“Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici”. L’Avvento è qualcuno che ci visita, ci viene trovare. Già questo ci fa aspettare con gioia. L’attesa è come allenare il nostro cuore, affaticato se lo abbiamo lasciato da tanto tempo, se la rassegnazione lo ha spento o siamo attratti da mille affanni e non capiamo più l’importanza di Dio che viene a visitarci. Abbiamo bisogno di allenarci alla speranza, di imparare a volere bene, ascoltando la Parola, preparando la via al Signore, cioè la relazione con Lui e tra di noi. In questi giorni ho visto tanti frutti per i quali vale la pena prepararsi, allenarsi, perché l’attesa non è un tempo indefinito ma aprire gli occhi sul nostro futuro e riconoscendolo nel presente, in quei germogli di cui parla il Profeta. Quanti germogli di vita ho incontrato! Natale stesso è un germoglio e nella debolezza assoluta del Natale contempliamo la grandezza di Dio. L’Avvento risveglia la nostra speranza, che è inevitabilmente messa alla prova dalla delusione, intiepidita dal non saper attendere, dal nostro divenire scettici e diffidenti perché vogliamo vedere subito i frutti, non faticare, per cui non riusciamo a vedere l’oggi e non capiamo il domani che viene. La paura ci fa chiudere, risparmiare, calcolare; ci rende ripetitivi e possessivi, oscura la bellezza che pure abbiamo dentro e che non sappiamo vedere in noi, non sappiamo riconoscere. Noi vorremmo subito la pienezza senza affidarci e senza cercare.
Cerchiamo una risposta definitiva mentre l’attesa accompagnerà sempre la nostra vita, come fa Dio che accompagna la sua verso di noi. Abbiamo bisogno dell’Avvento per non cedere alle difficoltà, per non abituarci alla sofferenza di tanti attorno a noi e, specialmente, per comprendere di nuovo quello che facciamo. È attraverso il buio che si scorge la luce e noi dobbiamo sempre credere a questa affrontando il buio, affidandoci finché non sarà piena nell’amore di Dio. Quando siamo presi dalla fretta, tanto che attendere ci sembra una perdita di tempo, assecondando così un cuore compulsivo e consumista e che pensa di star bene perché possiede, finiamo per essere vinti dall’insofferenza, dal nervosismo, a volte dalla violenza gratuita, “che generano insoddisfazione e chiusura”. Il Signore viene e verrà, è venuto e verrà di nuovo, è con noi e avanti a noi, ci ha aperto il limite della vita per aprirci la via per il cielo, ci dona la vita oggi e la vita del mondo che verrà.
Giovanni Battista ci sveglia dal sonno di credere che c’è sempre tempo, dalla rassegnazione che ci fa giudicare tutto inutile, dalla tentazione di volere una risposta risolutiva per sempre. Giovanni Battista, che è l’avvento, l’attesa, invita a preparare quando ancora c’è il deserto e ci aiuta a riconoscerlo presente, sapendo che aspettiamo la comunione piena con Dio, la partecipazione piena del suo amore infinito che contempliamo in quello finito. È e sarà vera vita tutta piena di Lui. Questo ci rende felici a Natale, come quando gli occhi si aprono e vediamo la bellezza e la grandezza della vita anche e, soprattutto, nella debolezza. E certo non è una condanna! Giovanni Battista sconfigge l’impotenza ma anche la presunzione di non dover fare nulla, di essere a posto senza amare, perché figli di Abramo. Nel germoglio, nell’umile inizio che è preparare una strada ci prepariamo noi ad una felicità piena, così diversa dalla soddisfazione del consumare e del possedere, cose sempre passeggere, e che chiedono tanto “in una spirale di avidità in cui l’animo umano non è mai sazio, ma sempre più vuoto”.
Abbiamo bisogno di una felicità vera da poter dire già ora: “Sono amato, dunque esisto; ed esisterò per sempre nell’Amore che non delude e dal quale niente e nessuno potrà mai separarmi”. Giovanni Battista lo chiede a tutti. A chi pensa di essere grande senza cambiare, a chi giudica senza amare, a chi ha ridotto Dio a un’identità vuota e ipocrita, a chi non si converte e così resta solo. Grande è colui che fa cose piccole, che si converte verso l’amore che viene, chi cerca quello che è invisibile agli occhi ma che è essenziale nella vita.
Quante emozioni in questi giorni! Abbiamo preparato la via al Signore, abbiamo visto tanti germogli che ci rivelano quello che sarà. È la speranza, sono i segni che Dio ci mostra, ci vuole mostrare qualcosa del suo amore! Vedere i segni della sua presenza ci aiuta a vedere il mondo di sempre con occhi diversi e ci fa capire che tutta la nostra vita è un avvento, l’attesa di trovare la risposta. I germogli ci aiutano a vedere Gesù presente, anche quando intorno è difficile, quando non abbiamo sostegno e il presente diventa faticoso. Ne abbiamo bisogno perché in questo mondo che appare quasi perfetto a volte accadono cose sconvolgenti, o nella natura o nella società, “per cui noi pensiamo che Dio si sia come ritirato, ci abbia, per così dire, abbandonati a noi stessi”. Ho sentito tanta speranza realizzarsi, e allo stesso tempo accendersi nel nostro cuore, per aiutarci a capire che siamo in un cammino che non delude, che si apre proprio se camminiamo. Il germoglio siamo ognuno di noi e lo sono le nostre comunità, aiutate dallo Spirito che permette al lupo di dimorare insieme all’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme.
Quando disarmiamo il nostro cuore tutto questo inizia. Quando ascoltiamo la Parola di Dio e ci convertiamo noi ci dirigiamo verso di Lui. A volte pensiamo che il Signore ci imponga degli obblighi, non ne capiamo il motivo e allora “perché rispettarli?”. Quando, invece, capiamo che viene chi ci ama, quando vediamo i germogli e si accende la speranza, quando capiamo che viene per la nostra gioia, che è luce e senso che ci fa camminare nella direzione del suo amore e non perderci per strade senza un significato, ecco allora sì che ci convertiamo. Certo oggi vediamo il lupo attaccare l’agnello, come la guerra, la violenza, l’odio, l’ignoranza, la vendetta, che appaiono tanto più forti della pace. Ma guardiamo bene: la perseveranza e la consolazione ci concedono di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, di accoglierci gli uni gli altri come anche Cristo accolse noi. E così, per la gloria di Dio, smettiamo di essere lupi voraci e impariamo a vivere con gli altri, a essere amici, a disarmare il nostro cuore. Ecco, c’è il deserto. Ma in questo possiamo preparare una via! Raddrizzate i suoi sentieri!
Non dire: “Abbiamo Abramo per padre, io sono a posto”, o “Se c’è il deserto non ci posso far nulla, cerco solo la colpa e il colpevole con i miei giudizi contro gli altri, contro qualcuno o contro il mondo!” Un mondo nuovo è possibile! Un tempo libero dalle guerre e dalla violenza, iniziando da me e da noi, un tempo nel quale regna Dio non il male. Lo attendiamo, mentre sembra prevalere sempre più il regno dei forti, il regno delle armi, il regno degli interessi dei potenti. Lo attendiamo e lo prepariamo in città che sono deserte di vita e di amore ma piene di solitudine. Ecco, nelle nostre città in tanti luoghi il germoglio è fiorito, così come in tante parti del mondo. Sì, abbiamo visto vie raddrizzarsi e il Signore camminare insieme a noi. Abbiamo visto i segni, e abbiamo gioito assieme ai tanti che sono stati sottratti alla violenza e al male.
Vieni Signore Gesù, sei venuto nel mio cuore e vieni a visitare dall’alto la nostra vita. Insegnami a non avere paura di prenderti con me e di amare i miei fratelli, di preparare nel deserto una strada di riconciliazione e amore, cominciando dalla mia gentilezza, dal regalare qualcosa di mio ogni giorno a qualcuno.
