Zone Pastorali e Vicariati

Il rinnovamento del Vicariato del centro storico di Bologna

Le indicazioni e le riflessioni dell'arcivescovo

Con una lettera inviata il 28 luglio 2026 il cardinale Matteo Zuppi ha avviato un progetto di riforma che coinvolge sia le comunità parrocchiali che le comunità religiose e movimenti ed associazioni del centro storico di Bologna. In questo processo di rinnovamento le parrocchie sono associate tra loro in sette Unità Pastorali. Il centro storico viene riconosciuto come un unico territorio nel quale Zona pastorale e Vicariato coincidono. In questo assetto, il servizio dell’unica Zona pastorale riguarda la formazione degli operatori pastorali e il coordinamento tra le Unità pastorali, mentre all’ambito del Vicariato è affidato il mandato di promuovere specifiche attenzioni missionarie per rispondere ai bisogni del centro, coinvolgendo tutti i soggetti che possono contribuire alla missione stessa. La lettera si apre descrivendo le ragioni e le linee guida delle scelte fatte:

“Il centro storico di Bologna, compreso entro i viali di circonvallazione, ha una particolare omogeneità sociale che porta a considerarlo come una parte della Diocesi con caratteristiche tutte particolari che aprono nuove sfide di evangelizzazione nella città. La presenza di famiglie residenti è in calo, mentre è in crescita la presenza di studenti e degli indigenti; c’è poi il pendolarismo quotidiano che riversa in città turisti, studenti, lavoratori e gente in transito. È necessaria un’azione missionaria coordinata in cui sono tanti i soggetti da valorizzare: le parrocchie, la Cattedrale e San Petronio; comunità di vita consacrata maschile e femminile; realtà cattoliche collegate con il mondo scolastico e universitario; Associazioni e Movimenti; chiese di riferimento per comunità di immigrati cattolici; chiese per comunità ortodosse o evangeliche.

Il Centro Storico, inoltre, contiene le radici della Chiesa della città e di tutta la nostra Diocesi: un enorme tesoro di bellezza, frutto di spiritualità, capace di aiutare la preghiera, la catechesi e la contemplazione. La sfida missionaria affidata alla comunità cristiana del centro città è complessa, ma può contare su una ricchezza di risorse spirituali e pastorali unica all’interno della diocesi e non riguarda, ovviamente, solo i residenti ma per certi versi tutta la città e i tanti, tantissimi che la attraversano, da chi ci lavora ai pellegrini, ai numerosissimi turisti. È fondamentale coinvolgere tutti i soggetti presenti, valorizzandone i carismi e invitando ciascuno a un cammino di rinnovamento missionario. Molte realtà sono nate in tempi in cui i bisogni erano diversi da quelli attuali: oggi è necessario un tempo di ripensamento, per adeguare strutture e abitudini alle esigenze contemporanee. Le nostre comunità troveranno nuova vitalità proprio ripensando la loro missione e anche nell’accoglienza ad altre comunità perché siamo spazio di incontro e di relazione”.

1.   Le parrocchie sono associate in sette UNITÀ PASTORALI su TRE AREE

Nella lettera il vescovo invita a rileggere i percorsi di collaborazione e di integrazione tra le parrocchie del centro dentro questo quadro di una parte di città che ora è vissuta in modo radicalmente nuovo e che quindi richiede cambiamenti:

“Dobbiamo imparare a collaborare con altre parrocchie e con altre comunità, ma questo ci impegna ad esserlo, ad ascoltare e mettere in pratica la parola, a vincere tanta solitudine e le abitudini che ci rendono distanti dagli altri, poco amici. Quello che serve ovunque sono comunità concrete, dove imparare ad amarsi e ad amare, anche diverse ma che abbiano al centro Gesù e siano unite alle altre con il legame della comunione ecclesiale. A causa del calo della popolazione residente e del rapido cambiamento del tessuto sociale, le parrocchie del centro spesso non dispongono più, da sole, delle forze necessarie per accompagnare le persone nelle diverse tappe della vita cristiana e per offrire esperienze significative di vita comunitaria. È quindi necessario che si associno tra loro, così da poter realizzare insieme ciò che singolarmente non riescono più a sostenere.
Per questa ragione, unita alla diminuzione del numero dei sacerdoti, la suddivisione territoriale delle parrocchie del centro viene ripensata secondo il progetto di sette Unità pastorali, che in futuro potranno essere ulteriormente raggruppati in tre macroaree così definite:

  • Area Ovest
    Unità pastorale di S. Maria della Carità, S. Maria e S. Valentino della Grada e Ss. Filippo e Giacomo;
    Unità pastorale di S. Caterina di Saragozza e S. Isaia.
  • Area  Nord- Est
    Unità pastorale di S. Benedetto e Ss. Gregorio e Siro;
    Unità pastorale di Ss. Bartolomeo e Gaetano, Ss. Vitale e Agricola in Arena, S. Maria della Pietà e S. Martino;
    Unità pastorale di S. Maria e S. Domenico della Mascarella e S. Maria Maddalena;
  • Area Sud-Est
    Unità pastorale di S. Giovanni in Monte, Ss. Giuseppe e Ignazio, S. Procolo e S. Paolo Maggiore;
    Unità pastorale di Ss. Trinità, S. Caterina di Strada Maggiore e S. Giuliano;

L’associazione delle parrocchie in unità pastorali rappresenta il cammino per vivere il servizio pastorale in modo condiviso e per fare crescere l’indispensabile comunione. Questo permette di discernere quali attività pastorali siano più fruttuose all’interno dell’unità, evitando di moltiplicare iniziative che rischiano di disperdere energie.

Alcuni esempi: organizzare un unico percorso per i ragazzi delle medie e delle superiori all’interno dell’unità pastorale; pensare un unico itinerario di iniziazione cristiana dei bambini; celebrare insieme il sacramento della Cresima dei ragazzi; organizzare insieme percorsi degli adulti per la Cresima e la Iniziazione Cristiana; unificare il centro di ascolto della Caritas.

La diminuzione del numero di sacerdoti lascia prevedere che, nei prossimi anni, le parrocchie di una stessa Unità avranno un solo parroco. Guardando al futuro, è quindi necessario individuare per ogni Unità una chiesa adatta ad accogliere i fedeli anche in inverno, dotata di accessi per persone con disabilità, e un salone attrezzato e conforme alle norme per le attività comunitarie. È inoltre importante ripensare in modo condiviso la programmazione delle Messe feriali e festive, coinvolgendo, quando possibile e sempre nel rispetto delle diversità, anche le altre chiese presenti nel territorio. Ogni comunità contribuirà al cammino di unità pastorale con i suoi doni: in particolare le parrocchie guidate da religiosi metteranno a disposizione il loro particolare carisma.

Nei primi passi sarà importante favorire occasioni di conoscenza reciproca sempre più ampia tra tutti i soggetti ecclesiali presenti nella unità pastorale. Per sostenere questo cammino insieme occorre poi individuare un organismo di comunione per pensare la collaborazione tra le parrocchie dell’unità pastorale. Si invita pertanto alla creazione di un consiglio pastorale unico per tutte le parrocchie dell’Unità pastorale (o, dove già esistono, un comitato con rappresentanti dei diversi consigli), così da favorire una riflessione comune e decisioni sempre più condivise.

In questo processo di riorganizzazione sarà valutata l’eventualità di sopprimere per incorporazione alcune parrocchie ormai senza vita pastorale propria e di trasferire alle parrocchie fuori le mura alcuni territori attualmente appartenenti a parrocchie interne alle mura”.

 

2. LA ZONA Pastorale CENTRO

La lettera del vescovo prosegue nell’indicare gli obiettivi della nuova zona centro:

“La Zona Centro è chiamata a diventare il luogo di coordinamento tra le Unità pastorali del centro storico, con particolare attenzione alla formazione permanente dei catechisti e degli educatori, alla formazione degli operatori liturgici e al confronto e alla collaborazione tra i diversi centri di ascolto della Caritas.

Anche la vita della Zona Centro, pur nelle sue specificità, va pensata alla luce delle indicazioni contenute nel documento Le zone pastorali nella Diocesi di Bologna per la missione oggi, in particolare ai numeri 2, 3, 4 e 5.

Per favorire il coordinamento delle attività della zona pastorale viene costituito un unico Comitato di zona, composto da tutti i parroci, dall’amministratore della Cattedrale, da un rappresentante dei diaconi, dei consacrati e delle consacrate, da un rappresentante laico per ogni unità pastorale. La cura della comunione del cammino di Zona è affidata ad uno dei parroci, come Moderatore, e a un laico, chiamato Presidente del Comitato della Zona. Il presidente del comitato di zona, insieme ad altri due rappresentanti, saranno membri del consiglio pastorale diocesano”.

 

3.  LA MISSIONE all’interno del Vicariato Centro

Nella lettera il territorio Vicariato Bologna Centro è riconosciuto come un contesto particolarmente adatto a promuovere progetti missionari rivolti alle diverse tipologie di persone che frequentano il centro storico e le cui esigenze non possono essere adeguatamente seguite dalle singole parrocchie: studenti universitari, lavoratori, comunità di altre tradizioni religiose, turisti, persone ricoverate negli ospedali e loro familiari, persone fragili e senza fissa dimora.

“L’obiettivo è definire progetti missionari capaci di coinvolgere, in modo trasversale e secondo le rispettive caratteristiche e disponibilità, presbiteri e diaconi, laici, comunità religiose, aggregazioni di fedeli (movimenti e associazioni), gruppi etnici cattolici e altre comunità cristiane.

La missione nell’ambito del Vicariato si realizzerà attraverso l’individuazione e la progressiva attuazione di un progetto missionario alla volta. Per ciascun progetto sarà costituita un’équipe incaricata di animare l’azione missionaria, definendo obiettivi, persone da coinvolgere, proposte da realizzare e modalità di verifica. Ogni progetto sarà elaborato con obiettivi e tappe definite, e tempi che consentano una valutazione del percorso.

In ogni progetto sarà fondamentale il coinvolgimento degli uffici pastorali diocesani competenti. Attraverso l’Ufficio per la vita consacrata saranno ascoltate tutte le comunità consacrate presenti nel territorio del centro, così da raccogliere sia il loro punto di vista sui bisogni del centro storico, sia la loro disponibilità a collaborare. Sarà inoltre importante coinvolgere il maggior numero possibile di persone appartenenti ad associazioni o gruppi già attivi in quegli aspetti missionari.

Il Moderatore e il Presidente del Comitato avranno un ruolo di riferimento sia nella fase ideativa, raccogliendo proposte e disponibilità, sia nell’accompagnamento dei progetti, favorendo il coinvolgimento delle unità pastorali. Ogni progetto sarà avviato dopo un confronto con il comitato di zona.

Si tratta di un percorso in evoluzione, volto a promuovere collaborazioni feconde ed evitare la creazione di strutture non necessarie alla vita del territorio.

Alcuni ambiti di attenzione nei quali sviluppare nel tempo progetti di vicariato possono essere:

  • Proposte formative e di servizio per giovani universitari
  • Sostegno alle persone senza fissa dimora
  • Iniziative di preghiera e spiritualità nelle chiese e basiliche
  • Itinerari culturali e spirituali nelle chiese e basiliche, in particolare per i turisti e pellegrini
  • Occasioni di incontro e condivisione tra cristiani provenienti da diversi paesi e culture
  • Nuove forme di evangelizzazione”

La lettera si conclude con l’augurio che si possa vivere questo rinnovamento con un nuovo slancio missionario consapevoli che l’identità del popolo di Dio “non si può recuperare con uno sforzo volontaristico, ma dalla docilità allo Spirito che suscita creatività, fiducia e gusto di essere popolo di Dio con tutte le genti”.

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