Dalla Terra Santa

Quel pellegrinaggio interrotto fra Acri e Gerusalemme

«Il secondo giorno, mentre si andava lungo una dolce campagna primaverile, il cielo ha cominciato a essere solcato da aerei militari»

La testimonianza di Monica D’Atti, membro della Confraternita di San Jacopo, in attesa del rientro in Italia

«Il cielo sopra Gerusalemme è pieno di cicogne. Da una settimana è stato dichiarato il coprifuoco. Ma loro a centinaia si stanno radunando per il viaggio riempiendo con i loro richiami l’aria silenziosa di questa città sospesa».

È la testimonianza della bolognese Monica D’Atti della Confraternita di San Jacopo, che da più di una settimana, con un’altra ventina di persone, si trova in Terra Santa dove era in programma un pellegrinaggio a piedi da Acri a Gerusalemme. Con loro anche monsignor Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca e Paolo Caucci rettore della Confraternita di San Jacopo.

«Le strade del mercato sono deserte – afferma Monica D’Atti – il Santo Sepolcro è chiuso. Noi pellegrini siamo arrivati domenica scorsa. Stavamo camminando in serenità. Il nostro andare prevedeva otto tappe a piedi da Acri a Gerusalemme passando per Tiberiade. Da tanto tempo ci stavamo organizzando con cura e speranza. Il secondo giorno, mentre si andava lungo una dolce campagna primaverile il cielo ha cominciato a essere solcato da aerei militari e dai paesi lontani, sulle colline, si sentivano le prime sirene. Siamo arrivati a Nazareth senza particolare apprensione. Purtroppo ci hanno detto che non potremo più camminare e siamo così dovuti riparare per Gerusalemme. Così domenica, invece di arrivare al monte Tabor dove fra Carlos ci attendeva per la celebrazione della Trasfigurazione, ci siamo ritrovati su un bus verso la Città Santa».

In città qualche sirena ogni tanto squarcia l’aria e si sentono colpi lontani che sembrano tuoni. Poi tornano a cantare gli uccelli e sembra di essere come in un giardino, qui sulla terrazza della nostra accoglienza in città.

«Quale contrasto con la guerra. Quale distanza – prosegue Monica D’Atti – tra questi uomini e ciò che Dio ha creato e i suoi figli che lo cercano. Due mondi netti e chiari vedo in questi giorni sotto il cielo di Gerusalemme. Forse questo è uno dei doni di questo pellegrinaggio interrotto, o forse deviato su altre strade».

Così il pellegrinaggio a piedi verso santuari fatti di pietra si è trasformato in un cammino tra le pietre vive di Gerusalemme. Ogni giorno c’è l’ occasione per incontrare persone e comunità che vivono a Gerusalemme. La città si apre al solitario gruppo di pellegrini offrendo loro un’esperienza unica, un cammino inatteso, come ricorda loro padre Francesco Ielpo, il custode di Terra Santa: «Dio passa attraverso gli imprevisti». Camminano comunque i pellegrini attendendo il volo di ritorno previsto il 12 marzo. Intanto accolgono il dono di Gerusalemme.

Luca Tentori

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