo – a rallegrarci e a dire la nostra riconoscenza. Soprattutto siamo qui a rinnovare, davanti alla Signora e Patrona del popolo bolognese, il nostro proposito di essere sempre attivamente schierati dalla parte della vita e dell’amore.

Ma se all’origine della vita c’è sempre un mistero d’amore, all’origine di ogni attentato alla vita c’è sempre l’oscuro enigma dell’egoismo umano.

Il secolo ventesimo – che ormai possiamo contemplare e valutare nell’intero suo svolgimento – ha conosciuto sì felicemente le più sorprendenti conquiste della scienza e della tecnica, ma è stato anche il secolo che più di ogni altro ha avverato la tristissima sentenza di san Paolo: “la morte ha regnato” (cf Rm 5,14).

Il famosissimo “Ballo Excelsior”, alla fine del secolo XIX, aveva profetizzato e cantato un prossimo destino di pace e di felicità garantito razionalisticamente dal progresso, un avvenire di laica fratellanza tra i popoli, un mondo sereno, sicuro, posto al riparo da ogni rischio e da ogni paura. Non è chi non veda come il Novecento – con le sue guerre, le sue rivoluzioni, i suoi genocidi, i suoi apocalittici mezzi di distruzione, i suoi disastri ecologici, le sue ansie nevrotiche – si sia dato premura di smentire queste candide speranze intraterrene.

La causa della vita umana – che pure è stata efficacemente promossa e tutelata dagli straordinari traguardi raggiunti dall’arte medica – in altri ambiti è stata ripetutamente sconfitta per l’impudente e cinico prevalere dell’egoismo. Un egoismo che ha avuto più volte l’accortezza di ammantarsi di nobili finalità e di seducenti denominazioni; ma sempre di egoismo si trattava.

Così, per esempio, si sono presentati come vertici di civiltà i più dissennati pronunciamenti contro la famiglia, la sua stabilità, la sua composizione ragionevole e naturale. Per non parlare dell’ineguagliabile colmo di ipocrisia, che si è raggiunto intitolando “per la tutela della maternità” la legalizzazione e il pubblico finanziamento di quello che il Concilio Vaticano II chiama schiettamente “abominevole delitto” (cf Gaudium et spes, 51).

I vescovi italiani, in occasione di questa XXII Giornata per la vita, attirano la nostra attenzione specialmente su uno dei guai più nefasti inflitti all’Italia dall’egoismo imperante; vale a dire, il declino demografico.

Da troppi anni nelle nostre regioni le nascite sono state scoraggiate con tutti i mezzi e con tutti i terrorismi ideologici, fino quasi a colpevolizzare quei coniugi che mostravano di non arrendersi a questa specie di dittatura culturale.

Stati più moderni e più intelligenti del nostro, posti davanti a questo stesso problema, da tempo hanno cercato di porre in atto qualche efficace provvedimento che potesse almeno attenuare questa preoccupante decadenza. Da noi soltanto la Chiesa, largamente inascoltata, ha cantato fuori del coro e non si mai adeguata alla stoltezza imperante.

Per la verità, adesso si stanno accorgendo un po’ tutti che i risultati di questa mentalità senza saggezza, senza umanità e senza speranza sono quasi catastrofici non solo sul piano psicologico e morale, ma altresì su quello sociale, economico, previdenziale. Anche se è inutile attendersi che qualcuno abbia l’onestà e la spregiudicatezza di riconoscere che su questo argomento la Chiesa – come sempre – ha visto più giusto e più lontano.

Il messaggio dei vescovi si esprime su questo tema con una chiarezza encomiabile e rara. Sicché mette conto di lasciare la parola ai nostri pastori, senza che ci sia necessità di aggiungere qualche commento.

“L’offuscarsi del valore di essere genitori è declino della civiltà dell’amore: la caduta dell’amore che genera la vita dissolve anche l’amore che costruisce la democrazia e la pace.

“Non possiamo ignorare le difficoltà oggettive del contesto socio-economico, culturale e legislativo, che ostacolano o ritardano il formarsi delle famiglie e rendono problematica la procreazione.

“Le pubbliche istituzioni hanno il dovere di considerare prioritari gli interventi da adottare per rimuovere tali difficoltà.

“Un popolo civile come quello italiano non può rassegnarsi al triste primato della denatalità, conquistato impedendo o sopprimendo nuove vite; come, d’altra parte, non può né deve accettare che i figli vengano prodotti mediante la tecnica, quasi fossero dei beni di consumo, o che i vecchi infermi vengano eliminati, sia pure dolcemente, quasi fossero prodotti ormai scaduti.

“Specialmente però occorre ravvivare la mentalità e la cultura dell’amore degli sposi, i quali, facendosi insieme dono della vita dei figli, rendono il loro stesso amore più vero, più sacro, più forte: cioè, più umano”.

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