Nella prossimità del Natale continuiamo a rivolgerci l’augurio che è proprio di questo tempo: Buon Natale! Non può restare tra le tante emozioni che sollecitano continuamente i nostri sentimenti che rimangono in superficie, non diventano scelte, consapevolezza, responsabilità. Natale è un Figlio, è storia, è la vita che cambia e il mondo che si riconcilia. Natale è la presenza di Gesù nella nostra vita. Natale ci apre gli occhi e quella luce la portiamo nel cuore e ci rende luminosi. Natale è inizio di una vita che ci è affidata, che è nostra di un Figlio che ci adotta e si fa adottare da noi. Tutti possiamo diventare figlie e figli di nostro figlio, se lo prendiamo con noi, con la tenerezza di una madre, con la custodia e la protezione di un padre. Con la bellezza di questa nostra madre che è la Chiesa, vera famiglia di Dio, da rispettare sempre e da amare. Inizia il Natale, di Gesù, che ci dona il potere di diventare figli di Dio.
Natale è sempre stella nella notte scura, luce oltre il buio, gioia oltre il dolore, ristoro oltre la fatica, speranza oltre lo sconforto e nelle avversità, disarmo oltre le spade, famiglia oltre la solitudine. Natale è l’eterno che entra nel tempo, lo spirituale che diventa persona e abita nei nostri cuori. È Dio con noi, visibile oltre l’ignoto. La nascita di un figlio non ci lascia uguali. Cambia tutto. Quando accolgo nella mia vita Colui che mi fa nascere alla vita scopriamo l’amore di Dio nella nostra miseria, altrimenti vediamo solo questa o penseremo di avere capito tutto ma, in realtà non abbiamo capito niente e abbiamo solo umiliato lo Spirito di Dio.
Oggi abbiamo la gioia di accogliere questa nostra sorella Sintya che inizia il cammino per essere figlia di Colui che nasce fra noi La speranza cristiana consiste proprio in questo: davanti alla morte, dove tutto sembra finire, si riceve la certezza che, grazie a Cristo, alla sua grazia che ci è stata comunicata nel Battesimo, “la vita non è tolta, ma trasformata”, per sempre. “Nel Battesimo, infatti, sepolti insieme con Cristo, riceviamo in Lui risorto il dono di una vita nuova, che abbatte il muro della morte, facendo di essa un passaggio verso l’eternità”.
Perché il Natale continui e sia davvero buono il Signore ci ha dato una famiglia. Noi siamo la famiglia di Gesù. Noi. Questo significa essere cristiani: vivere come familiari di Gesù, essere suoi. Questo si mostra con la vita, non si esibisce ma si deve vedere con la vita da cristiani. Altrimenti curiamo le apparenze e crediamo di essere a posto per l’esteriorità che, invece, è sempre pericolosa. Se viviamo questa casa come la nostra famiglia – non stanchiamoci di ricordarci che non siamo colleghi, ma fratelli, non siamo un’azienda, ma una famiglia, non siamo un club privato ma la casa del Signore fondata sulla roccia della Sua Parola, non siamo un consultorio o un gruppo di auto aiuto, ma ci aiutiamo molto di più perché l’altro è mio fratello o mia sorella – sapremo amare per davvero le nostre famiglie perché siano cristiane, luogo di amore interamente donato, libero dal possesso, nostro perché interamente condiviso. Così sapremo difendere la vita dalle tentazioni di quell’individualismo, che rovina i legami, fa credere che siamo liberi quando non ne abbiamo o come fossero limitanti. Limitante è l’individualismo! E viceversa.
Costruiamo questa casa e la nostra famiglia con la nostra santità, motivo anche per cercarla, ciò significa affidarci al suo amore e per questo mettere tutto il nostro. Abbiamo solo un vanto: essere amati e amarci. Siamo santi e amati, santi perché amati. Aiutiamoci a rivestirci di questi sentimenti che non sono affatto scontati: di tenerezza, in un mondo aggressivo, ruvido, che non si umilia nei gesti piccoli e concreti dell’amore; di bontà, che sembra mancanza di forza, mentre è il sentimento più forte di tutti e che diventa intelligenza; di umiltà, consapevoli di quello che siamo mettiamoci semplicemente a disposizione senza supponenza e senza cercare ricompense; di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Dio non ci ama perché perfetti, ma per quello che siamo e ci cambia proprio amandoci.
Questa casa, questa famiglia ha bisogno della nostra preghiera, del personale mettere in pratica la Parola. E chi vive per il Signore, e per i fratelli e le sorelle che lo seguono con noi e ci aiutano a camminare insieme, saprà vivere un legame più capace di amore e saprà dare un volto cristiano alle nostre famiglie, libere dai calcoli egoistici, dall’ingannevole tentazione di stare bene da soli, e sarà capace di trasmissione della fede vivendo da cristiano, che è il vero insegnamento cui tutti siamo tenuti. L’uomo non è un’isola. Il cristiano meno che mai! E il vero aiuto alle nostre famiglie è che questa casa sia una famiglia, imparando ad essere veri familiari, rivestendoci della carità, come scrive l’apostolo Paolo. Quando veniamo volentieri in Chiesa? Quando sappiamo che incontriamo persone che ci vogliono bene e a cui vogliamo bene, camminando insieme perché camminiamo dietro a Gesù e con Lui.
Il mondo ha bisogno della buona notizia del Vangelo, ma questa è una parola affettiva, umana. Che serve ridurre il Vangelo a delle regole se poi non le vivo o non ci aiutiamo a viverlo? La forza di Giuseppe è prendere con sé Maria e il bambino, come gli aveva detto l’Angelo. Perché prendersi cura degli altri è sempre la nostra salvezza, ci dice il senso vero della nostra vita. Prendiamo Gesù con noi. Sapremo vivere appieno solo se sappiamo guardare a quel bambino debole e prenderlo con noi. Solo allora sapremo accorgerci anche di tutti coloro che hanno bisogno. Prendendo con noi il bambino di Betlemme sapremo amare ogni piccolo che è nel bisogno.
Dio, che nella Santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché, riuniti insieme nella tua casa, possiamo godere la gioia senza fine. Amen
