Messa dei Popoli

Domenica 6 Gennaio 2019

in Cattedrale

Epifania. Dio si fa conoscere. Il popolo di Israele non poteva vedere la gloria di Dio senza morire. Contempliamo tutta la sua gloria in questo bambino. Dio si rivela uomo perché gli uomini possano vederlo, riconoscerlo nell'umanità. Non si esibisce, come amano fare gli uomini, che pensano di farsi conoscere studiando le apparenze e mostrando quella che pensano potenza per fare vedere chi sono. La manifestazione di Dio è molto diversa. La forza con cui si fa conoscere - che possiamo imitare perché anche noi diventiamo epifania di quella luce dell'amore di Dio che è la nostra personale santità -  è quella più umana: l'amore. Questo ci riconcilia con la nostra debolezza, rivela anche la divinità della nostra umanità. Dio si manifesta perché sa che l'uomo ha bisogno di via, verità e di vita, di una speranza che non deluda, di un cuore che sia più grande del suo ma che lo possa contenere, di un amore che indichi il senso della vita, che spieghi dove andare, cosa stiamo a fare a questo mondo e anche ci spieghi le tante cose da fare in questo mondo. Ecco la bellezza della festa di oggi. Non ci porta via le feste, ma ci rende capaci di rendere tutti i giorni una festa, cioè di vedere i tanti segni e luoghi dell'Epifania di Dio nella nostra vita e che la rendono bella. Dio si manifesta ma non trova posto perché, lo sappiamo, non "c'era" per loro. "I suoi non lo hanno accolto". Non basta essere o dirsi "suoi" se vedendo il fratello in necessità gli chiudiamo il cuore o se amiamo a parole e con la lingua e non con i fatti e nella verità, ricorda l'apostolo Giovanni. E poi, ci chiediamo: non c'è per davvero posto? Quando si è presi dal senso di onnipotenza e non si segue Dio non c'è mai posto per Lui nelle nostre giornate e nel nostro cuore. Se vince il pessimismo, tutto è difficile e troppo faticoso; se ascoltiamo la paura e i calcoli ogni scelta appare un rischio e rivendichiamo il diritto di stare in pace e non farci disturbare. Se ci facciamo comandare dal banale egoismo che mette sempre al primo posto il mio benessere finiamo per credere che fare stare bene gli altri significa stare male noi e perdiamo, pericolosamente anche per tutti, i sentimenti di umana solidarietà. Non vediamo l'altro come un'opportunità che ci fa trovare il prossimo, cioè "il più caro" (e quanto ne abbiamo bisogno!), ma solo un problema, un estraneo che temiamo possa essere un concorrente o un nemico. L'egoismo deforma, fa perdere le proporzioni, enfatizza e accredita il personale malcontento tanto che non ci si commuove più per la condizione di chi non ha nulla.
Nell'Epifania del Dio dei cristiani è decisivo il tema dell'accoglienza della vita, tutta e di tutti, dal suo concepimento alla sua fine. Lui ci accoglie e domanda di essere accolto. Farlo non è possibile solo a chi se lo può permettere, ma a tutti e tutti possiamo aiutarci a sostenere gli uomini in difficoltà. Mi hanno commosso i carcerati della Dozza che hanno raccolto per il pranzo di Natale dei poveri ben mille euro! Mi hanno commosso i detenuti della Casa di Lavoro di Castelfranco, definiti delinquenti abituali, che producono delle bambole (bellissime) e hanno voluto regalarle alle bambine ricoverate nei reparti del Rizzoli, perché anche loro vogliono fare qualcosa di bello, accogliere la sofferenza e aiutare come possono. Mi ha commosso una ragazza di diciassette anni che non ha voluto abortire e che mi ha detto guardando con orgoglio sua figlia: "cresceremo insieme" e "vedendo nascere mia figlia ho capito Dio". Tutti possono accogliere e fare spazio a chi ne ha bisogno!
La Chiesa, che è sempre madre e maestra, considera come suoi "le esigenze di tutti i membri dell'unica famiglia umana e il bene di ciascuno di essi". L'accoglienza e tutti i temi di carattere umanitario, però, non possono essere usati per fini di parte perché essi sopra le parti, devono restare motivo di convergenza per raggiungere quella buona politica chiesta dal messaggio della pace di questo anno. Certo, occorre cercare soluzioni condivise ed è necessario farlo insieme con l'Europa, con fermezza e moderazione, ma senza mai mettere in discussione l'umanesimo che è la vera identità popolare dei paesi di radici cristiane. Le prove di forza si fanno per difendere i deboli, non sui deboli o contro di loro e siamo più forti per chiedere soluzioni, purtroppo tardive, se e quando stiamo dalla loro parte. Per la Chiesa c'è sempre e solo un'unica parte: difendere l'uomo, sempre e chiunque esso sia, rispettando e promuovendo i suoi diritti fondamentali che sono doveri reciproci.
Oggi questa casa si rivela per quella che è: madre accogliente di tutte le genti "chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo". Tutti accolti e un unico corpo ed un unico futuro. Ecco, scopriamo che le genti (non lo siamo anche noi per altri?) non arrivano a mani vuote, portano ognuna un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, arricchiscono la vita di chi accoglie. Tutte le genti sono buone. La festa dell'Epifania è un grande invito a alzare gli occhi intorno ed a guardare i figli che vengono da lontano per essere raggianti, perché il nostro cuore palpiti e si dilati di un amore grande, forte, umile ma non mediocre, pieno di tanta umanità. Dio è davvero Padre buono e noi siamo tutti fratelli. Le genti ci aiutano a capire chi siamo, a vivere non in modo chiuso perché intorno a questo bambino vediamo la fraternità che Gesù Cristo ci ha donato tra persone di ogni nazione e cultura. Qui impariamo a parlare l'unica lingua di Dio, che è l'amore e che ascoltando o leggendo e mettendo in pratica la Parola diventa la nostra lingua, quella che tutti la capiscono nella loro lingua. Qui è la Betlemme, dove è deposta la presenza di Gesù e che fa diventare ogni comunità anche piccola grande per davvero, universale, di tutti, capace di accogliere tutti. Nella nostra concreta e umanissima fraternità contempliamo la chiesa cattolica, universale, senza confini come essa è. Siamo una grande varietà di etnie, di lingue, di culture, ma tutti fratelli in umanità e nella fede! Le genti non diventano tutte uguali, ma unite! Allora le nostre differenze non sono un danno o un pericolo, sono una ricchezza. Ha detto Papa Francesco a Natale: "Come per un artista che vuole fare un mosaico: è meglio avere a disposizione tessere di molti colori, piuttosto che di pochi! L'esperienza della famiglia ce lo insegna: tra fratelli e sorelle siamo diversi l'uno dall'altro, e non sempre andiamo d'accordo, ma c'è un legame indissolubile che ci lega e l'amore dei genitori ci aiuta a volerci bene. Lo stesso vale per la famiglia umana, ma qui è Dio il "genitore", il fondamento e la forza della nostra fraternità". Ecco, la bellezza di oggi che non è affatto un sogno lontano, ingenuo: è l'umanità rivelata da Dio, nostro presente e futuro. Come quei magi, cercatori di futuro, di speranza, ci mettiamo in cammino. Non dobbiamo avere prima tutte le risposte, ma seguire la stella. I magi non restano fermi; non girano intorno a se stessi; non aspettano rimandando sempre: accettano il rischio di camminare, di sentirsi piccoli confrontandosi con i grandi orizzonti, rapportandosi con il cielo enorme e misterioso. Tutti siamo "pellegrini del cielo" perché la vita cerca in questa vita la vita che non finisce. I magi portarono dei doni. Donano e non posseggono. Regalano e non calcolano. Questo ci fa vedere Dio. Ognuno di noi ha qualcosa ed è in realtà un dono che scopriamo solo regalandolo. I realisti, i pessimisti, quelli che sconsigliano ogni cammino, riempiono di paure e non danno mai soluzioni, che creano problemi senza soluzioni e che diventano prigioni che condizionano, avranno pensato che non erano equilibrati. I magi trovano la luce e per questo sono liberi da Erode.
Seguiamo la stella della Parola di Dio. Sia raggiante di amore il nostro volto e il nostro cuore. Siamo Epifania di Dio con la nostra gioia e la nostra santità. Amen.