Messa della II Domenica dopo Natale nel Monastero delle Ancelle Adoratrici

All’inizio dell’anno, meditando lo scorrere dei giorni e raggiunti da tante notizie di sofferenza e di guerra, ci fermiamo per comprendere con il Signore il nostro tempo. Ne abbiamo proprio bisogno. Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi. Ecco la grandezza del Vangelo che, nella tradizione liturgica del vecchio rito, era letto dal celebrante al termine della Santa Messa. Una delle conseguenze drammatiche del male è inchiodarci nella nostra fragilità, facendone una condanna, distruggendo le sicurezze e, quindi, facendoci sentire persi, impotenti, travolti da una forza che rivela la vanità della nostra esistenza.

Se cerchiamo la forza nel superuomo, nelle belle pietre, nell’esibizione di sé siamo fortemente esposti a questo. Il Vangelo ci offre la risposta alla domanda sul senso della nostra vita, il cui disegno facciamo fatica a comprendere perché non apriamo gli occhi del cuore e siamo confusi da tante certezze che ci blandiscono e ci fanno credere di essere i decisori di tutto. Non siamo un caso. Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità, predestinandoci a essere Suoi figli adottivi mediante Gesù Cristo. Siamo figli, e figli di un Dio che non resta lontano, imperscrutabile, che non osserva a distanza il nostro agitarci ma rivela i suoi sentimenti di amore fino alla fine per farci sentire amati – ed è questa la nostra salvezza – e perché anche noi impariamo ad amare.

Noi tutti sperimentiamo l’ombra della morte, a volte in maniera così incredibile, inaccettabile, dolore immenso che stordisce, come la morte di tanti ragazzi a Crans-Montana e fra loro di un giovane bolognese, Giovanni, che è cresciuto in mezzo a noi in questi anni. Le tenebre vogliono spegnere la luce, che è la vita, inghiottirla nel nulla. La luce lotta contro le tenebre e la lotta è solo quella dell’amore. Per i cristiani non ce ne sono altre.

La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta, perché Gesù nella terribile ora delle tenebre, l’impero del male della sua passione, non salva se stesso, sfugge alla tentazione di credere di salvarsi pensando solo a sé. Gesù non cede alla complicità con il male: fa riporre la spada nel fodero perché nessuno perisca di spada, chiede di amare e ama Lui per primo i nemici e perdona per non farsi attaccare sentimenti di odio e di vendetta dal divisore. La luce non risponde al male con il male, per cui non è più accettabile per un cristiano la logica dell’occhio per occhio, ma tutto è sempre da amare, con il potere che Gesù ci ha portato, se accogliamo Gesù.

Non c’è amore senza prenderlo con noi! Solo se accogliamo il Signore possiamo generare, come figli, questo amore nel mondo di oggi. Non è un obbligo, un’imposizione: dobbiamo aprirgli il cuore, imparare ad amare e a farci amare da Lui per essere figli della luce. E niente ci potrà separare da questa luce dell’amore, però dobbiamo accoglierla per diventare noi luce, portatori di amore, luminosi in tanta solitudine e sofferenza. La nostra epoca subisce tanto un’idea distorta della libertà, cioè quella di essere slegati per diventare se stessi. Si ha paura di legarsi, come se questo limitasse l’io, vera idolatria dei nostri giorni, mentre è esattamente il contrario. Ecco perché venne tra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto.

Quando confidiamo nell’affermazione di sé e nel possesso, e non nell’amore che è dono, finiamo prigionieri delle cose, confidiamo nella forza, quella stessa delle armi e delle violenze che uccidono e non, piuttosto, in quella faticosa dell’incontro e del dialogo. Non c’è via di mezzo. O si ama o si finisce complici del male. O si è luminosi o alla fine si aiutano le tenebre. Non lo accogliamo nelle tante resistenze all’amore, per cui facciamo vincere le paure e le presunzioni.

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. All’inizio dell’anno, e di questo anno dedicato alla Parola, ricominciamo proprio dal Verbo che continua a farsi carne. In Cattedrale sopra l’immagine del Bambino il Rettore ha posto proprio la Parola di Dio. Il Verbo si fa carne. La Parola chiede di entrare nella nostra vita, di orientare le nostre scelte, di non essere un riferimento distante, perché possa prendere carne con i nostri cuori. Il Verbo è la Parola, il logos è la ragione ultima d’essere della realtà. La mia esistenza – e tutta la situazione umana – ha una ragione, ha un significato in Dio. Diamogli noi carne con le nostre scelte e con la storia che viviamo, perché la Parola ci spiega e ci fa esistere. Se non la accogliamo come una parola di amore e non la viviamo com’è, il Vangelo ci sembra difficile, che chieda qualcosa di impossibile.

Ma la Parola, il Verbo, è accolta da chi è nelle tenebre, nella difficoltà, dai peccatori e dai pubblicani, mentre i giusti o quelli che credono di vedere la disprezzano. Il Vangelo non è per i perfetti, ma per i piccoli, per chi ama e si lascia amare. Così “vediamo” la Sua gloria! Nell’amore che finalmente riscalda tanti uomini e donne soli, nei nemici che si riconciliano, nella solitudine che è sconfitta, nella vita che è difesa e amata vediamo la Sua gloria, come di Unigenito dal Padre. Unigenito, ma non solo. Ci genera a figli perché ci vuole con Lui.

Questo è l’unico potere del cristiano: non la forza del mondo, ma essere figli di questo Dio di amore. Sì, il vero potere non è l’autosufficienza, il ruolo, la considerazione, il fare da sé o non dovere chiedere niente a nessuno, ma essere figli di Dio, amati da Lui. Disse Papa Francesco: “Cosa cerca, in effetti, il nostro cuore, se non una Verità che sia Amore? La cerca il bambino, con le sue domande, così disarmanti e stimolanti; la cerca il giovane, bisognoso di trovare il senso profondo della propria vita; la cercano l’uomo e la donna nella loro maturità, per guidare e sostenere l’impegno nella famiglia e nel lavoro; la cerca la persona anziana, per dare compimento all’esistenza terrena”.

Custodiamo questa speranza che è nata. Volere bene non è poco di fronte ad un mondo così duro, al male impietoso e terribile! La speranza viene dal Verbo che si fa carne perché il nostro corpo, la nostra carne, sia rivestita d’immortalità, ed è l’unica cosa che conta!  Amare il Signore ci apre al futuro e riempie di cuore il nostro presente.

O Signore Gesù, Verbo che si è fatto carne, che sei venuto ad abitare in mezzo a noi, donaci di aprire a te il nostro cuore, per accoglierti con gioia e generosità. Rendici assidui nell’ascolto della Tua Parola, fedeli e umili nel servizio perché tanti possano vedere la Tua gloria di amore pieno.

Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento, Bologna
04/01/2026
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