Nella messa vigiliare della solennità del Corpus Domini, il Cardinale Arcivescovo ha conferito il ministero dell’Accolitato a ventisei persone.
I fedeli provenienti da diciassette parrocchie dell’arcidiocesi: sono otto donne e diciotto uomini, tra i quali due candidati al Diaconato permanente. La celebrazione avvenuta in Cattedrale ha intrecciato il mistero dell’Eucaristia con quello della Parola di Dio, al termine dell’anno pastorale dedicato al Verbum Domini.
«La celebrazione del Corpus Domini – ha affermato l’Arcivescovo – è intimamente unita a quella del Verbum Domini». La Parola, ascoltata e vissuta, rende infatti familiari di Gesù ed è «Parola di vita eterna», capace di orientare l’esistenza verso ciò che non passa. Per questo il Cardinale ha invitato i fedeli a recuperare un rapporto concreto e personale con la Scrittura: «Prendiamo in mano, fisicamente, la Parola, la apriamo e la spezziamo tra noi e insieme con altri che cercano».
Un ascolto che, come per i discepoli di Emmaus, fa ardere il cuore e aiuta a riconoscere il Signore nello spezzare del pane. Nel corso dell’omelia Zuppi ha richiamato anche il tema del Corpus Pauperum, il corpo dei poveri nel quale Cristo continua a rendersi presente. L’Eucaristia, ha sottolineato, non è mai una devozione privata, ma il sacramento che genera comunione e insegna a prendersi cura gli uni degli altri, trasformando i legami della vita quotidiana in percorsi di condivisione e fraternità.
Rivolgendosi ai nuovi accoliti, chiamati a un servizio particolare all’altare e nella vita delle comunità, l’Arcivescovo ha richiamato le parole del rito di istituzione: «Amate di amore sincero il corpo mistico del Cristo, che è il popolo di Dio, soprattutto i poveri e gli infermi». Un ministero che nasce dentro la comunione della Chiesa e che non lascia spazio a protagonismi personali. «Nessuno ceda alla tentazione di essere un condottiero solitario», ha ammonito, riprendendo un’espressione di Papa Leone.




