Messa di Natale in carcere

Lo so, il Natale è motivo di sofferenza, per il ricordo delle famiglie, dei genitori, dei figli, di quanti sono in attesa di riabbracciarvi e che in questo momento pensano a voi. È un giorno che ci fa venire la nostalgia per il ricordo di quando eravate bambini. Gesù porta il regalo più importante: il suo amore. E questo ci apre il cuore e accende la speranza. La speranza richiede la pazienza. E voi lo sapete bene. Si può bruciare tutto per un istinto, ma si può ricostruire tutto con pazienza. La speranza è un filo che ci unisce al cielo, al futuro. “Egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia”. La misericordia chiede solo una cosa: il cuore. È amore, pagato a caro prezzo, perché scegliendo di venire tra noi ha scelto anche di morire. Perché chi nasce muore.

Lo ha fatto perché chi muore possa nascere, al cielo. Noi possiamo approfittare della misericordia. Ma ricordiamoci che è l’amore di un Padre che dà tutto per noi, che ci dà fiducia e vuole solo una cosa: che impariamo ad amare. Quanto abbiamo fatto soffrire chi ci amava e ci dava fiducia! Gesù invece di punirci ci dona misericordia, perché impariamo a volere bene a noi stessi e agli altri. Così anche Lui è contento, perché ci ama e vuole che siamo felici. A Natale ho tre Cattedrali! La stazione, perché Natale è per strada, perché Gesù nasce per strada, perché non c’era posto per loro nell’albergo! Poi la Cattedrale, nella bellezza della casa del Signore. E oggi qui, perché Gesù porta la misericordia.

Dove sta Betlemme? Qui, con noi, è nel cuore, è quando gli facciamo spazio. Gesù entra nella cella del nostro cuore, quella più difficile da aprire, per le paure, per la rassegnazione, l’orgoglio, le abitudini. Altri la chiudono e buttano la chiave. Gesù la chiave ce la ridona, per fare la cosa più importante: darci speranza, cambiarci, aprire la cella del nostro cuore, riparare le ferite provocate. I pastori sono proprio come noi, tutti noi: non capiscono molto di cose spirituali, sono persone pratiche. Però si mettono in cammino. Lui apre la cella più difficile da aprire, quella del cuore. Gesù viene dentro di noi e in mezzo a noi. L’amore non si vede, ma quando c’è cambia tutto.

E si vede se c’è come si vede se non c’è! Se uno ama gli altri sono gli stessi, ma li vede, li ascolta, comunica e parla a loro in modo diverso. Gesù ci dà fiducia non perché si illude o perché non sa chi siamo. Ci conosce, sa tutto! Gesù sa bene che l’uomo sa essere cattivo e che, a volte, diventa un lupo verso se stesso e verso gli altri. Ma viene perché sa che non siamo mai solo un lupo e la sua speranza è quella che il lupo impari a stare con l’agnello. Gesù viene perché sa che siamo tutti dei condannati, tutti peccatori, e tutti condannati a morte! E viene per dirci: sei salvo! Viene per essere il filo che ci unisce al futuro, all’àncora della speranza che ci aiuta ad affrontare le minacce della vita e del cuore. Non smette di volerci bene, come una madre che spera sempre che torniamo, che cambiamo, che smettiamo di fare il male, perché sa che non siamo il nostro sbaglio e vede in noi quel bambino che teneva in braccio.

“Nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto e la giustizia è sempre un processo di riparazione e di riconciliazione” ha detto Papa Leone XIV. Prendiamo sul serio un amore così. Gesù ci lo insegna anzitutto con la sua vita, non a parole, perché amare è donare, e solo così la vita non finisce perché solo così si è amati. Certo, a qualcuno voler bene sembra una debolezza e crede ancora che forte è chi si impone. Lo pensano in molti. Sbagliano. Forte è chi ama. Lo so che ci sono tanti problemi, anche importanti, che ci condizionano. Pensiamo al sovraffollamento, all’impegno ancora insufficiente per garantire programmi educativi stabili di recupero e con opportunità di lavoro. Iniziamo dentro di noi. Gesù è giusto e viene perché nessuno sia perduto, perché nessuno vada perduto. Non viene a condannare, ma a salvare.

Crede fermamente che l’uomo possa cambiare. Certo, non è facile cambiare perché, sia da dentro sia da fuori, ci sono tante spinte che invogliano a rimanere come si è. Questo Natale può essere per ciascuno di noi l’accensione di una speranza che risplende nel nostro cuore. La luce che illumina la notte, l’amore che ci consola, che ci consiglia, che ci disarma è Gesù. È un amore che nessuno può toglierci. Prendiamolo come abbiamo preso in braccio il bambino.

Ci aiuterà quando il buio torna, quando la rabbia e la disperazione entreranno nel nostro cuore. Gesù Bambino dice: io sono qui per voi, sono il Figlio di Dio, il nostro Padre vi ama, conosce il tuo cuore e mi ha mandato perché la speranza ti faccia affrontare i problemi e impari a rialzarti dalle cadute, a riparare il male fatto, ad aiutare gli altri. Questo sì che è Natale. C’è un Natale per ognuno di noi, perché nasce nel nostro cuore. Così sarà festa tutto l’anno! Sia così.

Bologna, cappella della Casa circondariale "Rocco D'Amato"
25/12/2025
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