Il cardinale Zuppi presiederà la liturgia, trasmessa anche in streaming, alle 17.30
Da decenni a Bologna, come in altre diocesi dell’Emilia Romagna, la solennità dell’Epifania viene celebrata in Cattedrale come “Messa dei Popoli”.
La celebrazione, presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, è stata organizzata dall’Ufficio Migrantes, che attraverso le comunità e i gruppi di immigrati cattolici presenti in diocesi, offre una cura pastorale a persone, famiglie e studenti provenienti da tutto il mondo, mostrando così la ricchezza del nome cattolico: africani francofoni, anglofoni e di lingua swahili; eritrei di rito abissino; bangladesi; cinesi; filippini; latinoamericani ispanofoni; brasiliani; polacchi; romeni e ucraini di rito bizantino; cingalesi; tamil; indiani di rito siro-malabaresi; arabi dal medio oriente.
«Le tenebre delle quali parla il profeta Isaia, nelle letture della Messa di oggi, sono quelle che vediamo attorno e dentro di noi – ha detto l’Arcivescovo in un passaggio dell’omelia -. Penso ai tanti Paesi segnati dalla violenza e della #guerra o a quanto accaduto nella notte di Crans-Montana. Vorrei ricordare anche Alessandro Ambrosio, giovane capotreno ucciso ieri senza apparente motivo. All’uomo che soffre, #Dio non smette di offrire la sua risposta in una presenza che accompagna».
Galleria fotografica di Elisa Bragaglia e Antonio Minnicelli
Il fascino speciale di questa celebrazione consiste nel fatto che le numerose lingue ed espressioni culturali utilizzate nella liturgia non costituiscono una specie di decorazione folkloristica al rito. Si ha invece quasi l’impressione che sia il mistero stesso dell’Epifania, insieme alla realtà della Chiesa bolognese che oggi comprende nel suo seno anche numerosi fratelli e sorelle migranti, a reclamare questo modo di celebrare e di condividere la preghiera.
Nel pellegrinaggio dei Magi dal lontano oriente verso la Casa di Betlemme, è prefigurato il cammino di tutti i popoli verso la luce della fede, nella ricchezza e la varietà delle lingue e delle culture.
La bellezza della cosiddetta “Messa dei Popoli” consiste anzitutto nella profonda verità del modo in cui viene celebrata: l’utilizzo di molte lingue diverse, le sonorità utilizzate che vanno dai ritmi africani fino alle struggenti melodie dei popoli slavi non sono semplicemente elementi giustapposti gli uni agli altri, ma l’unico ambiente profondamente spirituale, che manifesta visivamente la comunione dei doni diversi e la profonda unità nella fede di queste comunità.
«I Magi – ha detto il Cardinale Zuppi – sono tutte le genti. Come accade per noi. Tante genti, ma siamo un’unica gente, quella di Dio. Non c’è distinzione tra noi. Non siamo tutti uguali, ma diversi siamo insieme perché tutti dobbiamo camminare, cercare futuro. I Magi incontrano Gesù: gli umili, coloro che si mettono in cammino, chi non si accontenta, chi ha bisogno di futuro per scappare dalla guerra, dal nemico invisibile e terribile che è la fame ma che sono anche le prigioni, le torture, l’insignificanza. La risposta non è un po’ di benessere, ma Gesù, l’amore pieno, quel Figlio di David che cercavamo e che ci ha spinto a camminare».
Più volte il Cardinale ha invitato le comunità Migrantes a essere unite nella fede e nel servizio del Vangelo: «Ci ha portato tutti qui, nella casa del Signore, per essere noi tutti la sua casa, la sua famiglia, senza confini, fratelli e sorelle tutti. Che gioia vederlo, sentirlo, viverlo! E ciascuno di noi si ricordi di vivere ovunque come un fratello o una sorella di Gesù e quindi di tutti! Una famiglia davvero universale, cattolica. Amiamo le nostre comunità! Facciamole crescere invitando altri che, come noi, cercano speranza, luce, futuro, che qualche volta non ne hanno più. E noi possiamo essere un pochino di quella stella che gli dice «vieni, c’è luce, ti porto la luce, l’amore di Gesù».
Qui il libretto della Celebrazione

























