1976-2026. A 50 anni dal gemellaggio Bologna-Resia

Resia ringrazia e non dimentica

La cronaca delle giornate dei bolognesi in Val di Resia. Le parole dell'Arcivescovo alla Messa conclusiva

Le celebrazioni in Friuli per i 50 anni del gemellaggio Bologna-Resia a seguito del sisma del 1976.

A cura di Sandra Dall’Aglio ed Elena Manaresi

Foto di Mario Romiti (Gneo)

Venerdì 12 giugno un gruppo di 50 «volontari del terremoto del ‘76» è ritornato a Resia su invito della sindaca Anna Micelli e di tutta la comunità della valle. Lì abbiamo vissuto giorni intensi di memoria e di commozione, nell’incontro con i tanti resiani accorsi per accoglierci, ospitarci e vivere insieme a noi l’anniversario del 50esimo del terremoto. Il gemellaggio tra la Chiesa di Bologna e la Val di Resia iniziò nell’estate ’76 con un  campo per i ragazzi  e i bambini e con diverse attività di aiuto alla popolazione. Poi l’Operazione Casette dell’inverno del ’76-’77, nata per gli anziani della valle che desideravano rimanere sul proprio terreno, vicino alla loro casa inagibile. In questi giorni abbiamo abbracciato figli, figlie e nipoti che con amore hanno conservato, restaurato e in parte utilizzato ancora quelle casette costruite 50 anni fa.

Siamo arrivati partendo da vari punti della diocesi e non solo: c’è chi oggi vive a Roma, a Rimini, a Conegliano e in Africa. Domenica poi si sono aggiunti altri, partiti da Pieve di Cento e da Bologna. E  da Bolzano ci ha raggiunto don Giancarlo Maistrello, che con un gruppo della sua parrocchia condivise allora con noi l’esperienza del campo di lavoro.

Siamo stati accolti con un calore e un affetto straordinari in ogni tappa della visita alle frazioni della Valle; in ognuna di esse sono stati organizzati dalle diverse Associazioni resiane di Volontari  gioiosi momenti di condivisione: squisiti pranzi con piatti tipici, musica della tradizione resiana, scambio di doni ,ricordi e racconti delle esperienze allora vissute.

Questa accoglienza speciale è stata preparata da un Comitato guidato dalla sindaca Anna Micelli, da Lorenzina Di Biasio e da Alberto Madrassi, che per mesi hanno gestito la realizzazione di questa impresa.

Venerdi 12 abbiamo ricevuto il primo benvenuto presso l’Associazione Sangiorgina: qui ci hanno preparato una squisita cena resiana, accompagnata dalle antiche melodie, e ci hanno donato alcuni simboli della loro tradizione e del lavoro che oggi stanno facendo per valorizzare la propria ricchezza e specificità ambientale. Abbiamo festeggiato anche l’anniversario di matrimonio di Dario e Valeria che cinquant’anni fa fecero il loro viaggio di nozze al campo di lavoro a Varcota in Val di Resia .

Sabato 13 ci siamo riuniti per ringraziare il Signore alla Messa mattutina nella Pieve di Prato. Don Stefano Ottani ha sottolineato che la memoria del gemellaggio non deve essere solo celebrazione del passato, ma un segno per il presente e per il futuro. Commentando il Vangelo, ha evidenziato il valore della coerenza tra le parole e i fatti, e questo è quello che è avvenuto proprio nella relazione tra Bologna e Resia: la gente che rinunciò ai prefabbricati della Regione per una delle casette che la diocesi di Bologna prometteva, lo fece fidandosi della nostra parola. Mancava poco all’inizio del rigido inverno  e iniziò così la grande impresa che coinvolse circa 800 volontari.

Alle 10 ci siamo riuniti per l’incontro con la Comunità presso il Centro Culturale, “Rozajanska kulturfka hisa”, sede del gruppo folcloristico, sorto a Varcota proprio dove era il campo base di Bologna. Anna Micelli ha introdotto l’incontro presentando il video con cui i bambini della scuola primaria hanno vinto il primo premio al concorso promosso dalla Regione per il 50esimo del terremoto. Nel video i bambini raccontano che “dopo aver parlato, pensato e scelto” hanno realizzato una valigia come KIT di SOPRAVVIVENZA  per essere pronti se succedesse ancora un’emergenza. “ Cosa è davvero importante?” si sono chiesti. ”La protezione, la solidarietà e la custodia della memoria”. Con i loro disegni e alcuni oggetti simbolici ci hanno ricordato l’importanza di salvare le tradizioni, la lingua e il territorio.

Infine la sindaca ha inaugurato la mostra fotografica, ”VAL RESIA 1976 – 2026. Il terremoto nella memoria della comunità” curata da Daniela Negro, che ha raccolto scatti amatoriali sia dei resiani che dei bolognesi. Molti hanno deciso di condividere la storia di 50 anni fa per riprendere il filo rosso che unisce Resia e Bologna,  e per ricordare i giorni in cui la solidarietà ha superato ogni distanza. Le foto della mostra raccontano storie di coraggio, di umiltà e di fatica, di chi ha resistito in quel tempo difficile, pieno anche di solidarietà e di aiuto reciproco. Abbiamo ripercorso la storia del gemellaggio grazie a video, foto e alla testimonianza di Gneo, volontario per 3 mesi nella costruzione delle casette.

Siamo stati a pranzo a Lischiazze, presso La tana in Val Resia, ospiti degli alpini, in una splendida giornata di sole. Alcuni resiani e alcuni bolognesi sono intervenuti per ringraziare e riallacciare i fili della memoria. Anselmo, fratello di don Tarcisio, e Beppe Pierantoni, padre dehoniano che oggi vive a Conegliano, hanno raccontato la bellezza dello stare insieme, allora, 50 anni fa, come oggi. Beppe ha ricordato la sua esperienza a Resia come una tappa decisiva nelle sue scelte future di vita. Anche padre Alessandro Manaresi, gesuita, ha ricostruito la storia della sua vocazione di cui ritrova le sorgenti proprio in Val di Resia: scavando, lavorando, pregando al campo al mattino e alla sera, ha vissuto una bellissima esperienza di Dio nell’incontro vero con le persone “ i resiani ci hanno insegnato la cura della propria terra, la grande forza nel reagire alla situazione drammatica del terremoto e la fedeltà al lavoro di ogni giorno come luogo per vivere la vita”

Nella chiesetta di Lischiazze, costruita dai bolognesi nell’estate del 1977,  Alessandro ha guidato un momento di preghiera a Maria e ha sottolineato che “ la forza della memoria ci invita ad andare dove oggi ci sono le necessità. Una missione ci è affidata per il bene comune”.

Abbiamo poi visitato a piccoli gruppi alcune località: chi ha scoperto interessanti musei storici che conservano le tradizioni locali ( come quello dell’Arrotino di Stolvizza, che testimonia una tradizionale professione degli abitanti della valle), chi ha accolto l’invito dei proprietari a visitare una delle casette di 50 anni fa.  A Potclanaz è stato particolarmente bello l’abbraccio tra noi volontari e le figlie e il nipote di Eva Micelli, il cui volto abbiamo sempre nel cuore mentre ci offriva qualcosa di caldo nelle ore di lavoro di quel freddo novembre 1976. La casetta è ancora abitata nei fine settimana ed è stata ridipinta e arredata con gusto, piena di fiori. Il loro grazie è arrivato commosso, con la promessa di continuare a mantenere la casetta così bella, a perenne ricordo dei nonni.

Alla sera a Stolvizza, sotto il monte Canin che si tingeva di rosa, la sindaca Anna ci ha accolto alla Baita Alpina insieme agli amici del gruppo Sella Buia. Don Stefano ha ringraziato a nome di tutti i bolognesi per la straordinaria ospitalità, evidenziando come la straordinarietà si basi sull’ordinarietà delle esperienze e delle persone. Gli alpini hanno sempre dimostrato il calore dell’accoglienza e del servizio a tutta la comunità.

Alla Baita Alpina abbiamo gustato una ottima cena a base di prodotti locali, come l’aglio di Resia e lo spezzatino di cervo.

 

Domenica 14: il Cardinale Zuppi è accolto dalla comunità resiana in festa, che lo ha accompagnato in corteo alla Pieve di S. Maria Assunta a Prato. Prima della celebrazione eucaristica, in Piazza del Tiglio, la sindaca lo ha salutato, insieme  a numerose altre autorità e il sindaco del Consiglio Comunale dei ragazzi, Giovanni Di Floriano, gli ha donato una croce pettorale in argento, riproduzione della croce bizantina della facciata del Duomo di Gemona.  Il benvenuto della sindaca  si è concluso con un discorso fortissimo, riportato integralmente sul sito. Sempre sul sito è possibile trovare il testo completo dell’omelia tenuta da Zuppi durante la solenne concelebrazione.  Al termine di questa, è stato ricordato l’operato del dottor Edgardo Monari, prima a Resia e poi in Africa, a Usokami. Il suo impegno è stato proseguito dalla Associazione Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere, come ha ricordato Carlo Soglia. Nella sua testimonianza, egli ha sottolineato, come i mesi di volontariato in Friuli lo hanno segnato al punto di fargli trasformare la solidarietà in un impegno di vita; una vita trascorsa in Africa, in missione, dove è ancora oggi. La giornata si è conclusa con una bellissima festa presso il Municipio, preparata sempre dai volontari del comune di Resia. Per concludere: una esplosione di emozioni  e di ricordi che si sono ripresentati reali. “Qui a Resia, come ha scritto uno dei volontari, ho sentito un calore corale assolutamente avvolgente”.

Qui l’omelia dell’arcivescovo durante la Messa

Qui il testo dell’intervento della sindaca di Resia, Anna Micelli

 

 

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