La Parola di Dio ci aiuta a sperare che la notte finisca e venga il giorno della salvezza e della pace. Tutti ne abbiamo bisogno in un mondo così segnato dalle tenebre, tanto che sembra si stia abituando a vivere senza luce! E le tenebre avvolgono i cuori, oltre che le Nazioni! Natale, però, non è la pausa di un’illusione che poi finisce, come quella del più grande illusionista, che è il benessere consumista, che fa credere di ottenere la felicità vivendo in un mondo a parte, protetti dai problemi e dalle difficoltà. Un mondo così, inconsapevole e presuntuoso, individualista e condannato al presente, pieno di paure, in realtà cerca luce vera, ha desiderio, spesso inconsapevolmente, di futuro, di salvezza. Non si può vivere senza speranza ma questa richiede responsabilità. Dobbiamo difenderla dalle delusioni, farla crescere. Il Natale non lascia le cose come stanno, ma ci richiede la cura di un bambino, insieme alla gioia di prenderlo con noi. Abbiamo ascoltato il Profeta che descrive le sentinelle che oggi alzano la voce, esultano, poiché vedono il ritorno del Signore. Questa è la speranza: iniziare a vivere oggi, quando ancora è buio e non c’è nessuno, come figli della luce perché sappiamo che il giorno sta per venire, lo abbiamo visto in quel bambino. Siamo oggi uomini del giorno. Il Verbo, mistero che è in principio, all’inizio di tutto – del creato e delle creature – si fa visibile, corpo, umanità, perché la nostra vita non finisca e perché impariamo a riconoscere in noi il pezzo di Dio invisibile che portiamo nel cuore, il soffio della vita stessa che è dentro la nostra povera umanità. Quando lo troviamo cambia tutto, perché sentiamo l’amore di Gesù. Tutti cerchiamo che la vita non finisca. La vita eterna la viviamo già sulla terra, accogliendo nel cuore questo Dio che nasce, facendolo nostro amandolo con fedeltà e pazienza, leggendo la sua Parola e mettendola in pratica, aiutandoci tra noi a farlo, e seminando la speranza con la nostra stessa vita. Natale, quindi, è vita vera, vita che ci fa entrare nella storia, che non è quella dei grandi avvenimenti – un censimento su tutta la terra – ma quella insignificante di due forestieri a Betlemme. Accogliere Gesù rende bella la nostra vita oggi, ci fa trovare quello che resta, ci dona tutto quello che nessuno potrà portarci via, che resiste al male, che crea legami veri. La vita eterna non è il nostro benessere o la penosa affermazione dell’io, accarezzato da tanto egocentrismo con i suoi riti e i suoi sacerdoti, che lo nutrono e se ne approfittano, che lo gonfiano e poi ne curano le malattie conseguenti. Gesù viene nel mondo perché il mondo e le persone trovino se stessi, non per imporre le sue regole, ma per farci trovare ciò che serve a noi e che, in realtà, cerchiamo: l’amore. Solo che noi lo cerchiamo con il narcisismo, con il possesso, mettendoci al centro, gonfiando l’ego, con i vari primatismi che seminano divisione e umiliano il prossimo. Natale non è un sentimento ma un incontro, una presenza che fa sentire l’amore vero e ci chiede di amare Lui. Natale è felicità vera, perché ci chiede di vivere per qualcuno e così provare felicità vera. È una felicità umana, non fuori dal mondo. Ci sono tante felicità fuori dal mondo, che ci portano fuori da noi e dal mondo, come le tante droghe e dipendenze. Noi non cerchiamo “un’allegria passeggera, una soddisfazione effimera che, una volta raggiunta, chiede ancora e sempre di più, in una spirale di avidità in cui l’animo umano non è mai sazio, ma sempre più vuoto”. Ha ragione Papa Francesco: «Abbiamo bisogno di una felicità che si compia definitivamente in quello che ci realizza, ovvero nell’amore, così da poter dire, già ora: “Sono amato, dunque esisto; ed esisterò per sempre nell’Amore che non delude e dal quale niente e nessuno potrà mai separarmi”». Ecco a Natale possiamo dire: “Credo e vedo la vita eterna!”. Questa è la speranza cristiana della nascita di Dio. I nostri occhi hanno visto non una speranza a tempo, caduca e quindi vana, ma un Dio che sceglie di non tornare indietro! Se troviamo quello che non finisce può anche finire la nostra vita, sappiamo che attraverserà la porta della sofferenza e della morte ma per una vita piena. «La speranza cristiana consiste proprio in questo: davanti alla morte, dove tutto sembra finire, si riceve la certezza che, grazie a Cristo, alla sua grazia che ci è stata comunicata nel Battesimo, “la vita non è tolta, ma trasformata”, per sempre. Nel Battesimo, infatti, sepolti insieme con Cristo, riceviamo in Lui risorto il dono di una vita nuova, che abbatte il muro della morte, facendo di essa un passaggio verso l’eternità».
C’è un problema. “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Come? Chi non lo accoglie? Non sono i peccatori, quelli a cui penseremmo subito e che accuseremmo. Anzi, loro, le prostitute, i pubblicani, i condannati, i perduti, quelli che hanno sbagliato, lo cercano, si aggrappano alla sua speranza perché ne hanno bisogno. Sono, anzi, indicati come esempio! Non lo accolgono i giusti, quelli che pensano di essere suoi per tradizione, che lo usano, se ne rivestono, cercano i primi posti come conferma di quello che sono ma non curano il cuore perché attenti alle apparenze, convinti che basti esibire queste per essere suoi, cristiani. Sono quelli che giudicano con malevolenza e ossessione perché si credono a posto, disprezzano, seminano divisione, arrivano a pensare che così difendono Dio, in realtà offendendolo perché Lui è amore e misericordia.
A chi lo accoglie il Verbo ha dato il potere di essere figli. Questo è il giudizio di Dio, quello di cui abbiamo bisogno perché altrimenti giudichiamo noi gli altri o ci giudichiamo da soli. Gesù chiede di non giudicare ma di amare sempre. Il giudizio è il suo, perché il giudizio è e sarà sull’amore e noi dobbiamo imparare ad amare. Quando capiamo il suo giudizio, cioè il suo amore che non ci condanna, cambiamo! Mette paura il giudizio? È amore (cfr. 1Gv 4,8.16), è e sarà sull’amore, “in special modo su quanto lo avremo o meno praticato nei riguardi dei più bisognosi, nei quali Cristo, il Giudice stesso, è presente” (cfr. Mt 25,31-46). Ci rende consapevoli per aiutarci ad amare, perché ci affidiamo senza paura, vincendo l’orgoglio e la paura, purificando il nostro cuore. Il suo giudizio è molto diverso da quello usato dagli ipocriti farisei, perché è “una relazione di verità con Dio-amore e con se stessi, all’interno del mistero insondabile della misericordia divina”, recita la Spes non Confundit. La condanna avviene quando ci pensiamo suoi senza amare, difendendoci dalla sua misericordia, per cui restiamo soli. Non è difficile farsi amare da Gesù, perché i peccatori e le prostitute lo accolgono e non lo allontanano.
Scrisse Bonhoeffer: “Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo, vi penetra dentro, sceglie una creatura umana come suo strumento e compie meraviglie lì dove uno meno se lo aspetta. Dove gli uomini dicono perduto, lì egli dice, trovato. Dove gli uomini dicono giudicato, lì egli dice salvato. Dove gli uomini dicono no, lì egli dice sì. Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosità il loro sguardo, lì egli posa il suo sguardo pieno di un amore ardente incompatibile. Dove gli uomini dicono spregevole, lì Dio esclama beato. Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci, dannato a noi stessi ed avanti a Dio, dove ci pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, proprio lì Dio ci è vicino come mai lo era stato prima, lì irrompe nella nostra vita e ci fa sentire il suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del suo amore, della vicinanza della sua grazia”.
Il Natale inizia oggi! Prego perché scegliamo di fare come Gesù, per essere il riflesso del suo Natale, conquistati da una pace disarmata e che disarma i cuori, le mani e le menti. E vivremo e comunicheremo una gioia, umana e divina, materiale e spirituale, comunione piena che nessuno può portarci via. Così la nostra fragile vita non finisce. Il Natale inizia oggi!
