apertura del processo di canonizzazione di madre Orsola Donati e suor Teresa Veronesi

Le Budrie, santuario di Santa Clelia Barbieri
19-02-2000

La scuola di amore di Dio, di perfezione evangelica, di donazione ai fratelli, inaugurata nell’esiguo contesto della parrocchia delle Budrie dalla giovinezza ardente e intemerata di santa Clelia Barbieri, ha dato frutti saporosi e innumerevoli di santità.

Solo il Signore Gesù li conosce tutti: per la maggior parte essi sono celati ai nostri occhi dalla semplicità e dalla umiltà di vita di tante generazioni di Minime dell’Addolorata, che hanno silenziosamente arricchito di luce e di grazia molte comunità cristiane, specialmente in questa nostra terra emiliana.

Oggi però noi intendiamo rendere onore a tutta questa ammirevole fecondità spirituale, attirando l’attenzione della nostra Chiesa e della nostra gente sulle virtù di due discepole della grande Santa che amiamo: Madre Orsola Donati e Suor Teresa Veronesi.

Orsola Donati è colei che, ragazza appena ventenne, raccoglie, custodisce, precisa, sviluppa l’alto ideale di esistenza interamente consacrata proposto da Clelia, così che si può in lei riconoscere la “fondatrice istituzionale” della Congregazione nata e ispirata dalla singolare esperienza di fede, di contemplazione, di carità, della giovane Santa.

Per ben sessantacinque anni guidò come superiora generale la schiera delle sue sorelle; e non so se ci sia mai stato un caso paragonabile a questo nella storia degli Istituti di speciale consacrazione.

Teresa Veronesi prolunga – dell’esempio e del magistero di Clelia – l’aspetto apostolico e oblativo, di servizio ai fratelli, al loro vero bene, alla loro integrale formazione cristiana.

Bentivoglio, Cinquanta, la sua originaria parrocchia di San Ruffillo, hanno potuto conoscere e apprezzare le sue doti di educatrice. Ma soprattutto a Sant’Agata Bolognese la sua eccezionale personalità di donna, di religiosa esemplare, di insegnante, di illuminata maestra di vita, ha potuto dispiegarsi e fiorire in oltre quarant’anni indimenticabili: anni di testimonianza evangelica perfettamente coerente, di edificante impegno per il Regno di Dio, di intelligente e concreta attività che ben possiamo definire “pastorale”.

Molti sacerdoti – che ne hanno sperimentato la saggezza, la fortezza, l’amabilità soprannaturale durante gli anni della loro formazione – la rievocano ancora nei loro pensieri con ammirata riconoscenza. E tutto un popolo conserva viva la memoria di lei e continua a lodare il Padre del cielo per essere stato così a lungo gratificato dalla sua presenza e dalla sua opera.

Con gli atti previsti dalla legge canonica per l’introduzione delle cause di beatificazione noi abbiamo compiuto solo un passo iniziale di un cammino che noi auspichiamo serio, prudente, accurato; un cammino – questo è nei nostri voti – che ci porti a una felice conclusione.

Quello di oggi è stato un gesto di speranza. Ma, quali che siano gli esiti, questi procedimenti contribuiranno senza dubbio a tener desto nella nostra coscienza ecclesiale il ricordo di due nostre straordinarie sorelle, che hanno ancora tanto da insegnare alla comunità dei credenti del terzo millennio.

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