Nel pomeriggio del Venerdì Santo, il cuore urbano di Bologna ha visto snodarsi il cammino della Passione di Cristo.
Circa un migliaio di persone – universitari e adulti di Comunione e Liberazione – hanno partecipato alla Via Crucis , animata dal Coro di CL Bologna, attraversando le piazze del centro in un clima raccolto e intenso. Il percorso ha preso avvio da piazza San Francesco, davanti alla Basilica, per poi snodarsi lungo via Porta Nuova fino al Santissimo Salvatore. Attraverso via IV Novembre e piazza Roosevelt si è giunti in piazza Maggiore, quindi in piazza Galvani e infine in piazza Santo Stefano, dove si è concluso il cammino.
A guidare le meditazioni, don Luca Zauli e don Carlo Grillini, assistente ecclesiastico della Fraternità di CL, la cui esperienza spirituale ed ecclesiale è radicata nel pensiero di don Luigi Giussani. Ed è proprio la voce di Giussani ad aver dato il tono all’intero gesto, offrendo una chiave di lettura non moralistica ma esistenziale della Passione.
La Via Crucis è stata proposta non come una semplice devozione, ma come esperienza: «Non è tanto un pensiero da seguire, quanto un avvenimento in cui entrare», un evento che domanda il coinvolgimento del cuore e dell’intelligenza.
È attraverso i sentimenti concreti di Cristo – il dolore, la solitudine, l’abbandono – che il Mistero di Dio si rende accessibile. Non un’idea astratta, ma una presenza che entra nella carne della storia. In questo senso, anche il tema del peccato e del tradimento non è stato evitato, ma affrontato con realismo. Giussani insisteva sul fatto che spesso si parla del rinnegamento di Pietro per non guardare ai propri: «noi l’abbiamo rinnegato centinaia e migliaia di volte». Un richiamo che ha dato alla Via Crucis un tono profondamente personale, quasi un esame di coscienza condiviso.
Ma proprio dentro questa consapevolezza emerge la possibilità della testimonianza. «Non si può dire agli altri se non quello che nasce dall’emozione profonda del nostro cuore», un’altra espressione giussaniana ripresa più volte lungo il percorso. La fede, dunque, non come discorso, ma come comunicazione di un’esperienza vissuta. Infine, il tratto forse più caratteristico del pensiero di Giussani: la gratitudine. «Per quanto peccatori siamo, la prima gratitudine a Dio è di gridare a tutti quello che Egli ha fatto». È questa coscienza – più forte del limite e del peccato – che ha sostenuto il cammino dei partecipanti, rendendo la Via Crucis non solo memoria della Passione, ma annuncio.




